Domenica, 25 Luglio 2021
I primi riscontri

La variante Delta e la rispondenza clinica: che significa e cosa sappiamo sui ricoveri

Gli esperti concordano sul fatto che per cercare di arginarla è necessario tracciare, sequenziare e vaccinare. Nella maggior parte dei Paesi europei tutte le curve dell'incidenza dei contagi da coronavirus sono in discesa o si appiattiscono su livelli molto bassi, ad eccezione del Regno Unito. Ma cosa succede sul fronte dei ricoveri in ospedale?

La variante Delta, comparsa per la prima volta in India nell'ottobre 2020 e più contagiosa e virulenta, continua a diffondersi in diversi Paesi e a fare paura. In un parere aggiornato sul rischio varianti, sulla base delle prove scientifiche disponibili, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha ricordato che questa mutazione è più trasmissibile di altre varianti circolanti e ha stimato che entro la fine di agosto rappresenterà il 90% di tutti i virus Sars-CoV-2 in circolazione nell'Unione europea. Gli esperti concordano sul fatto che, per cercare di arginarla, è necessario tracciare, sequenziare e vaccinare. Spesso, però, questa variante che accumula mutazioni con facilità sfugge al monitoraggio e ad alcuni test di screening. Per questo si stanno mettendo a punto tecnologie più efficienti e meno costose per ottenere le sequenze genetiche del virus.

Diamo un'occhiata ai numeri. La diffusione della mutazione del coronavirus preoccupa nel Vecchio Continente,  anche se nella maggior parte dei Paesi europei tutte le curve dell'incidenza dei contagi da coronavirus sono in discesa o si appiattiscono su livelli molto bassi. In Italia, ad esempio, la discesa dei casi è ormai costante da diverse settimane. Il tasso di positività si è stabilizzato intorno allo 0,5%, con l'incidenza scesa a circa sedici casi per centomila abitanti. Ma ci sono delle eccezioni, a partire dal Regno Unito, che nelle ultime settimane ha visto un notevole aumento dei casi proprio a causa della variante Delta. Il Regno Unito ha infatti raggiunto un nuovo picco di casi covid, con una quota giornaliera, il 23 giugno, di test positivi pari a 16.135, il numero più alto dal 2 febbraio.

variante delta contagi regno unito-2

La variante Delta fa aumentare i ricoveri?

Ma cosa succede sul fronte dei ricoveri in ospedale con la variante Delta? È ancora presto per tracciare un bilancio, ma i primi dati del governo britannico confermano un incremento più contenuto del totale dei ricoveri ospedalieri (ora pari a 1.508) grazie soprattutto all'efficacia della campagna vaccinale, e addirittura un calo dei morti, dai 27 di martedì ai 19 di ieri. Anche se questa variante è più contagiosa e aggressiva, questo per il momento non ha pesato sulle strutture sanitarie con un aumento dei ricoverati. Negli ultimi mesi l'occupazione delle terapie intensive è crollata anche in Francia, Germania e Spagna: un dato reso possibile soprattutto dalle campagne di vaccinazione.

Come mostra il grafico postato su Twitter da Oliver Johnson, professore di matematica e direttore dell'Istituto di Scienze statistiche all'università di Bristol, nelle ultime 24 ore gli ingressi di pazienti negli ospedali del Regno Unito, sono stati "soltanto" 181. La crescita delle ospedalizzazioni, malgrado il nuovo picco di contagi da variante Delta, rallenta. Le ospedalizzazioni erano state 202, 185 e 178 nei giorni precedenti.

variante delta ricoveri ospedale-2

E in Italia? "Preoccupiamoci il giusto senza eccedere - ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri - considerando che, se si guardano i grafici, a fronte di un certo numero di infezioni non vi è un numero di ricoveri come era 3-4 mesi fa. Più gente si vaccina, meno è probabile che l'impatto delle varianti possa provocare danni severi". In effetti nel nostro Paese i ricoveri sono ampiamente sotto la soglia di rischio in tutte le regioni, sia nelle terapie intensive sia nei reparti ordinari. Stando all'ultimo bollettino del ministero della Salute, attualmente i ricoverati nei reparti ordinari sono 2.140, quelli in terapia intensiva 344.

Secondo il monitoraggio dell'Agenas (l'Agenzia nazionale servizi sanitari regionali), l'occupazione dei posti letto da parte di malati covid è calata al 4% sia in terapia intensiva che nei reparti di area non critica di malattie infettive, medicina generale e pneumologia, quindi ben al di sotto delle soglie di allerta che sono rispettivamente del 30% e 40%. Si tratta dal numero più basso dall'inizio del monitoraggio, ovvero dal novembre 2020. In quattro regioni (Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Valle d'Aosta) non c'è nessun malato di covid ricoverato in terapia intensiva, mentre la Toscana è quella con il dato più alto di occupazione in rianimazione (8%).

ricoveri covid italia-2

Parlando dei cinque casi di variante Delta individuati nella sua regione, stamattina il governatore della Liguria Giovanni Toti ha detto che negli ospedali liguri "non c'è una rispondenza clinica alle varianti. Dai reparti covid mi dicono che la cura è identica e normalmente i vaccini le coprono". "Inglese, australiana, indiana: abbiamo dichiarato più o meno - ha aggiunto - una variante alla settimana. Le varianti ci sono. Anche in Liguria ci sono stati cinque casi di variante Delta, ma è ancora abbastanza poco circolante". Insomma: anche in Italia i ricoverati non aumentano, ma nel nostro Paese si sta facendo ancora troppo poco per arginare la variante Delta e non abbiamo dati sufficienti sul sequenziamento dei ceppi virali in circolazione. Non stiamo facendo abbastanza per contenerla innanzitutto perché ad oggi non si sa quale sia la diffusione reale del ceppo B.1.617.2 nel nostro Paese.

L'ultima indagine dell'Istituto superiore di sanità sulla "prevalenza e distribuzione delle varianti del virus SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica" stima la diffusione del ceppo indiano all'1% in media nelle regioni italiane. Questa mappatura, però, ha preso in considerazione i campioni Covid-19 positivi notificati il 18 maggio 2021, più di un mese fa. Un'accelerazione nel sequenziamento con dati più aggiornati è cruciale. Il ministero della Salute cerca di correre ai ripari, annunciando una nuova analisi rapida sulla diffusione delle "varianti Voc" (variant of concern, varianti che destano preoccupazione), come abbiamo spiegato qui.

"In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante delta in Italia - ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e notevolmente eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato adeguatamente ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano; infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito, nonostante sia più avanti sul fronte delle coperture vaccinali: in Italia infatti poco più di una persona su quattro ha una copertura adeguata, avendo completato il ciclo vaccinale (27,6% rispetto al 46% del Regno Unito), mentre il 26,5% della popolazione ha ricevuto solo una dose (rispetto al 17% del Regno Unito) e il 46% è totalmente privo di copertura (rispetto al 37% del Regno Unito), percentuali preoccupanti considerando la minore efficacia di una sola dose di vaccino nei confronti di questa variante".

I dati al momento dimostrano una bassa circolazione del virus e un impatto ospedaliero minimo, ma la variante Delta più contagiosa va monitorata con attenzione, anche per non ritrovarsi impreparati dopo l'estate. Per cercare di arginarla occorre potenziare sequenziamento e contact tracing, attuare le strategie di screening per chi arriva dall'estero, accelerare la somministrazione della seconda dose negli over 60 e nei fragili. Cosa fare è chiaro, va soltanto messo in pratica.

Cosa non stiamo facendo (e forse faremo in ritardo) contro la variante Delta

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