Domenica, 28 Febbraio 2021
Facciamo il punto

Variante inglese: sintomi, letalità, efficacia dei vaccini e cosa possiamo fare per evitare il contagio

La mutazione identificata con la sigla B.1.1.7 spaventa soprattutto per la sua maggiore trasmissibilità. I dati sull'aumento del rischio di ospedalizzazione e morte sono ancora preliminari e da confermare

Foto di archivio Ansa

Le varianti che si stanno diffondendo anche nel nostro Paese potrebbero costringere il nuovo governo a cambiare la strategia messa in campo per contenere il virus: per ora si parla di restrizioni mirate con l'istituzione di zone rosse a livello locale per impedire o rallentare la diffusione dei contagi. La strategia del governo Draghi per ora non comprende l'ipotesi di un lockdown totale, ma ci sono alcuni indizi che fanno pensare a un rischio imminente.

Nel caso della variante inglese, a mettere in allarme gli esperti è soprattutto l'elevata contagiosità del ceppo che si è originato a settembre nel Kent e che nel giro di pochi mesi è diventato dominante nel Regno Unito facendo esplodere i contagi e le vittime. Secondo virologi ed epidemiologi questa variante ha un tasso di contagiosità più elevato, ma non è ancora chiaro con esattezza se sia causa di una letalità maggiore. I vaccini ad oggi in commercio hanno dimostrato una buona efficacia contro la variante inglese, mentre alcuni test condotti su alcuni campioni hanno mostrato una mutazione (chiamata "E484k") già osservata nelle varianti che hanno avuto origine in Brasile e Sudafrica. Per ora si tratta di pochi casi, ma la circostanza è preoccupante. I ceppi isolati in Sudafrica e in Brasile si sono dimostrati più abili nell'eludere gli anticorpi e dunque potrebbero inficiare anche l'efficacia dei vaccini.

Sintomi e mutazioni del virus: cosa sappiamo finora sulla variante inglese

Ma andiamo con ordine. Al momento, ricorda l'Istituto superiore di sanità, sono tre le varianti che vengono attentamente monitorate e che prendono il nome dal luogo dove sono state osservate per la prima volta. In tutti e tre i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina "spike", che è quella con cui il virus "si attacca" alla cellula. Oltre a quella inglese ci sono anche la brasiliana e la sudafricana. La comparsa di varianti del patogeno responsabile della pandemia di Covid-19 non è inattesa. I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma.

Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall'inizio della pandemia e oggi gli studiosi hanno scoperto una nuova variante - ribattezzata B1525 - trovata in dieci Paesi tra cui il Regno Unito dove sono stati rilevati 33 casi. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo, qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia, o la possibilità di aggirare l'immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione. In questi casi diventano motivo di preoccupazione e devono essere monitorate con attenzione.

La variante inglese è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020. È monitorata perché ha una trasmissibilità più elevata ed è stata ipotizzata anche una maggiore patogenicità, ma al momento non sono emerse evidenze di un effetto negativo sull'efficacia dei vaccini. Fino a questo momento, spiega ancora l'Iss, non sembra causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età. La malattia si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi di tutte le altre varianti del virus. In termini di trasmissibilità la variante inglese manifesta un aumento per tutte le fasce di età, compresi i bambini.

I primi dati sulla letalità della variante inglese

La variante inglese di Sars-CoV-2, identificata con la sigla B.1.1.7, è "più contagiosa dal 30% al 50%" rispetto agli altri ceppi in circolazione ed è associata "ad un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte", secondo le conclusioni preliminari a cui è arrivato il New and emerging respiratory virus threats advisory group (Nevrtag), cioè la controparte britannica del nostro Comitato tecnico scientifico. Il team di esperti, che assiste Downing Street nella gestione della pandemia, ha analizzato dodici studi indipendenti condotti nel Regno Unito sulla variante inglese e ha fornito il suo primo responso. Solo nelle prossime settimane, però, in concomitanza "con un ulteriore consolidamento dei dati", potranno essere elaborate delle analisi definitive.

La variante inglese spaventa soprattutto per la sua maggiore trasmissibilità. Quanto ai dati preliminari che indicherebbero anche una maggiore letalità, il virologo Andrea Crisanti è cauto: "Sulla letalità c'è ancora un dibattito, perché è molto difficile discriminare l'effetto sulla saturazione del sistema sanitario. Quando ci sono molti casi, chiaramente le persone vengono anche curate meno bene, quindi è molto difficile districare questo fattore confondente", ha detto il professore dell'università di Padova.

Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova, ha spiegato che "i nuovi dati provenienti dal Regno Unito indicano che la variante inglese è non solo più trasmissibile ma anche più letale. Il rischio potrebbe essere tra il 40% e il 60% in più. La buona notizia è che i vaccini funzionano anche contro questa variante e quindi le nostre Rsa e i nostri ospedali sono protetti". E ha esortato dunque "ad accelerare con le vaccinazioni dei soggetti fragili e mantenere bassa la circolazione del virus. Non è il caso quindi di proporre aperture e forse andrebbero rivisti alcuni parametri (in senso restrittivo) per decidere come regolarsi nelle varie regioni". Ma a prescindere da quello che farà il nuovo governo, l'immunologa spiega che quello che possiamo fare noi per evitare il contagio è:

  • vaccinarci quando chiamati;
  • usare mascherine FFP2 negli ambienti chiusi, inclusi negozi e scuole (per strada bastano quelle chirurgiche o anche di stoffa);
  • non organizzare ritrovi in casa con amici o parenti;
  • andare al ristorante solo con i propri conviventi;
  • evitare sempre di incontrare persone fragili senza le dovute precauzioni (anche i nonni!).

varianti coronavirus-2

Le varianti del Sars-CoV-2 finora conosciute. Fonte foto DailyMail

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