Venerdì, 7 Maggio 2021
Il ceppo più contagioso

Più veloce e forse più pericolosa: l'identikit della variante inglese

Secondo l'Istituto superiore di sanità, il ceppo britannico del virus Sars-CoV-2 in Italia ha una trasmissibilità superiore del 37% rispetto alle altre varianti 

Foto di repertorio Ansa

Mentre l'Italia (e non solo) si trova ad affrontare la coda della seconda ondata della pandemia di coronavirus, a preoccupare esperti ed autorità sanitarie sono le cosiddette varianti, ossia ceppi del virus hanno subìto delle mutazioni che, in alcuni casi, lo hanno reso più pericoloso. È il caso della variante inglese, il ceppo britannico che è riuscito a diffondersi molto rapidamente a causa della sua maggiore trasmissibilità. Ma quanto è più contagiosa questa variante rispetto alle altre?

Variante inglese, l'Iss: ''Più contagiosa del 37%''

A dare una risposta ''quantitativa'' sulla contagiosa della variante scoperta nel Regno Unito è stato l'Istituto superiore di sanità (Iss), nelle faq disponibili sul sito web: "In Italia si è stimato che la cosiddetta variante inglese del virus Sars-CoV-2 ha una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica (tra il 18% e il 60%). La stima è stata ottenuta da uno studio di Iss, ministero della Salute, Fondazione Bruno Kessler, Regioni/Province autonome".

"Questi valori - sottolinea l'Iss - sono in linea con quelli riportati in altri Paesi, anche se leggermente più bassi". La stima "induce a considerare l'opportunità di più stringenti misure di controllo che possono andare dal contenimento di focolai nascenti alla mitigazione". "La stima della trasmissibilità relativa" del mutante Gb "è stata effettuata tramite un modello matematico basato sui dati di due 'flash survey' condotte nelle scorse settimane sulla prevalenza della variante inglese - precisa l'Iss - insieme a quelli dei ricoveri di 10 regioni. Le stime sono state fatte utilizzando diversi metodi matematici che hanno dato risultati consistenti tra loro".

Varianti coronavirus, Pfizer pensa alla terza dose

L'americana Pfizer e la tedesca BioNTech annunciano l'avvio di uno studio sulla sicurezza e l'immunogenicità di una terza dose del loro vaccino anti-Covid, per valutare l'efficacia di un richiamo contro l'infezione causata da varianti di Sars-CoV-2 già circolanti o che potrebbero emergere in futuro. Ai partecipanti del trial di fase 1 condotto sul vaccino Pfizer-BioNTech negli Usa verrà offerta la possibilità di ricevere una terza dose di 30 microgrammi, da 6 a 12 mesi dopo aver completato le prime due somministrazioni.

Inoltre, Pfizer e BioNTech informano che sono in corso interlocuzioni con le autorità regolatorie internazionali, comprese la Fda statunitense e l'Ema europea, in merito a un nuovo studio clinico. Obiettivo: la valutazione, per l'eventuale registrazione, di un vaccino specifico contro la variante sudafricana del coronavirus.

"Anche se non abbiamo alcuna prova che le varianti circolanti" di Sars-CoV-2 "comportino una perdita della protezione fornita dal nostro vaccino - afferma Albert Bourla, presidente e Ceo di Pfizer - stiamo adottando più misure per agire con decisione ed essere pronti nel caso in cui un ceppo diventi resistente al vaccino. Questo studio di richiamo", che valuterà fino a 144 partecipanti al trial di fase 1 in due coorti di età, 18-55 e 65-85 anni, "è fondamentale per comprendere la sicurezza e l'immunogenicità di una terza dose contro i ceppi circolanti. Allo stesso tempo, stiamo facendo opportuni investimenti e dialoghiamo con le autorità regolatorie per prepararci eventualmente a sviluppare un vaccino a mRna aggiornato o di richiamo, se necessario, e richiederne l'autorizzazione".

"La nostra strategia proattiva di sviluppo clinico mira a creare oggi le basi che ci permetteranno di affrontare le sfide di domani - dichiara Ugur Sahin, Ceo e co-fondatore di BioNTech - Vogliamo essere preparati per diversi scenari. Pertanto valuteremo un richiamo" successivo alle due dosi dell'attuale vaccino, "e ci prepareremo per un potenziale rapido adattamento del prodotto in modo da affrontare nuove varianti che potrebbero sfuggire all'attuale versione del nostro vaccino. La flessibilità della nostra piattaforma brevettata di vaccini a mRna ci consente tecnicamente di sviluppare vaccini di richiamo in poche settimane, se occorre. Questo percorso normativo è già stabilito per altre malattie infettive come l'influenza. Adottiamo queste misure per garantire un'immunità a lungo termine contro il coronavirus e le sue varianti".

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