Venerdì, 26 Febbraio 2021

La variante inglese del coronavirus ci porterà al lockdown dopo Natale?

La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa smentisce l'ipotesi di nuove restrizioni per arginare un'eventuale impennata dei contagi. Come stanno le cose? Secondo molti scienziati è ancora troppo presto per fasciarci la testa. E in mancanza di certezze non ha senso cedere al panico

Foto di repertorio

E ora che succede? La nuova variante del coronavirus scoperta nel sud est del Regno Unito mette in discussione le poche certezze che avevamo. E ci costringe già a studiare possibili contromosse, anche se come al solito è inutile - almeno per adesso - farsi prendere dal panico. La mutazione N501Y conta già due positivi a Roma in Italia e secondo la Gran Bretagna potrebbe essere più contagiosa anche se è presto per dire se possa e quanto possa indicidere sull’indice di contagio e dunque sulle nostre strategie di contenimento. Oltre che in Italia, la stessa sequenza è stata inoltre rintracciata anche in Olanda, Danimarca, Australia e forse Sudafrica. Va detto anche che la variante si è diffusa in Inghilterra già a partire da settembre e dunque potrebbe essere già tardi perché una misura come quella del blocco degli ingressi dall’Uk possa rivelarsi efficace. Che cosa dobbiamo aspettarci? E quanto è giusto essere preoccupati?  E soprattutto: se questa variante dovesse affermarsi anche in Italia saremo costretti a mettere in campo misure ancora più severe? Andiamo con ordine. 

In un post su facbook, il ministro Speranza ha fatto sapere che "la variante del Covid, da poco scoperta a Londra, è preoccupante e dovrà essere approfondita dai nostri scienziati."  "È indispensabile il massimo coordinamento europeo sulle misure relative alla Gran Bretagna. Solo decisioni uniformi e condivise possono aiutarci a gestire al meglio la situazione fuori dall'emergenza di queste prime ore", ha aggiunto "Sono le prime ore di approfondimento ma da quello che sappiamo si tratta di una variante del virus più veloce nel propagarsi, non sembra fare maggiori danni sull'individuo ma si propaga più velocemente e questo vuol dire più contagi ed è un problema". Ma è ancora presto per fasciarsi la testa.

Secondo Chris WhittyChief Medical Officers del governo britannico, la nuova variante potrebbe essere fino al 70% più contagiosa. Muge Cevik, membro del "New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group" (un organo consultivo) ha spiegato che con la mutazione N501Y il virus è diventato "potenzialmente più trasmissibile ma non sappiamo quanto e non possiamo saperlo con assoluta certezza". Anche per Stuart Neil, professore di virologia al King's College di Londra, i dati accumulati finora sono coerenti con l'ipotesi che la nuova variante sia più contagiosa, ma mancano le conferme dalle analisi di laboratorio. Insomma, gli esperti sono preoccupati, ma si dicono concordi sul fatto che prima di fasciarci la testa c'è bisogno di ulteriori studi.

Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della Salute, è però abbastanza pessimista. "Ora serve il lockdown" in Italia, dice in un'intervista al "Messaggero". "O comunque misure molto severe. La nuova variante di Sars-CoV-2 non è più letale, ma circola con una velocità più alta anche del 70-80 per cento. Dai primi dati inglesi sappiamo che ha tre mutazioni che sono state trasmesse di penetrare meglio nella mucosa nasale. Sono vicine alla proteina spike, ma non sembrano alterare la capacità protettiva del vaccino". 

Il governo dice no all'ipotesi di un lockdown dopo Natale

Ma benché autorevole, quella di Ricciardi è finora una voce isolata. "In questo momento tra di noi non sta circolando l'idea che si vada a nuove restrizioni. Perché dovrebbero esserci?" dice a 24Mattino, su Radio 24, la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa. "C'è un forte appello a tutti coloro che hanno circolato negli ultimi 15 giorni in Inghilterra, o ci hanno soggiornato e sono arrivati in questo periodo, perché denuncino la propria presenza e il proprio arrivo alle Asl e facciano subito un tampone anche se lo hanno fatto in Inghilterra prima di arrivare. Le tracce possono essere rilevate dal tampone e va fatto. Chi non lo fa - sottolinea - viola una disposizione stringente, perché il ministro ha firmato ieri l'ordinanza". "Naturalmente - spiega Zampa - se ci fossero riprese di contagio costringerebbero noi Paese ad altre ulteriori misure restrittive. Come ormai è noto, ed anche evidente, solo l'isolamento permette di contrastare la diffusione del virus, ma ora non facciamoci prendere dal panico in modo scomposto: gli scienziati dicono che la variante non è più pericolosa dell'altra, va più veloce e a maggior ragione i cittadini rispettino le regole che conosciamo". Insomma, per ora il governo è fiducioso che nonostante tutto, il sistema a fasce possa accompagnarci anche nei prossimi mesi. E tutto sommato, è vero che - stando almeno alla maggior parte degli scienziati - che per adesso non è il caso di farsi prendere dal panico. 

La nuova variante del virus: per ora non ci sono certezze

"Il fiorire di notizie sensazionalistiche ogniqualvolta una 'nuova' variante genetica di SARS-CoV-2 viene descritta non è certo una novità:" spiegano da "Pop medicine", autorevole pagina di divulgazione scientifica su facebook. "In tutto ciò - si legge nel post - le mutazioni vengono quasi inevitabilmente presentate come qualcosa di strano, di quasi innaturale ed intrinsecamente pericoloso, e ci si dimentica che il genoma virale muta, che continuerà a mutare e che non c’è proprio nulla di strano ed inatteso nell'osservare nuove varianti emergere nel tempo. Chiunque abbia una minima conoscenza di genetica o biologia molecolare sa bene che le mutazioni rappresentano il principale motore dell’evoluzione di tutti gli organismi viventi e che senza di esse non vi sarebbe possibilità di adattamento. Allo stesso tempo, deve essere chiaro che la stragrande maggioranza delle mutazioni genetiche (che, è bene ricordarlo, sono sempre il prodotto di un processo casuale) sono deleterie o neutrali, e che solo una piccolissima frazione di esse possono (potenzialmente) portare ad un vantaggio evolutivo, determinando dunque un incremento di fitness. Ciò che non è affatto casuale è invece la loro eventuale selezione, che ne garantisce il mantenimento e a volte l’aumento di frequenza nella popolazione". 

Ma insomma, come stanno le cose nel caso dell'ormai famosa variante inglese?  "Questa variante è certamente 'curiosa' - si legge nel post -, in quanto presenta molteplici mutazioni a carico de gene S, che codifica la proteina Spike ed è quello che in ogni caso che è caratterizzato da un tasso di evoluzione molecolare maggiore tra tutti i geni di SARS-CoV-2. Nel dettaglio si tratta (rispetto a Wuhan-01) di: N501Y, A570D, D614G, P681H, T716I, S982A, D1118H, oltre alla presenza di due delezioni, ovvero quelle a carico delle posizioni 69-70 e 145. Quella attorno a cui ruota tutto per quanto riguarda un eventuale effetto funzionale è la N501Y, in quanto è l’unica coinvolta direttamente nell'interfaccia di legame con il recettore ACE2, fermo restando che tutte le altre, in combinazione tra loro, potrebbero avere un effetto significativo sulla struttura 3D della proteina, influenzandone altri aspetti. Tutte le mutazioni sono evidenziate nella struttura mostrata nella figura sotto (tratta da GISAID): N501Y in arancio, le mutazioni non-sinonime in blu, le delezioni in azzurro; ACE2 è mostrata in verde). Varrebbe la pena di analizzarle una ad una, ma lascio questo approfondimento ad un’appendice in fondo al testo, per non spezzare troppo il discorso. Basti per ora sapere che nessuna di queste mutazioni (ad eccezione di S982A) è propriamente “nuova”, visto che la maggior parte di esse erano già emerse indipendentemente in svariati paesi nei mesi scorsi senza portare a esplosioni di contagi, finendo per portare anzi in molti casi a dei binari morti evolutivi". 

I motivi di preoccupazione non sono comunque del tutto infondati, ma come sempre le cose sono più complesse di come sembrano (o di come vengono raccontate). "In primis, si è osservata una forte e relativamente rapida espansione di questo lineage evolutivo a discapito di altri nel sud dell’Inghilterra, ed in particolare a Londra, tanto che le autorità hanno fatto sapere che oltre il 60% dei casi identificati negli ultimi giorni corrisponda a questo genotipo. Non ho dubbi - spiegano da Pop Medicine - che le autorità inglesi abbiano dati più dettagliati rispetto a quelli reperibili da GISAID, ma va detto chiaramente che questa, pur in espansione, continua ad essere una variante minoritaria in Inghilterra, rappresentando 'solo' il 28% dei genomi sequenziati a dicembre. Ci tengo quindi a precisare che l’attuale ri-esplosione dei casi nel paese NON può essere ricondotta solo ed esclusivamente all'emergenza di questa variante, e che il transitorio calo dei contagi visto il mese scorso era avvenuto in una situazione in cui la nuova variante circolava già a livelli piuttosto importanti". 

"In secondo luogo, N501Y è una delle tante varianti che in vitro, tramite saggi di deep mutational scanning, hanno mostrato di portare ad un moderato aumento nell'affinità di legame con ACE2 (vedasi https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32587970/), e da qui il timore riguardo a possibili implicazioni nella capacità del virus di attaccare le cellule bersaglio dell’ospite, con impatto sulla trasmissibilità. Resta però molto difficile stabilire, in assenza di dati funzionali, se vi possa essere un legame tra l’aumento di frequenza di una variante genetica nel tempo ed una sua selezione positiva legata ad un aumento di fitness, oppure se tale shift di frequenza sia piuttosto legato a dinamiche demografico/epidemiologiche". 

Serve dunque preoccuparsi? "No, o meglio non troppo. Con i dati a nostra disposizione, è decisamente presto per dire se il diffondersi di questa variante possa avere un impatto significativo su R (e dunque sulle nostre capacità di contenimento), ed in ogni caso nulla cambia per quanto riguarda le precauzioni che tutti noi saremo chiamati a continuare ad adottare nei prossimi mesi. Il blocco odierno dei voli dall’UK è una misura alquanto bislacca, in quanto la variante si è diffusa a Londra fin da settembre, in una delle città più popolose, internazionali e connesse al mondo. La stessa variante è già presente almeno dal 30 novembre in Australia, addirittura dal 9 novembre in Danimarca, e c’è già evidenza della sua presenza in Olanda e a Gibilterra. E, senza alcun dubbio, è già arrivata più o meno dovunque e se dovrà diffondersi perché più trasmissibile, finirà per farlo in ogni caso indipendentemente da questa misura". 

Ad ogni modo per adesso è presto per trarre conclusioni. E immaginare addirittura una primavera in lockdown. Come spiega su Twitter Giorgio Gilestro, neurobiologo e professore associato dell’Imperial College di Londra, "se vi dicono che 'ancora non si sa, bisogna aspettare con pazienza il risultato di esperimenti' stanno comunicando la scienza. Se vi dicono che 'andrà tutto bene, state tranquilli e che non c'è nulla di che preoccuparsi' sono preti laici". Urgono nuovi studi e verifiche più approfondite, senza  - per ora - farsi prendere dal panico. 

Intanto dall'ospedale Spallanzani di Roma fanno sapere che "finora non si è verificata nessuna alterazione preoccupante della virulenza, ma bisogna mantenere alta l'attenzione. Nel Laboratorio di virologia dello Spallanzani è in corso la caratterizzazione della positività dei viaggiatori provenienti dall'Inghilterra". "Come coordinatori dei laboratori della rete regionale abbiamo provveduto ad allertare tutti i laboratori della rete per intercettare eventuali casi da attribuire alla variante", aggiunge la direzione sanitaria dell'istituto che puntualizza: "I virus mutati sono comunque un'evenienza che si è già verificata in questa pandemia, portando all'avvicendarsi dei ceppi predominanti in vari periodi e in vari territori".

"I virus mutati sono un'evenienza che si è già verificata in questa pandemia", puntualizzano dall'Istituto. "Ad esempio - ricordano gli esperti del centro di riferimento per le malattie infettive - subito dopo l'estate il ceppo predominante in Europa, compresa l'Italia, è stata una variante probabilmente introdotta dalla Spagna. E' verosimile che in futuro si possano verificare altre varianti che saranno da sorvegliare con attenzione per verificare i cambiamenti di rilievo".

Intanto alle 11 è iniziato la riunione d'emergenza della Ue convocata dalla presidenza tedesca con l'obiettivo di coordinare la risposta e le misure contro la nuova variante del virus. Gli esperti dei 27 Paesi si riuniscono nell'ambito del meccanismo di risposta alle crisi (IPCR), un organo creato circa un anno fa proprio per coordinare le azioni europee in casi di emergenze.

Ansia da mutazione Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della “variante inglese”, termine con il quale si indica...

Pubblicato da Pop Medicine su Domenica 20 dicembre 2020
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