Domenica, 17 Ottobre 2021
Spoiler: no

Dobbiamo preoccuparci della variante R.1?

Nonostante se ne stia parlando con una certa insistenza, non ci sono dati solidi che indichino una capacità di sfuggire ai vaccini. E per alcuni esperti è difficile che possa soppiantare Delta

C'è una nuova mutazione del virus in grado di oltrepassare la barriera dei vaccini? La variante R.1, di cui da qualche giorno si legge sui media, è stata finora individuata in 35 paesi, primo tra tutti il Giappone.

Su Forbes si dà spazio alle parole del professor William A. Haseltine - in passato alla Harvard Medical School -, il quale ha spiegato che la nuova variante R.1 è "una variante da tenere d'occhio", in quanto ha diverse mutazioni che potrebbero "conferirle un ulteriore vantaggio nella trasmissione, replicazione" e resistenza agli anticorpi. In particolare la R.1 presenta 5 mutazioni osservate in altre varianti, di cui due sulla proteina Spike, ma anche alcune mutazioni inedite.

Ciò detto è ancora molto presto per dire che R.1 potrebbe bucare la protezione offerta dai vaccini, tanto che l'Oms la inserisce nel novero delle varianti da monitorare, ma non tra quelle di "interesse" o "preoccupazione". D'altra parte R.1 non è una variante nuova, tanto che già a marzo era stato segnalato un focolaio in una casa di cura del Kentucky . Secondo i dati di Outbreak.info (aggiornati al 22 settembre), nel mondo sono stati registrati 10.567 casi. In testa alla speciale classifica ci sono il Giappone con 7.519 contagi e gli Usa con 2.259 infezioni.

No, per ora la variante R.1 non ha dimostrato di bucare i vaccini

I Cdc americani (Centers for disease control and prevention) si sono già occupati di questa variante con specifico riferimento al cluster scoperto in Kentucky. Stando al rapporto dei Cdc su 83 ospiti della struttura e 116 operatori sanitari, sono stati registrati in totale 46 casi di coronavirus, di cui 20 tra il personale e 26 tra i residenti della casa di cura. Tra i residenti nella casa di cura, il 90% aveva completato il ciclo vaccinale, mentre solo il 52% del personale risultava vaccinale.

I vaccini non hanno funzionato? Non è così. I Cdc rilevano infatti che il rischio di contrarre la malattia è risultato da tre a quattro volte più alto tra i residenti e gli operatori sanitari non vaccinati rispetto a quelli che erano stati vaccinati, e "le persone vaccinate avevano significativamente meno probabilità di manifestare sintomi o richiedere il ricovero in ospedale".

rapporto cdc-2

Nel rapporto, è vero, si accenna alla possibilità che R. 1 potrebbe essere più resistente agli anticorpi indotti dai vaccini o da una precedente infezione, ma viene fatto presente che lo studio in questione è basato su un campione molto limitato e il rischio di esposizione al virus tra gli ospiti della struttura era molto più elevato che nella vita reale. Sta di fatto che sulla base dei dati raccolti neppure i Cdc hanno inserito questa variante tra quelle di preoccupazione.

William Schaffner, infettivologo e professore presso la Vanderbilt University School of Medicine, ha spiegato che R.1 non è per il momento "in competizione con la variante Delta ". Amesh A. Adalja, ricercatrice presso il Johns Hopkins Center for Health Security, è ancora più categorica: "È improbabile che R.1 possa soppiantare Delta", ha sottolineato, spiegando però che è "è importante" studiare la "risposta ai vaccini e agli anticorpi monoclonali" di questa variante. 

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