Venerdì, 5 Marzo 2021
La circolare

Coronavirus: tutte le cose da sapere sulle varianti e qual è la più "preoccupante"

Da quella inglese a quella sudafricana, passando per quella brasiliana. Quanto incidono realmente sul contagio? Possono causare una malattia più grave? Quali sono le conseguenze sui vaccini? Cosa occorre fare per avere un quadro sempre aggiornato sulla loro presenza in Italia? Il ministero della Salute fa il punto con una circolare

Tamponi rapidi anti covid 19 forniti gratuitamente dalla Brigata Sanitaria "Soccorso Rosso", Milano, 30 gennaio 2021. ANSA/PAOLO SALMOIRAGO

Qual è l'impatto delle varianti sul contagio di Sars-CoV-2 in Italia e nel mondo? Quali sono le conseguenze sui vaccini? Cosa occorre fare per avere un quadro sempre aggiornato sulla presenza di ciascuna variante in Italia? Il ministero della Salute fa il punto sulla diffusione a livello globale delle nuove varianti del coronavirus, tra valutazione del rischio e necessaria implementazione delle misure di controllo.

La circolare porta la firma di Gianni Rezza, direttore generale. L'analisi dell’evoluzione della situazione epidemiologica, le nuove evidenze scientifiche e le indicazioni pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie sono punti ferme per non farsi trovare impreparati.

La variante inglese del coronavirus

La variante definita VOC - Variant of Concern - 202012/01, emersa nel Sud del Regno Unito e dichiarata emergente nel dicembre 2020, è attualmente la variante predominante nel Regno Unito, ed è tra quelle che più preoccupano. I dati presi in analisi sono aggiornati al 25 gennaio 2021. In quella data 70 paesi hanno riportato casi importati o trasmissione comunitaria di tale variante. Nel Regno Unito, l'incidenza dei casi di COVID-19 è aumentata dall'inizio di dicembre 2020 fino al raggiungimento di un picco all'inizio di gennaio 2021. Poi dall'11 al 24 gennaio è stata osservata una tendenza decrescente, a seguito dell'implementazione di rigorose misure di controllo sanitarie e di distanziamento sociale. A metà gennaio l'impatto della variante ha rallentato, con incidenza in calo anche in Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi.

La variante inglese può causare risultati falsi negativi nei test? Difficile, secondo gli esperti del ministero. Infatti la variante VOC 202012/01 presenta una delezione nel gene S della proteina spike e in teoria alcuni test RT-PCR su un unico target genico S potrebbero produrre un risultato negativo; tuttavia poiché per il rilevamento del virus tale gene non è generalmente utilizzato da solo, è improbabile che ciò causi un risultato falso negativo per SARS-CoV-2.

Certo è che questa variante sia più contagiosa, invece. Nel Regno Unito e in Irlanda del Nord ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza. "Studi preliminari suggeriscono una maggiore gravità della malattia, tuttavia per confermare questo dato sono necessarie ulteriori analisi" nel corso del tempo. "Non ci sono evidenze di una significativa differenza nel rischio di reinfezione rispetto agli altri ceppi virali circolanti. Sono in corso studi per valutare l’effetto di questa variante sull’efficacia vaccinale, che sembrerebbe limitatamente e non significativamente ridotta, sebbene siano necessari ulteriori studi per ottenere risultati definitivi".

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I paesi in cui è stata accertata la presenza della variante inglese

La variante sudafricana del coronavirus

La variante 501Y.V2 è stata identificata per la prima volta in Sud Africa nel dicembre 2020, dove è attualmente la variante più diffusa. Al 25 gennaio 2021 è stata riportata in 31 paesi nel mondo. La situazione ha incominciato a peggiorare tre mesi fa in Sud Africa, quando i casi settimanali sono aumentati e hanno raggiunto un picco ai primi di gennaio. Nelle ultime due settimane il trend è invece decrescente.

Questa variante sudafricana ha mutazioni multiple nella proteina spike, comprese tre mutazioni all’interno del dominio legante il recettore. "Non si conosce l’impatto di questa variante sull’efficacia dei test diagnostici - recita la circolare - Dati preliminari indicano che anche questa variante possa essere caratterizzata da maggiore trasmissibilità; mentre al momento non è chiaro se provochi differenze nella gravità della malattia. Sono in corso studi sulla maggiore frequenza di reinfezioni, in quanto la variante 501Y.V2 potrebbe sfuggire alla risposta anticorpale neutralizzante provocata da una precedente infezione naturale".

I vaccini ne "risentono"? Serve tempo per saperne di più, ma studi preliminari in vitro "hanno evidenziato una riduzione dell'attività neutralizzante contro le varianti VOC SARS-CoV-2 nelle persone vaccinate con i vaccini Moderna o Pfizer-BioNTech rispetto alle varianti precedenti ma i dati per ora sono contrastanti".

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I paesi in cui è stata accertata la presenza della variante sudafricana

La variante brasiliana del coronavirus

La variante "brasiliana" in è stata per la prima volta segnalata dal Giappone il 10 gennaio in 4 viaggiatori in arrivo dal Brasile, e successivamente identificata anche in Corea del Sud in viaggiatori provenienti dal Brasile. Alla data del 25 gennaio 2021 la variante è segnalata in 8 paesi, compresa l’Italia. In Brasile il numero di nuovi casi settimanali nelle ultime due settimane è riportato a livelli più elevati rispetto a quello da settembre a novembre 2020, e dall’inizio di novembre sono aumentati i decessi.

Che cosa sappiamo con certezza sulla variante brasiliana? Non è "strettamente correlata alle varianti 501Y.V2 e VOC 202012/01 ed ha 11 mutazioni della proteina spike, 3 delle quali si trovano nel dominio legante il recettore. Non è stato riportato alcun effetto della variante sui test diagnostici, e non presenta delezioni nel gene S" si legge nella circolare. Indagini preliminari condotte a Manaus, nello Stato di Amazonas, riportano un aumento della percentuale di casi identificati come variante P.1, dal 52,2% (35/67) nel dicembre 2020 all'85,4% (41/48) nel gennaio 2021, evidenziando la trasmissione locale in corso e suggerendo una potenziale maggiore trasmissibilità o propensione alla reinfezione. Non sono disponibili evidenze sulla gravità della malattia, sulla frequenza delle reinfezioni e sull’efficacia del vaccino.

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I paesi in cui è stata accertata la presenza della variante brasiliana

Varianti Covid e valutazione del rischio: che cosa fare

Secondo l’OMS l’emergenza di nuove varianti sottolinea l’importanza, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali. Non se ne sa abbastanza, ed è un problema. L’ECDC ritiene molto alta la probabilità di introduzione e diffusione in comunità nei paesi dell'Unione europea delle varianti di SARS-CoV-2, in particolare della variante SARS-CoV-2 VOC 202012/01 (quella inglese).

L'impatto dell'introduzione e della diffusione in comunità delle varianti di SARS-CoV-2, e in particolare della variante VOC 202012/01, nei paesi UE/SEE è ritenuto alto. Occorre avere strategie precise, e nella circolare del ministero della Salute le strategie vengono delineate con un certo grado di dettaglio. Per i limitare la diffusione di nuove varianti, le indicazioni per implementare le attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi COVID-19 sospetti per infezione da variante (ad esempio casi COVID-19 confermati con delezione del gene S riconducibili a variante VOC 202012/01, o qualsiasi caso confermato con link epidemiologico) e dei casi COVID-19 confermati -  in cui il sequenziamento ha rilevato la presenza delle specifiche mutazioni che caratterizzano una determinata variante - sono le seguenti:

  • Dare priorità alla ricerca e alla gestione dei contatti di casi COVID-19 sospetti/confermati da variante e identificare tempestivamente sia i contatti ad alto rischio (contatti stretti) che quelli a basso rischio 5 di esposizione.
  • Effettuare la ricerca retrospettiva dei contatti, vale a dire oltre le 48 ore e fino a 14 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi del caso, o di esecuzione del tampone se il caso è asintomatico, al fine di identificare la possibile fonte di infezione ed estendere ulteriormente il contact tracing ai casi eventualmente individuati.
  • Eseguire un test molecolare ai contatti (sia ad alto che a basso rischio) il prima possibile dopo l’identificazione e al 14° giorno di quarantena, al fine consentire un ulteriore rintraccio di contatti, considerando la maggiore trasmissibilità delle varianti.
  • Non interrompere la quarantena al decimo giorno.
  • Comunicare ai contatti l’importanza, nella settimana successiva al termine della quarantena, di osservare rigorosamente le misure di distanziamento fisico, di indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi e contattare immediatamente il medico curante.
  • Se un contatto di caso COVID 19 con infezione da variante sospetta/confermata risulta sintomatico al momento dell’identificazione o se sviluppa sintomi durante il follow-up, il contatto deve eseguire tempestivamente un test molecolare e devono iniziare immediatamente le attività di contact tracing anche prima della conferma del risultato.
  • Comunicare ai contatti stretti ed ai loro conviventi l’importanza di un corretto svolgimento della quarantena sottolineando la maggiore trasmissibilità delle varianti e l’importanza di questa misura di sanità pubblica nel limitarne la diffusione, e per i conviventi, l’importanza di rispettare rigorosamente e costantemente le misure di distanziamento fisico, di indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi contattando immediatamente il medico curante.
  • Comunicare ai contatti in attesa dell’esito del tampone, di informare tempestivamente, a loro volta, i loro contatti stretti e di raccomandare loro il rispetto rigoroso delle misure precauzionali (distanziamento fisico/utilizzo mascherine).

Dove bisogna isolare le varianti: "Laboratori con biosicurezza"

"L'isolamento virale delle varianti di SARS-CoV-2 - conclude la circolare - deve essere effettuato nei laboratori P3 (livello di biosicurezza 3) per prevenire la diffusione accidentale di una variante attraverso l'esposizione in laboratorio. La preparadness dei laboratori è una priorità: i laboratori devono garantire la disponibilità di risorse umane e materiali per gestire il numero crescente di richieste di rilevamento e caratterizzazione di campioni SARS-CoV-2 e aumentare la capacità di sequenziamento sfruttando tutta la capacità di sequenziamento possibile da laboratori clinici, diagnostici, accademici e commerciali. La selezione dei campioni per un'efficace sorveglianza genomica deve essere rappresentativa della popolazione (provenienza geografica e distribuzione per età). Se le capacità sono limitate, è necessario indirizzare lo sforzo verso situazioni in cui c'è il sospetto di una variante ad elevata trasmissibilità, o che determini maggiore gravità".

Infine, per avere un quadro sempre aggiornato sulla eventuale presenza di varianti in ciascun paese, l’ECDC raccomanda di sequenziare almeno circa 500 campioni selezionati casualmente ogni settimana a livello nazionale. La circolare si può consultare integralmente su questa pagina.

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"La variante inglese colpirà gli Usa come un uragano"

La variante inglese del coronavirus, è quella oggi come oggi forse più preoccupante. Considerata particolarmente contagiosa, diventerà dominante negli Stati Uniti e colpirà gli americani ''come un uragano''. A lanciare l'allarme oggi è l'epidemiologo Michael Osterholm, che è stato consulente di Joe Biden per la pandemia durante la transizione ed è direttore del centro di ricerca sulle malattie infettive dell'Università del Minnesota.

"L'aumento di casi che si avrà con questa nuova variante proveniente dall'Inghilterra si verificherà nelle prossime sei-14 settimane'', ha dichiarato Osterholm alla Nbc. Il ricercatore ha quindi rivolto un appello all'Amministrazione Biden, affinché possano essere vaccinate più persone possibili, perché ''l'uragano sta arrivando''. Il rischio è quello che ''avremo una situazione come non l'abbiamo ancora mai vista''.

Varianti Covid: perché l'Italia deve fare di più

C'è molto da fare. Con circa 2.500 sequenze genetiche del virus SarsCoV2 finora raccolte l'Italia è tra le ultime in Europa, contro le 20.000 della Spagna e le 5.000 della Germania (dati aggiornati al 25 gennaio): "L'Italia non investe in questo campo, essenziale per identificare le varianti del virus in circolazione e avere così un'idea sulla capacità dei vaccini di contrastarle", dice all'ANSA il genetista Massimo Zollo, dell'Università Federico II di Napoli e coordinatore della Task force Covid-19 del CEINGE-Biotecnologie avanzate. I centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc) suggeriscono che per identificare la presenza dell'1% di una variante su 25.000 casi positivi sarebbero necessarie 4.267 sequenze del virus da produrre alla settimana, "ma in Italia siamo fortemente al di sotto di questi numeri e non abbiamo nessuna indicazione. Si può dire che ci si trova di fronte a una variante se la presenza di una variante in una popolazione supera un certo numero di particelle virali (virioni) che la contengono: più sequenze di virioni abbiamo, più possiamo avere la sicurezza statistica che una variante si è fissata nella regione/popolazione". In sintesi: la sequenza genetica è secondo gli scienziati il solo modo per avere sempre indicazioni sull'affinità del vaccino con la mutazione identificata.

Ricciardi: "Almeno un metro e mezzo di distanza contro la variante inglese"

La distanza di sicurezza come forma di protezione anti-Covid, in questa fase "è bene che sia tanta. Se il metro il metro, metro e mezzo, era sufficiente per l'infezione 'classica', per la variante inglese non lo è. Serve un sovrappiù di prudenza. Dunque più distanza, mascherina sempre, scegliendo la tipologia rispetto alla situazione, e mai dimenticare il lavaggio delle mani" dice all'Adnkronos Salute Walter Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma e consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza. Le varianti restano sorvegliate speciali.

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