Venerdì, 14 Maggio 2021
"Presto uno studio"

Le varianti invisibili ai test rapidi

Andrea Crisanti lancia l'allarme sui tamponi antigenici che "vengono utilizzati nel modo sbagliato perché contribuiscono a diffondere il virus soprattutto nelle comunità". I dubbi su Sputnik: "Perché la Russia lo vende anziché immunizzare i propri cittadini?"

Il governo si riunirà oggi per valutare un aggiornamento dell'ultimo Dpcm, dopo che gli scienziati del Comitato tecnico scientifico hanno chiesto ieri una nuova stretta. Si parla di festivi e prefestivi rossi in tutta Italia, come nel periodo natalizio, con la chiusura di molte attività, ma anche di movimenti limitati in zona gialla e zone rosse più rigide, con un automatismo che farebbe scattare la fascia di rischio più alta con 250 casi settimanali su 100mila abitanti. L'obiettivo è quello di frenare la corsa del virus dovuta soprattutto alle varianti più contagiose. Ma stiamo facendo le cose giuste sul monitoraggio dell'epidemia? Non proprio, secondo Andrea Crisanti, che ha messo in dubbio la validità dei test antigenici rapidi nel tracciamento dei contagi.

Il test antigenico rapido - mediante tampone nasale, naso-oro-faringeo, salivare - costa meno e non ha bisogno di personale specializzato producendo più rapidamente il risultato (30-60 minuti) rispetto al test molecolare. È uno strumento utile soprattutto per le indagini di screening e laddove servano in poco tempo indicazioni per le azioni di controllo. A differenza dei test molecolari, però, i test antigenici rilevano la presenza del virus non tramite il suo acido nucleico (RNA) ma tramite le sue proteine (antigeni). Per questo comunemente viene anche chiamato test antigenico. L’affidabilità non è ancora paragonabile a quella dei test molecolari e la positività in alcuni contesti può richiedere la conferma del test molecolare.

Crisanti e le varianti invisibili ai test rapidi

"Ci sono delle varianti che sono totalmente invisibili ai test rapidi. Fra poco sarà annunciato con un lavoro scientifico dell’università di Padova e questo pone un problema serissimo di sanità pubblica. Inserire i test rapidi nell’indice di positività è uno sbaglio", ha detto a Skytg24 il direttore del dipartimento di microbiologia dell’università di Padova. Per Crisanti occorre "intervenire ora con misure efficaci. Il virus non lascia spazio a soluzioni creative. Bisogna bloccare la mobilità e vaccinare più persone possibili. Non ci sono altre opzioni al momento". Secondo il microbiologo "diventeranno sempre più importanti i test molecolari, quando si raggiunge l’immunità di gregge, se togliamo mascherine e tutte le misure l’Rt è uguale a 1, per abbassarlo occorrono tre cose: mantenere misure distanziamento, vaccinare più persone e interrompere la capacità di trasmissione attraverso il tracciamento. Dobbiamo proteggerci dal rientro del virus e dalle varianti".

L'esperto ha ribadito che la variante inglese ha una più alta capacità infettiva e che "non sono più tollerati errori" per bloccarne la diffusione. "Il virus - ha spiegato - si sposta con le nostre gambe, dipende dai livelli di mobilità. Per questo il Cts ha proposto di diminuire la mobilità nelle zone gialle. Se noi non ci spostiamo, la variante non si sposta. Se emergono varianti resistenti al vaccino non bisogna permettere che si diffondano al resto d’Italia".

Crisanti ha espresso dubbi sul vaccino russo Sputnik V: "Usa una tecnologia molto simile a quella di AstraZeneca, quindi non vedo il perché di tutta questa eccitazione. Piuttosto bisognerebbe chiedere alla Russia perché lo vende anziché immunizzare i propri cittadini. Il problema di questo vaccino è che ci deve essere qualcuno che prende tutti i dati e li presenta all’Ema che li verifica. È molto semplice, un farmaco viene approvato quando c’è qualcuno che chiede che venga approvato".

Il professore dell'università di Padova si è detto favorevole al cambio di valutazione dell’indice di contagio passando dall’Rt all’incidenza per centomila casi settimanali proposto dal Comitato tecnico scientifico: "Mi sembra di vedere sintonia fra governo e Cts. E per la prima volta - ha sottolineato - mi sembra ci sia un approccio proattivo. Non scordiamoci che le misure sono state prese ad ottobre quando i contagi avevano raggiunto 20-25.000 casi al giorno, considerando che si tratta della variante inglese stiamo cercando di intervenire in maniera preventiva. Siamo in tempo, dobbiamo fare tesoro dell’esperienza inglese - ha spiegato lo scienziato - e credo che se queste misure vengono prese questa settimana siano sicuramente più tempestive di altre prese in passato. Vedo con molto favore il cambio di valutazione dell’indice di contagio passando dall’Rt all’incidenza per 100.000 casi per settimana: è meno preciso ma permette di adattare le misure in modo più tempestivo".

E ha concluso: "Infatti, l’Rt è preciso ma ci dice quello che è successo 10-12 giorni prima, è come guidare una macchina guardando lo specchietto retrovisore. Purtroppo abbiamo imparato che il virus si riproduce in maniera esponenziale e non si possono prendere decisioni basandosi su quello che è successo 10-12 giorni prima. Fino ad ora abbiamo fatto il possibile, alcune decisioni sono secondo me discutibili ma con il senno di poi sono tutti bravi. Bisogna trovarsi sul campo per prendere le decisioni giuste. In questo momento maggiore consapevolezza di decidere rapidamente, le decisioni sono sempre le stesse. Non è che cambiando il governo cambia il virus. Ma se non altro l’approccio è più tempestivo".
 

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