Mercoledì, 3 Marzo 2021

Record di morti e più ricoveri che a marzo: cosa succede nel Veneto zona gialla con i pronto soccorso al collasso

"La gente si sta riversando a morire negli ospedali pieni", dice il Dg dell'Ulss 9. "Non abbiamo paura di morire", aggiunge il governatore Zaia. Ma le ordinanze per le chiusure non arrivano. In attesa del governo

165 morti in un giorno solo, pari quasi al 20% dei deceduti per Covid-19 dell'Italia intera. Più ricoveri che a marzo. Gli ospedali al limite del collasso e gli obitori pieni. Cosa sta succedendo con l'epidemia di coronavirus in Veneto, da sempre in zona gialla ma con numeri in aumento impressionante negli ultimi giorni? 

Record di morti e più ricoveri che a marzo: cosa succede in Veneto 

Il dato dei morti risente del riconteggio di alcuni dati vecchi sfuggiti nei mesi scorsi, ma in ogni caso supera il record negativo precedente del 10 dicembre scorso, quel giorno i decessi erano stati 148. Il presidente della Regione Luca Zaia ammette che "la situazione è pesante", prega "affinché arrivino al più presto i vaccini" che costituirebbero "un raggio di sole in questa tragedia" e conta 3320 i nuovi positivi in 24 ore, per un totale di 196.790 da inizio dell'epidemia. C'è però un numero elevato di tamponi, 52.641 (16.810 molecolari e 35.831 rapidi), per una percentuale di positività del 6,30%. "I contagi sono ancora troppo alti. I posti letto negli ospedali di comunità sono tutti esauriti tranne qualcuno a Bovolone. In più sono esauriti anche i posti per la riabilitazione. In sostanza è esaurito il sistema a tutti i livelli assistenziali", dice il Dg dell'Ulss 9 Scaligera, Pietro Girardi. "La nostra preoccupazione è che la gente si sta riversando sui Pronto soccorso, che sono al collasso". 

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È il giorno più buio nella regione che conta 88,5 contagi e 1,87 decessi ogni 10mila abitanti, tanto che c'è chi teme che l'Italia in zona gialla a partire dal 20 dicembre potrebbe fare la stessa fine del Veneto, dove i cittadini hanno interpretato le scarse restrizioni con troppa liberalità e oggi gli assembramenti non si contano nelle vie e nelle piazze delle shopping e anche nei locali dove il coronavirus gira tra uno spritz e l'altro. La gioiosa macchina da guerra della sanità che aveva superato brillantemente l'emergenza a marzo adesso è in affanno "È come se quasi sette ospedali grandi di provincia fossero orientati Covid. Non abbiamo più paura di morire...", dice Zaia che se la prende con la "frangia consumista di incivili" che ha preso d’assalto le città ma intanto non chiude, non emana ordinanze e cerca di preservare utili e fatturati di ristoratori, baristi e albergatori. E mentre il governatore difende chi apre i locali e se la prende con chi ci si ammassa, il Corriere della Sera in un articolo a firma di Andrea Pasqualetto spiega che c’è uno studio della Regione che sembra non lasciare dubbi su quanto sta succedendo:

L’ha presentato Francesca Russo, medico e capo del dipartimento di Prevenzione della Regione, un po’ la regista del modello venetoeda sempre schiva con i media: «Abbiamo considerato il tasso medio di mortalità deli ultimi tre anni. L’eccesso rispetto a questa media è stato del 38% tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Durante l’estate è sceso drasticamente, nei primi 15 giorni di novembre è salito al 32% e nella seconda metà ha toccato il 44%».

La fascia più contagiata è quella compresa fra i 25 e i 64 anni, 75 è l’età media dei ricoveri e la mortalità si alza a partire da quella soglia. Conclusione: "Il mondo produttivoèquello che si infetta di più e fa da vettore per gli anziani che finiscono in ospedale e talvolta muoiono".

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Il Veneto zona gialla con i pronto soccorso al collasso

Ma perché allora il Veneto è ancora in zona gialla? In primo luogo perché è chiaro che il governatore non intende assumersi le responsabilità delle chiusure e attende che sia il governo a togliergli le castagne dal fuoco, così come hanno fatto molti altri suoi colleghi durante la prima e la seconda ondata dell'epidemia. E in secondo luogo perché ufficialmente i numeri delle terapie intensive non sono in sofferenza: 588 ricoverati e 1000 posti ancora disponibili.

"È un numero dopato, la verità è che gli ospedali in alcune aree sono vicini al punto di rottura", dice ancora al Corriere Adriano Benanzato, segretario del sindacato dei medici ospedalieri. La Regione risponde che è possibile riconvertire anche altri reparti, lui controreplica che mancano i medici e un paziente su due che arriva in terapia intensiva alla fine muore. 

E mentre il Giornale di Vicenza si trova ogni giorno con una pagina e mezza di necrologi, la Regione Veneto ha aperto bandi per 3.500 figure sanitarie, riuscendo ad assumerne 2.500. "È in corso una ricerca spasmodica di personale che non si trova... Non è volontà di non assumere persone ma un problema nazionale di personale che non si trova", afferma l'assessore alla Sanità Emanuela Lanzarin. Forse la Regione spera che la zona arancione e rossa che il governo ha in programma per Natale, Capodanno ed Epifania arrivi appena in tempo prima del collasso. Altrimenti... è meglio non pensarci. 

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