Mercoledì, 3 Marzo 2021

Il caso Veneto zona gialla tra contagi in crescita e obitori stracolmi (che la Ulss smentisce)

La regione ha un Rt superiore alla media italiana e a Treviso le bare hanno riempito anche la chiesetta dell'ospedale. Ma Zaia dice che è tutta colpa di Roma, anche se comincia a pensare a nuove restrizioni

La legge di Jones dice che colui che sorride quando le cose vanno male ha già trovato qualcuno a cui dare la colpa. In Veneto le cose vanno male nell'emergenza coronavirus già da qualche tempo e il presidente Luca Zaia non sorride ma in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera dice che se la regione è in zona gialla è per una scelta di Roma. Un modo per rispondere piuttosto curioso mentre il Veneto ha oltrepassato ieri i 190 mila contagi (190.641), con 4.092 nuovi casi nelle ultime 24 ore, record italiano. Le vittime sono state 32 e il totale dei decessi ha toccato quota 4.801. Gli ospedali registrano un totale di 3.244 ricoveri, e le terapie intensive 369 ricoverati. 

Il caso Veneto zona gialla tra contagi in crescita e obitori stracolmi

E che il Veneto sia una regione gialla in allarme rosso lo spiega oggi La Stampa raccontando quello che sta succedendo a Treviso, dove le strade si riempiono per lo shopping mentre gli obitori si affollano di morti per Covid-19. Nella provincia d’origine del governatore, scrive il quotidiano, negli ultimi giorni "le bare hanno riempito anche la chiesetta dell’ospedale del capoluogo e quella del cimitero del comune di Montebelluna tanta era la pressione dell’ondata di morti registrati in corsia. E le case di riposo non sono state da meno". Con mille positivi in più nel fine settimana il sindaco ha chiuso le strade. Ma la Usl smentisce che la situazione sia drammatica (vedi edit alla fine dell'articolo).

E se il 15 ottobre scorso i commercianti invasero le piazze per chiedere la libertà di tenere aperti i negozi quando i contagiati erano poco più di 18mila, oggi hanno sfondato quota 90mila. A Treviso c’erano 3.861 positivi, oggi sono 15.456. In Veneto c’erano stati fino ad allora, da febbraio, 2.341 decessi; oggi sono 4.800. "Il Veneto è responsabile per un quarto di tutte le trasmissioni in Italia. Penso che questo sia un effetto paradosso della zona gialla”, ha detto ieri Andrea Crisanti, che prima di litigare con Zaia faceva parte della task force per combattere il coronavirus nella regione. "Uno dei parametri che permettono alle regioni di stare in zona gialla è la capacità di risposta del sistema sanitario, che tra le altre cose si misura con i posti in rianimazione. Questo crea un effetto perverso perché le regioni che hanno più posti in terapia intensiva e in rianimazione permettono al virus di trasmettersi di più perché non attuano le misure restrittive tipiche delle zone arancioni o rosse. E questo è puntualmente accaduto in Veneto", ha aggiunto Crisanti. "La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassa – e poi perché manca la visione della comprensione del contagio e di come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio. Penso che sia stata gestita a livello di apprendisti stregoni questa cosa".

Un nuovo Dpcm per l'Italia zona rossa o arancione da Natale a Capodanno?

Il governatore dimezzato

La regione ha un indice di contagio Rt a 1,01, superiore alla media nazionale. Secondo il governatore questo accade perché c'è un sistema di tracciamento superiore al resto dell'Italia e quindi i positivi vengono scoperti prima. Poi però se la prende con i suoi concittadini: "Mi sembra chiaro che non abbiamo più paura di morire. Io non sono per uno stato di polizia, ma deve essere chiaro a tutti che certi comportamenti hanno delle conseguenze". Poi però svicola quando gli si chiede se ha intenzione di proporre nuovi restrizioni: "Io penso sia una sconfitta comune il continuareachiedere norme per comportamenti scorretti e lontani dal senso civico. Non credo che dovremmo arrivare a fare norme per dire di non buttare la carta per terra. Eppure… Pensi alle mascherine, io le paragono ai giubbotti anti proiettile: non resistono alle cannonate. La mascherina protegge dal droplet, non dall’aerosol, il vapore acqueo prodotto da tante persone assembrate".

E ancora: "A me sembra davvero strano il dover fare un’ordinanza per qualcosa che è già previsto dalla legge: l’art. 1, comma 8, del dl del 16 maggio 2020, n. 33, vieta gli assembramenti. Li vieta. E dunque, dovrei fare un’ordinanza per dire di rispettare la legge? Anche lì: vogliamo le grida manzoniane? Comunque, non mi sono mai tirato indietro e se si dovrà far qualcosa lo si farà ancora una volta". Poi la mezza apertura: "Oggi incontrerò i sindaci di tutti i capoluoghi di provincia per valutare la situazione". Intanto l'epidemia corre. 

EDIT ore 12,01: "L'occupazione di spazi negli obitori di Treviso e di Montebelluna rispecchia "una situazione tipica per la stagione" e non esistono "i disastri che qualcuno sta descrivendo". Così i responsabili dell'azienda sanitaria locale Ulss 2, di Treviso sono intervenuti oggi per precisare i contorni della situazione generale, dopo che da un consigliere reginale del Pd era partito l'allarme su una situazione paragonabile a quella di Bergamo nella prima ondata. Fino ad oggi, è stato sottolineato, i decessi per cause legate al Covid negli ospedali di Castelfranco Veneto e di Montebelluna sono stati, rispettivamente, 18 e 17, dunque dimensioni giudicate "del tutto gestibili". Nell'obitorio di Treviso "non si riscontrano saturazioni", è stato aggiunto, e se alcune salme sono state collocate in una chiesetta, "in una situazione più che decorosa, è per cercare di dare una risposta a congiunti i quali, per la lontananza o perché a loro volta in quarantena, ci hanno chiesto - riferiscono i responsabili - di ritardare la data del funerale". Nella struttura, che ha una capacità di 32 posti, si trovano anche tre corpi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Rispetto a Montebelluna, i dirigenti sanitari ricordano che l'obitorio accoglie anche le salme dell'area di Castelfranco in cui si sono verificati focolai particolarmente consistenti. I decessi registrati per tutte le cause a novembre sono stati una quarantina ed alcune salme sono state ospitate nelle celle mortuarie del cimitero di Montebelluna d'intesa con il Comune, con permanenza media di 3/4 giorni.

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