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Lunedì, 2 Ottobre 2023
Le indagini

"La verità sulla strage di Cutro è stata insabbiata": l'inchiesta internazionale e i sospetti della Procura

Un'indagine di Lighthouse Reports accusa Italia e Frontex di aver mentito su quanto successo la notte tra il 25 e il 26 febbraio. Nelle carte dei pm di Crotone anomalie e ritardi nell'azione della Gdf

"L'Italia ha mentito sulle sue responsabilità" in merito alla strage di Cutro, il naufragio di un'imbarcazione di migranti in cui, il 26 febbraio scorso, morirono 94 persone, tra cui 35 bambini. È quanto denuncia un'inchiesta condotta da un team internazionale di giornalisti guidati da Lighthouse Reports, che punta il dito anche su Frontex, l'agenzia Ue di controllo delle frontiere, che avrebbe aiutato le autorità italiane "a insabbiare" la verità su quanto avvenuto quella notte. 

Ipotesi di insabbiamento

"Durante le prime ore del 26 febbraio 2023 un'imbarcazione da diporto in legno si è schiantata vicino alla costa a Cutro, in Italia. A bordo c'erano quasi 200 persone, per lo più rifugiati dall'Afghanistan", si legge sul sito di Lighthouse reports. "Eppure la barca sovraccarica era stata individuata dall'agenzia di frontiera europea Frontex sei ore prima del naufragio", continua. Dopo la tragedia, "Frontex e le autorità italiane si sono scaricate a vicenda la colpa". Frontex ha affermato che la barca non mostrava "segni di pericolo" e che spettava all'Italia decidere se avviare un'operazione di salvataggio o meno. La premier Giorgia Meloni ha riferito che la Guardia costiera e la Marina italiane non sapevano che la barca "rischiava di affondare" e non è intervenuta perché Frontex non aveva inviato loro una "comunicazione di emergenza".

Le responsabilità di Italia e Ue

I giornalisti di Lighthouse reports, all'indomani della tragedia, si sono messi in contatto con i sopravvissuti e hanno ottenuto informazioni interne a Frontex, che nel frattempo ha rinnovato i suoi vertici dopo una serie di scandali (tra cui l'aver taciuto sui respingimenti in mare dei migranti operati dalla Grecia). "Abbiamo ottenuto rapporti confidenziali di Frontex", spiegano, i quali "hanno rivelato che un aereo operato dall'agenzia di frontiera aveva segnalato segni di pericolo sia all'agenzia che alle autorità italiane. Ore prima del volo, gli operatori hanno avvertito di 'venti forti' nel mar Ionio. Frontex ha quindi rilevato la nave monitorando più chiamate telefoniche satellitari effettuate durante il giorno dalle persone a bordo. Un resoconto dettagliato delle chiamate del pilota mostra che Frontex sapeva che si trattava di una 'possibile nave migrante', senza giubbotti di sicurezza visibili e con una 'significativa risposta termica' da sottocoperta. Secondo l'ufficio stampa di Frontex, questo è un segnale della presenza di un numero “insolito” di persone a bordo".

"Il maltempo, la mancanza di giubbotti di salvataggio e il sovraffollamento - continua Lighthouse reports - costituiscono segnali di pericolo per le regole marittime di Frontex e dell'Italia; tuttavia le autorità marittime (italiane, ndr) non hanno avviato un'operazione di ricerca e soccorso. Dopo il naufragio, l'agenzia di frontiera europea ha nascosto il fatto che il loro pilota aveva segnalato forti venti alla loro sala di controllo durante il volo di sorveglianza", aggiunge. Ecco perché Lighthouse reports accusa Frontex di avere aiutato l'Italia a "insabbiare" le responsabilità sulla tragedia. 

L'inchiesta della Procura 

L'inchiesta di Lighthouse reports sembra trovare sponda in quella portata avanti dalla Procura della Repubblica di Crotone, che ieri ha iscritto sei persone nel registro degli indagati. Secondo la Procura, poco dopo le 23 del 25 febbraio, un aereo di Frontex aveva inviato all'ufficio competente dell'agenzia a Varsavia e, per competenza, all'International coordination center di Pratica di Mare, una segnalazione in cui si indicava la presenza di un'imbarcazione che naviga con "buona galleggiabilità" e sulla quale si vede "una persona sul ponte superiore" e "possibili persone aggiuntive sottocoperta". Ma non solo: analizzando le conversazioni intercorse tra Guardia costiera e Finanza, emergono una serie di anomalie e ritardi che finora sono stati negati dalle autorità italiane. 

Inoltre, la Procura sostiene che i documenti della motovedetta della Guardia di Finanza che avrebbe dovuto effettuare l'intervento sarebbero stati manomessi:  "Il giornale di chiesuola - scrive la Procura - presenta delle significative anomalie: le modalità di redazione inducono a ritenere che le circostanze presenti alle pagine 37, 38, 39 e 40, verificatesi in momenti antecedenti al disastro, quindi in una situazione non di emergenza, siano state annotate successivamente ai fatti". Altro elemento controverso: la Procura sostiene di aver cercato "di acquisire le comunicazioni di servizio intercorse tra gli operatori della Gdf impegnati nel servizio di quella notte, ma sui server in uso alla Guardia di finanza non veniva ritrovata alcuna traccia audio". A quanto pare, per le comunicazioni sono stati utilizzati "anche i telefoni privati o di servizio". Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati agli indagati i telefoni personali e di servizio al fine di accertare tutte le comunicazioni che ci sono state a partire dalla notte del naufragio, compreso lo scambio di file audio e video.

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