Domenica, 11 Aprile 2021
Bologna

Il video degli infermieri ‘dimenticati’: “Non siamo eroi, siamo quelli a cui urlavi contro fino a qualche mese fa”

“Fare l'infermiere è vivere quotidianamente fra gioia e dolore, fra vita e morte”, dice Antonio Capodieci, infermiere e autore del video, pensato per riflettere “sulla definizione di eroi che ci è stata attribuita questo periodo” ripensando alle aggressioni, agli insulti e agli atteggiamenti violenti dei mesi precedenti all’emergenza

“Io non sono un eroe”. Lo dicono alcuni infermieri dell’ospedale Maggiore di Bologna, in un video realizzato da un collega appassionato di cinema, per riflettere sulla definizione di “eroe” che in questo periodo è stata attribuita al personale sanitario impegnato in prima linea contro il coronavirus ma che lascia anche l’amaro in bocca a molti di loro, che ricordano una ben diversa considerazione della loro figura e della loro professionalità fino a qualche mese fa.

“Sono lo stesso a cui fino a qualche mese fa urlavi contro”, dice uno di loro nel video. “Sono quella che hai insultato per trent’anni per le tue lunghe attese”, dice un’altra. “Sono quello che hai denunciato”, “Quello che lavora a Natale e pure a Ferragosto”, “Sono quello che minacciavi quando ti davo un codice bianco”, “Quella a cui hai lanciato il monitor”, “Quella che accudisce i tuoi genitori quando tu non ci sei”, e così via, fino all’ultima frase: “Io non sono un eroe. Sono un infermiere”. 

”Il corto che ho realizzato è una riflessione sulla definizione di eroi che ci è stata attribuita questo periodo. Questo è motivo di orgoglio ovviamente – spiega a BolognaToday Antonio Capodieci, autore del video – ma fa anche riflettere perché fino a poco più di tre mesi fa ci dovevamo difendere da insulti, aggressioni verbali e fisiche. Il nostro lavoro lo facciamo con dedizione e sacrificio da sempre, soprattutto in Pronto soccorso, adattandoci ad ogni tipo di emergenza per salvaguardare sempre la salute dei pazienti".

"Fare l'infermiere è vivere quotidianamente fra gioia e dolore, fra vita e morte. È la nostra peculiarità. E il mio reparto, i miei colleghi, molti dei quali sono anche miei amici, affronta con testa alta quotidianamente tutto questo. Ora siamo al centro dell'attenzione – conclude – ma non vorremmo che si dimenticassero di noi nuovamente. L'idea del corto è nata dalla necessità di far emergere questo aspetto e dall'unione di passione e lavoro: amo il cinema e la fotografia e sto finendo l'accademia nazionale del Cinema di Bologna".

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