Sabato, 20 Luglio 2024
Il caso / Sassari

I video porno con la faccia di Giorgia Meloni: ecco la cifra richiesta per il risarcimento

Nuova udienza del procedimento che vede imputato un 40enne per diffamazione. La presidente del Consiglio, costituitasi parte civile, chiede un risarcimento di 100mila euro e testimonierà in videoconferenza da Roma

Riprende oggi, martedì 2 luglio, il processo a Sassari per diffamazione contro un uomo di 40 anni, sassarese, accusato di aver pubblicato su un sito internet pornografico statunitense alcuni video contraffatti apponendo il volto della premier Giorgia Meloni su quello delle attrici a luci rosse originali. Tutto falso, ovviamente. Quel volto era il frutto di una manipolazione grafica al computer, un copia e incolla finito su un sito americano di video pornografici. Il viso è quello di Giorgia Meloni, ignara di tutto, il corpo di vere attrici hard. In aula oggi era attesa la testimonianza proprio della presidente del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile e chiamata a deporre come parte offesa. La premier, non presente in aula, avrebbe dovuto testimoniare in videoconferenza direttamente da Roma.

Meloni, assistita dall'avvocata Maria Giulia Marongiu, ha già annunciato la richiesta di risarcimento danni per 100mila euro, che saranno destinati al fondo del ministero dell'Interno per le donne vittime di violenza. La presidente del Consiglio testimonierà in videoconferenza l'8 ottobre nell'aula della Corte d'assise, l'unica dotata delle strumentazioni necessarie per il collegamento in diretta da remoto, che inizialmente era stato previsto per oggi. 

Giorgia Meloni: il suo volto nei video porno contraffatti

L'inchiesta era stata avviata dalla polizia postale di Sassari nel 2020, in seguito a una segnalazione arrivata direttamente da Roma. Tramite il nickname utilizzato sul sito internet, gli agenti sono risaliti all'utenza telefonica da cui erano partiti i dati e sono riusciti ad identificare i presunti autori dei video. Secondo le accuse, il 40enne, il cui appartamento era stato anche perquisito, aveva modificato dei filmati pornografici e, utilizzando alcuni software specifici per la manipolazione grafica dei video, aveva apposto il volto di Giorgia Meloni sui corpi delle attrici hard. I video sono rimasti in rete parecchi mesi, raccogliendo milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. Meloni, che all'epoca non era presidente del Consiglio, aveva sporto denuncia dopo che alcuni suoi collaboratori si erano resi conto della diffusione dei video cosiddetti "deepfake".

A processo sono così finiti il 40enne e suo padre di 73 anni, difesi dall'avvocato Maurizio Serra. Il 73enne ha chiesto e ottenuto dalla giudice Monia Adami la messa alla prova e l'affidamento all'ufficio di esecuzione penale esterna, per un programma di lavoro di pubblica utilità della durata di 4 mesi che l'imputato svolgerà all'unione italiana ciechi e ipovedenti.

L'eventuale risarcimento da versare nel fondo nazionale del ministero dell'Interno a sostegno delle donne vittime di violenza "è una cifra simbolica", ha spiegato l'avvocata di parte civile, Maria Giulia Marongiu, che tutela Giorgia Meloni. "È un messaggio rivolto a tutte le donne vittime di questo genere di soprusi a non avere paura di denunciare. Vuole contribuire alla tutela delle vittime. Donne che, spesso inconsapevolmente, sono l'obiettivo di questo genere di reati", ha chiarito il legale.

Video hard deepfake: un problema che riguarda tutti

I video deepfake sono un terremoto che riguarda tutti: iperrealistici, generati dai nuovi software di intelligenza artificiale a partire dalle nostre immagini, cominciano a spopolare in rete. La stragrande maggioranza sono porno e le vittime sono soprattutto donne, vittime di revenge porn e sfruttamento della propria immagine per fini sessuali, ma presto potrebbero minare anche le nostre democrazie: lo abbiamo raccontato in questo articolo.
 

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