Giovedì, 3 Dicembre 2020

Dentro Villa Miralago, dove il cibo è il nemico

Tra i migliori centri d'Italia per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, qui in tanti ce l'hanno fatta. Il vice direttore sanitario Marta Agosti a Today: "È una battaglia che si può vincere"

Villa Miralago

Quando si varca la soglia del cancello di Villa Miralago ci si immerge in un'oasi di pace tra i colli di Cuasso al Monte, in provincia di Varese. È nel silenzio di quei boschi che chi entra inizia la sua battaglia. In Italia il 3,5% della popolazione soffre di disturbi del comportamento alimentare, cifra stimata al ribasso considerando l'altra fetta di persone che lotta per restare invisibile, come la sua patologia. A Villa Miralago - tra i migliori centri d'Italia per la cura dei Dca, convenzionato con il SSN - di pazienti ce ne sono 61. "Arrivano da tutta Italia - spiega a Today la Dottoressa Marta Agosti, vice direttore sanitario della struttura - Abbiamo un numero di posti accreditati con la Regione Lombardia, gli altri sono fuori regione". 

Chi arriva a Villa Miralago

La stragrande maggioranza dei pazienti hanno tra i 18 e i 30 anni, ma non sono solo ragazze, come precisa la Dottoressa Agosti: "La nostra è una comunità psichiatrica accreditata, le persone possono essere inviate da noi solo tramite il servizio psichiatrico territoriale a cui appartengono. La maggior parte sono ragazze, ma ci sono anche maschi. I disturbi del comportamento alimentare colpiscono anche loro, anche se ci sono più difficoltà nel riconoscerli. Il ragazzo giovane che inizia ad avere problemi con l'alimentazione e col proprio corpo non è facilmente individuato dalla famiglia come problematico Dca, né lui si autorizza a manifestare i suoi problemi per sentimenti di vergogna e imbarazzo". I pazienti che arrivano qui sono di un livello di gravità che va da medio a elevato e vengono divisi in nuclei comunitari: "Ci sono 4 nuclei, ognuno con la sua equipe multidisciplinare formata da uno psichiatra, uno psicoterapeuta, un educatore, un nutrizionista e specialisti per la riabilitazione motoria - continua il vice direttore sanitario - Un nucleo è per i minori, due per i pazienti adulti e poi c'è il nucleo ginestra, che accoglie pazienti con bisogni assistenziali maggiori, quindi più gravi. Si tratta spesso di pazienti che hanno bisogno della nutrizione enterale (con sondino, ndr)". L'anoressia e la bulimia sono i casi più diffusi, ma i quadri sono dei più svariati e intersecati tra loro: "Vediamo di tutto. A volte casi gravi non asseriscono a quadri di anoressia o bulimia classica, spesso si intrecciano. Disturbi dell'alimentazione evitanti e restrittivi, ad esempio, che non sono propriamente anoressie nervose. Soprattutto in età evolutiva, questi pazienti mangiano pochissimi cibi e selezionati, non hanno dispercezione dell'immagine corporea, ovvero non si vedono grassi, ma non si alimentano in maniera regolare e sana". 

Binge eating, vigoressia e ortoressia

Scendendo dalla punta dell'iceberg dell'anoressia e bulimia, troviamo disturbi del comportamento alimentare di cui si parla poco. Continua a spiegarci la Dottoressa Agosti: "La vigoressia e l'ortoressia sono i quadri iniziali. La vigoressia, che è soprattutto di appannaggio maschile, è il bisogno primario di avere un corpo sano e muscoloso, con un bassissimo indice di grasso corporeo. Sono persone che generalmente fanno un'attività fisica intensa, che hanno un'alimentazione prevalentemente iper-proteica, a discapito dei carboidrati, molto spesso sbilanciata. Non parliamo di persone che vanno in palestra per tenersi in forma, ma queste abitudini diventano prioritarie e interferiscono fortemente con la propria vita. Ad esempio, se gli amici mi invitano a mangiare la pizza, io mi porto il tonno o qualcosa che prevede la mia dieta, altrimenti non vado proprio, e se non vado a fare ogni giorno due ore di palestra è crisi. Un tunnel dal quale poi non si riesce più ad uscire. C'è una forte ossessione rispetto alla forma fisica, loro non si vedono grassi come un'anoressica ma si vogliono vedere muscolosi e con delle forme che corrispondono a modelli nella loro testa. Questi quadri, insieme all'ortoressia, ovvero l'ossessione di mangiare sano, sono iniziali, difficili da individuare. Poi si passa a quadri di anoressia e bulimia". E poi c'è il binge eating, ovvero un'alimentazione incontrollata caratterizzata da grandi e ricorrenti abbuffate: "Ricoveriamo anche grandi obesi. C'è stato un passaggio medico e culturale per cui finalmente queste persone vengono riconosciute con un problema del comportamento alimentare".

"È molto comune passare da un disturbo alimentare all'altro"

I Dca si parlano, spiega Marta Agosti: "È molto comune passare da un disturbo alimentare all'altro. Ad esempio è rarissimo trovare un'anoressica restrittiva pura. Sono tutte passate dalla bulimia o sono anoressie purging, quindi con abbuffate e vomito. Tranne che agli esordi, per ragazzine che hanno sviluppato il disturbo da pochi anni, nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo alimentare è mutato da anoressia a bulimia, molto spesso anche bing eating". Difficile stabilire un fattore scatenante comune, ma ci sono sicuramente dei tratti che predispongono allo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare: "Sicuramente sono tutte persone che a vario titolo utilizzano il rapporto con il cibo e il corpo, inconsapevolmente, per esprimere un malessere molto profondo. Sul perché vengano utilizzati il corpo e il cibo esistono tanti fattori, dalla pressione culturale sulla magrezza e il bel corpo come simbolo di successo personale, a fattori personali di fragilità, ma anche fattori ambientali. Incontriamo spesso pazienti che hanno la mamma, la sorella, la cugina, la nonna o la zia, con un disturbo alimentare".

Quanto dura un ricovero

I ricoveri a Villa Miralago non durano mai meno di 8/9 mesi, quella è la media, ma possono arrivare anche a un anno e mezzo, fino a due. Durante la degenza sono consentite le visite - sempre concordate - e permessi per uscire, salvo le prime settimane, quelle di inserimento. Le più dure, prosegue la Agosti: "La nostra è una comunità terapeutica riabilitativa, l'obiettivo è dare una cura che poi andrà continuata a casa, perché le cure per i Dca sono molto lunghe. Dobbiamo fornire risorse per reinserirsi nel proprio contesto sociale e abitativo. Le ragazze quando arrivano, per 2/3 settimane, non hanno il telefono e non possono uscire. Questo è necessario in una fase di osservazione, anche per favorire l'integrazione in un contesto comunitario, che è un passaggio molto delicato. Parliamo di patologie dove la critica è molto bassa e la motivazione è quasi sempre assente, quindi la prima fase deve volgere a favorire un inserimento e un aggancio con l'equipe che è possibile solo in questo modo. Poi gradualmente le pazienti escono, prima con gli operatori, a piccoli gruppi, a fare dei pasti, delle passeggiate. Possono ricevere visite ma sempre concordate con l'equipe. L'uscita e la visita rientrano nel progetto terapeutico cucito sulla singola persona". La reazione al ricovero è quasi sempre dura: "Non arrivano mai con una motivazione strutturata, la motivazione alla cura va costruita. Il grande lavoro è far sì che il paziente si fidi di noi, creando la giusta alleanza terapeutica e da lì iniziare a lavorare sulla motivazione. Nel tempo però quasi sempre si riesce a creare e si creano anche legami molto intensi. Abbiamo pazienti che a distanza di anni ancora ci scrivono, ci vengono a trovare, ci ringraziano".

Una giornata a Villa Miralago

La giornata, scandita da una serie di orari e di regole, inizia presto e gli appuntamenti sono serrati: "Il momento del pasto è fondamentale nella terapia, quindi si esige puntualità e presenza, poi ci sono le terapie. La giornata fondamentalmente si svolge secondo un proprio planning individuale, che viene consegnato al paziente dopo la prima settimana. Abbiamo moltissime attività: espressive, motorie, arteterapia, teatroterapia, attività musicale e poi tutte le attività di tipo psicomotorio, per l'area riabilitativa, quindi danza, movimento creativo, psicomotricità. Abbiamo dei gruppi terapeutici di parola, di 7/8 pazienti al massimo con due terapeuti. Poi ovviamente i colloqui individuali. Il nostro paziente ha in media un colloquio a settimana con lo psichiatra, due o più con lo psicoterapeuta, colloqui educativi, colloqui nutrizionali. Hanno delle giornate intense". Per la scuola, invece, didattica a distanza ma anche in presenza, appogiandosi agli istituti del territorio: "Riusciamo a inserire pazienti all'interno di classi, in accordo con i presidi, anche se di diverso indirizzo scolastico. Se un paziente è in grado e viene ritenuto che possa frequentare la scuola lo può fare". 

"Le amicizie che nascono vanno sempre osservate e gestite"

Tra i pazienti nascono inevitabilmente rapporti, ma bisogna fare attenzione: "Spesso nascono amicizie, anche molto intense, ma vanno sempre osservate e gestite. Bisogna tenere un occhio sulle dinamiche del gruppo dei pazienti perché a volte si creano legami che possono essere disfunzionali, basati sul sintomo o sulla malattia e questo non è bene. Si creano però anche rapporti funzionali, dove viene messo a nudo e criticato il sintomo e questa è la dinamica che si sfrutta nelle terapie di gruppo".

Le dimissioni e il reinserimento

Nel lungo periodo del ricovero, i pazienti vivono in un ambiente protetto, ma tra i primi obiettivi della cura c'è il reinserimento. La fase finale del percorso a Villa Miralago è molto delicata, spiega la Dottoressa Agosti: "Si intensificano i ritorni a casa, si dà modo al paziente di sperimentarsi in quella che è la vita fuori, rientrando in comunità e portando le criticità che ancora ci sono, per riuscire a lavorarci nel tempo che rimane fino alla dimissione. È normale che un paziente dopo un anno di comunità si senta in difficoltà e abbia timore a riprendere la sua vita fuori, ma la preparazione al rientro a casa fa parte del percorso terapeutico e ci si lavora per tempo". 

Si esce da Villa Miralago, ma soprattutto si può uscire definitivamente dai disturbi del comportamento alimentare. Questo è un messaggio che la Dottoressa Marta Agosti non si stanca di ripetere: "Si può guarire completamente e noi lo vediamo. Non è vero che non se ne esce mai. Non si guarisce in 8 mesi a Villa Miralago, la cura va continuata a casa, ma è una battaglia che si può vincere". 

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