È morto Vincent Lambert: simbolo della battaglia sul fine vita in Francia

L'ex infermiere di 42 anni si è spento alle 8.24 di questa mattina al Policlinico di Reims. Le cure palliative erano state interrotte la scorsa settimana a conclusione di una lunga vicenda giudiziaria

Vincent Lambert

È morto Vincent Lambert, il tetraplegico in stato vegetativo divenuto simbolo delle battaglie sul fine vita in Francia. Lambert si è spento alle 8.24 di questa mattina al Policlinico di Reims. Lo ha reso noto il nipote Francois. In seguito a un incidente automobilistico quasi undici anni fa, Lambert, ex infermiere di 42 anni, era in stato neurovegetativo. Le cure palliative erano state interrotte la scorsa settimana a conclusione di una lunga vicenda giudiziaria.

Un caso che ha diviso la Francia e la stessa famiglia di Lambert

Il caso aveva innescato un acceso dibattito sul fine vita in Francia dividendo la stessa famiglia di Lambert. Papà Pierre e mamma Viviane, di 90 e 73 anni, avevano presentato tre ricorsi contro la decisione del consiglio di Stato di sospendere le cure palliative. Favorevoli a sospendere nutrizione e idratazione artificiali erano invece, già dal 2013, la moglie Rachel, il nipote Francois, e i cinque fratelli e sorelle di Lambert. 

Lo scorso 21 maggio Corte di Appello di Parigi aveva ordinato la ripresa delle cure accogliendo favorevolmente la richiesta dei genitori, entrambi ferventi cattolici. Il consiglio di Stato, così come la Corte di Strasburgo, si era invece più volte pronunciato in senso opposto. 

La madre: "Lo stanno uccidendo"

"Lo stanno uccidendo senza averci detto nulla, sono dei mostri", ha affermato qualche tempo fa la madre. Per lei invece il figlio aveva reazioni incoraggianti, "gira la testa, ho così tanti video, ma nessuno vuole vederli". Così non la pensavano i medici che hannno sempre parlato di una "ostinazione irragionevole".

Cosa prevede legge francese sul fine vita

La legge Claeys-Leonetti varata in Francia nel 2016 di fatto proibisce l'eutanasia e il suicidio assistito, prevede però l'interruzione delle cure per il mantenimento artificialmente in vita di un paziente in caso di accanimento terapeutico, contro il volere del paziente o in seguito a una "decisione collegiale" (la moglie Rachel ha testimoniato pià volte di fronte al Consiglio di stato che il proseguimento delle cure sarebbe stato contro la volontà del marito). La legge prevede anche che, oltre alle procedure per la fine delle cure palliative, sia garantita una sedazione "controllata, profonda e continua" e la somministrazione di analgesici per precauzione.

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