Giovedì, 25 Febbraio 2021

Seconda ondata coronavirus: quando inizia la discesa e che Natale ci aspetta

In che fase dell'epidemia siamo? Il picco potrebbe essere vicino, ma le oscillazioni quotidiane non sono indicative al momento. Conte spera di arrivare a fine anno "con un certo margine di serenità". Ma è impossibile sapere quando ci libereremo dal Sars-CoV-2

Il coronavirus nelle ultime 24 ore ha contagiato 30mila persone in Italia:  il numero dei positivi arriva così a superare quota 443mila attualmente positivi, un livello mai raggiunto durante la prima ondata. Ci sono alcuni indicatori che farebbero pensare però che il virus stia in qualche modo "rallentando" la sua corsa nelle Penisola: l'aumento pare infatti più contenuto 'giorno su giorno' rispetto a una o due settimane fa. Il nuovo Dpcm  ha suddiviso intanto le regioni in tre fasce, con relative strette.

Seconda ondata: quando inizia la discesa?

Non è però possibile sapere se a breve povrebbe iniziare la discesa. Solitamente il picco si raggiunge a circa 60-70 giorni dall’inizio e nel caso specifico che stiamo vivendo sarebbe riconducibile alla metà di settembre. Nulla di ufficiale, solo ipotesi. La Lombardia, la regione sempre di gran lunga più colpita,  crescita appare contenuta rispetto alle settimane precedenti. Ancora però non si vede la discesa.

"Oscillazioni quotidiane" nel numero dei contagi, che "sono ampiamente previste, quello che bisogna vedere è come va il trend. E certamente nelle ultime 3 settimane abbiamo avuto un trend in aumento, anche se negli ultimi giorni, a occhio e croce, vediamo una certa stabilizzazione a livelli relativamente elevati", ha detto ieri Giovanni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, in conferenza stampa al ministero. Ma ha precisato l'esperto, "il numero di positivi sul numero di tamponi supera il 10%". Quindi il "tasso di positività è ancora piuttosto elevato e questo è un segnale non del tutto positivo. Il numero di ricoveri, anche in terapia intensiva, negli ultimi giorni è stato tendenzialmente in aumento - ha continuato Rezza - anche se in quasi tutte le aree del Paese ancora non si registra una vera e propria criticità, perché il numero di posti in terapia intensiva è aumentato rispetto alla fase 1" dell'emergenza.

Covid: che Natale 2020 ci aspetta?

Si torna sempre a quel numero dei ricoverati in terapia intensiva, uno dei valori da tenere d'occhio con più attenzione. Il picco della prima ondata era stato raggiunto tra fine marzo e inizio aprile, ma non iniziò subito quel calo sensibile dei contagi che in molti si aspettavano. Era quello che i virologi definirono "il paradosso del plateau". Sì, il virus rallentava in Italia, e a confermarlo era soprattutto il dato bello delle terapie intensive, ma i nuovi casi continuano ad essere identificati e il plateau", la sorta di altipiano che aveva seguito il picco, "resistette" per alcune settimane prima di una più decisa discesa.  I dati della seconda settimana di novembre saranno decisivi in tal senso, per capire l'andamento dell'epidemia.  Se l'ondata continuasse a seguire l’andamento prevedibile, povrebbe durare fino a Natale, procedendo verso una progressiva diminuzione dei casi. Ma nulla è calcolabile scientificamente e le variabili sono tante.

Il premier Conte ieri l'ha messo in chiaro, misure più dure oggi ma con la speranza che possano essere efficaci anche nel breve periodo: "Se arriviamo al Natale con un certo margine di serenità, anche la fiducia nei consumi non sarà depressa e potremo vedere un certo margine di ripresa. Non sto pensando a un Natale con veglioni e abbracci. Dobbiamo sempre rispettare le regole".cIl quadro non è promettente al momento, ma i segnali sono in chiaroscuro. Conte sintetizza così:

"La media nazionale dell’indice di trasmissibilità è 1,7. Rispetto alle persone contagiate sale il numero degli asintomatici, diminuisce in percentuale il numero di persone ricoverate ma c’è l’alta probabilità che molte regioni superino le soglie delle terapie intensive e mediche".

Seconda ondata: quando ci libereremo dal Sars-CoV-2?

Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive «Spallanzani» di Roma, prova a rispondere, sul Corriere della Sera, a chi gli domanda quando ci libereremo dal Covid? "Anthony Fauci, il virologo americano, ha già detto che dovremo fare i conti con questa pandemia per almeno tutto il 2021 cercando di tenerla sotto controllo. Io sono d’accordo. I primi vaccini e cure più efficaci di quelle attuali, soprattutto gli anticorpi mo- noclonali, potrebbero essere disponibili tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Poi bisognerà distribuirli e renderli accessibili a tutta la popolazione mondiale. Un compito organizzativo e logistico che non può essere realizzato in poche settimane». Poi, il virus potrebbe sparire per sempre dopo aver creato l’immunità di gregge?

"Sappiamo ancora poco del Sars-CoV-2. Abbiamo visto che tende a non mutare e questo potrebbe essere positivo nell’ottica di un vaccino, ma 10 mesi sono decisamente troppo pochi per escludere che possano prendere piede in futuro mutazioni significative. Sull’immunità vale lo stesso discorso. A oggi i casi di reinfezione sono pochi, eppure non possiamo escludere che l’immunità acquisita dopo l’infezione possa esaurirsi dopo qualche mese".

Robert Dingwall, professore di scienze sociali alla Nottingham Trent University, diceva pochi giorni fa all'Independent che è "impossibile fornire un calendario scientificamente giustificabile" sulla fine dell'epidemia di coronavirus nel mondo. Ne sappiamo, semplicemente, troppo poco. Michael Head, ricercatore presso l'Università di Southampton, spiega che le stime sono particolarmente difficili perché il coronavirus è un nuovo virus, ignoto fino a un anno fa. “La difficoltà con qualsiasi modello di previsione futura è che si tratta di un virus completamente nuovo e la portata di questa pandemia non ha precedenti nella memoria dei nostri giorni. La portata della globalizzazione e della connettività internazionale è tale che il 'finale' è davvero difficile da prevedere con certezza". La parola fine è lontana.

Seconda ondata: il virus sta (già) rallentando per davvero?

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