Martedì, 18 Maggio 2021
L'inchiesta di Bergamo e i documenti presentati in procura / Bergamo

I familiari delle vittime covid: "I nostri cari morti per gli errori delle istituzioni. Draghi ci ascolti, vogliamo 200 milioni di risarcimenti"

A che punto sono le indagini della procura di Bergamo sul caso dell'ospedale di Alzano Lombardo, l'istituzione della zona rossa e l'attuazione del piano pandemico in Italia. I rimpalli di responsabilità tra istituzioni e i documenti che certificano - secondo i legali che hanno chiamato in causa ministero della Salute, presidenza del Consiglio dei ministri e regione Lombardia - errori e omissioni nella prima ondata. Violazioni di legge che secondo i familiari delle vittime covid della Val Seriana (Bergamo) hanno comportato il decesso dei propri cari. L'intervista a Consuelo Locati, avvocata che guida il team di legali che rappresenta molti di loro

L'ingresso dell'ospedale di Alzano Lombardo (Bergamo). ANSA/TIZIANO MANZONI

Non c'era nemmeno l'ossigeno a sufficienza per assistere i primi pazienti malati, figurarsi i dispositivi di protezione. I cimiteri erano saturi e non c'era più posto nei forni crematori un anno fa a Nembro, Alzano Lombardo e Seriate. La Val Seriana, in provincia di Bergamo, è stata l'epicentro della prima ondata. Migliaia di vittime e un grande senso di impotenza e solitudine perché non si capiva bene cosa stesse accadendo. Di lì a poco, le bare dei morti lungo le strade di Bergamo trasportate dai camion dell'esercito avrebbero reso atrocemente il senso del dramma vissuto.

Giovedì scorso, 18 marzo, il premier Mario Draghi, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana hanno ricordato le vittime di covid nella giornata istituita per la loro memoria, inaugurando il "bosco della memoria" al Parco della Trucca di Bergamo. Molti dei familiari delle vittime del covid della Val Seriana non c'erano. Non hanno voluto passerelle né riflettori. I parenti delle vittime chiedono giustizia, sostengono che quanto successo in Italia e in modo particolare in Lombardia non sia stata una fatalità e per questo hanno già depositato diversi esposti in procura, con prove documentali, per avere almeno un indennizzo. Consuelo Locati, avvocata bergamasca, guida il team di legali che rappresenta molti di loro, circa 500 persone. L'abbiamo intervistata.

I pm di Bergamo indagano per epidemia colposa su quanto avvenuto in Val Seriana nel marzo scorso. Andrà verificato non solo se il vecchio piano pandemico nazionale - risalente al 2006 - che organizza la risposta del Paese a un'emergenza come il covid sia stato aggiornato, ma anche se sia stato attivato e applicato a partire dal 5 gennaio 2020, data in cui l'Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato a livello mondiale l'allarme per una polmonite sconosciuta. Sono stati ascoltati il governatore della Lombardia Attilio Fontana, il ministro della Salute Roberto Speranza e alcuni membri del Comitato tecnico scientifico.

A che punto sono le indagini?

"Di fatto la procura di Bergamo sta approfondendo sia la parte relativa all'assenza di un piano pandemico adeguato, sia alla probabile mancata attuazione del piano pandemico obsoleto del 2006, per capire se le conseguenze di un'eventuale applicazione anche del piano pandemico obsoleto del 2006 avessero potuto comportare anche una riduzione del numero dei decessi e quindi un contenimento del virus. Noi e i magistrati siamo in attesa che venga presentata una perizia del professor Andrea Crisanti che probabilmente potrebbe dare un'indicazione ulteriore rispetto alla sussistenza del nesso eziologico, il nesso di causalità tra il fatto e la conseguenza. I magistrati della procura di Bergamo stanno facendo un lavoro epocale, stanno approfondendo e sentendo ogni personalità politica, istituzionale e amministrativa deputata a porre in essere determinati atti che da quanto ci risulta non sono stati compiuti. Hanno sentito Miozzo, Ruocco e Brusaferro del Cts, il ministro Speranza due volte. Il piano pandemico era stato redatto seguendo le linee guida dell'Oms del 2005 e il regolamento sanitario internazionale vigente all'epoca. Non è mai più stato aggiornato nonostante una decisione del Parlamento europeo dell'ottobre 2013 che di fatto doveva essere per legge recepita in Italia: tale decisione obbligava gli Stati membri ad avere un piano pandemico adeguato con le nuove linee guida proprio perché rilevava che le pandemie si verificano a cicli di 5-10 anni, per cui ogni Stato doveva essere preparato ad affrontare e a dare una risposta ad un evento pandemico. In più ci sono i documenti sulle auto-valutazioni a me pervenuti dal ministero su mia espressa richiesta, da cui risulterebbe che l'Italia si sia sempre data una valutazione col massimo dei voti rispetto a quello che è previsto da un piano pandemico adeguato per la preparazione alla risposta ad una pandemia, a partire dal numero di laboratori certificati, dalle scorte di dispositivi di protezione, dall'implementazione dei posti letto delle terapie intensive, oltre a tutto quello che è necessario per l'attivazione della catena di comando al verificarsi del primo caso di trasmissione interumana di un virus".

Cosa è accaduto realmente secondo voi all'ospedale di Alzano Lombardo, sull'esecuzione della zona rossa e sull'attuazione del piano pandemico nel marzo scorso? Il dramma vissuto in Val Seriana è dovuto a un'emergenza che nessuno avrebbe potuto immaginare o ci sono responsabilità precise?

"Secondo noi e secondo i documenti che abbiamo recuperato, il problema è connesso probabilmente alle direttive per la chiusura dell'ospedale di Alzano Lombardo: per questo ci sono già due indagati addirittura anche per falso, perché avrebbero dichiarato che l'ospedale era stato sanificato secondo i protocolli, ma in realtà così non era stato. La volontà era quella di non chiudere l'ospedale di Alzano, in violazione anche di quanto previsto dal piano di prevenzione regionale di regione Lombardia del 2014-2018, poi prorogato al 2019 e integrato nel 2015 in occasione dell'Expo, in cui si prevedeva che al primo caso di trasmissione interumana di un virus, questo doveva essere immediatamente isolato, tracciato nei contatti con l'attivazione della sorveglianza attiva. Questo non è successo e lo abbiamo visto tutti. Di fatto è una responsabilità che può derivare dalla regione. E invece abbiamo assistito ad una serie di rimpalli di responsabilità su chi doveva chiudere e cosa doveva fare... In realtà abbiamo visto tutti che con le ultime istituzioni delle zone rosse locali anche la regione poteva intervenire: non a caso queste ordinanze sono state firmate proprio dalla regione. Non solo, perché il 23 febbraio 2020 era stato emanato un Dpcm che prevedeva all'articolo 1 comma 1 che addirittura i sindaci potessero intervenire per emanare misure stringenti a tutela della salute collettiva. Quindi già all'epoca c'era un riferimento normativo che legittimava l'intervento delle regioni, e non è stato fatto. Rispetto al piano pandemico, aggiungo che quelli nazionali vengono redatti in Italia al tavolo di coordinamento tra Stato e regioni. E le regioni poi devono emanare dei piani attuativi regionali connessi al piano nazionale. Il fatto che non sia stato adeguato un piano pandemico nazionale è responsabilità certamente dell'organo centrale, ma c'è anche una corresponsabilità da parte delle regioni che non hanno provveduto né a chiederlo né a redigere a loro volta dei piani attuativi regionali adeguati. La connessione di questi fatti, eventi e omissioni ha comportato poi i decessi. Governo e regioni non avevano quello che serviva per affrontare un evento pandemico, l'Italia non ha fatto quello che invece aveva l'obbligo di fare, a partire dal 2013 e da quella decisione del Parlamento europeo sull'obbligo per gli Stati membri di avere un piano pandemico adeguato".

Quali prove documentali avete presentato per sostenere le vostre tesi?

"Abbiamo presentato circa 120 documenti, a partire dai piani di prevenzione lombardi e poi le delibere e le comunicazioni del rischio fatte dagli organi istituzionali che non sono passate in forma corretta ai cittadini. C'è la circolare informativa del ministero della Salute del 30 gennaio 2020, inviata a tutte le regioni e agli organi amministrativi locali, dove risultava che il virus era arrivato e che veniva trattato come un virus di fascia A, ossia come la peste. In realtà poi fino a fine febbraio le istituzioni dicevano che il virus era poco più di una banale influenza perché non era così aggressivo nelle conseguenze. E c'è il "piano segreto" del febbraio 2020 con gli studi di Stefano Merler che abbiamo avuto in mano grazie a un onorevole che lo ha ottenuto dopo una richiesta e un ricorso al Tar (nota 1 in fondo all'articolo). Abbiamo poi i documenti di auto-valutazione dell'Italia sul piano pandemico inviati all'Oms e alla Comunità europea. E il rapporto a firma del dottor Zambon, pubblicato e poi rimosso dal sito dell'Oms nell'arco di 24 ore il 13 maggio scorso (nota 2); infine le relazioni del generale Lunelli (nota 3)".

La prima udienza della causa civile intentata contro regione Lombardia, ministero della Salute e presidenza del Consiglio a cui hanno aderito 500 familiari delle vittime di covid è fissata per il 14 aprile. Cosa chiedono i familiari delle vittime in sede civile e cosa si aspettano?

"I familiari che si sono riuniti dando mandato a noi colleghi di un team di avvocati sono circa 500 e rilevano delle violazioni di legge che hanno comportato il decesso dei propri cari. Hanno subìto quindi un danno da lesione del vincolo parentale. Per legge bisogna chiedere un risarcimento del danno quantificato economicamente. Ma in realtà il fine vero dell'azione civile è che le istituzioni chiamate in causa - ministero della Salute, presidenza del Consiglio dei ministri e regione Lombardia - si assumano la responsabilità dei loro atti o delle loro omissioni e provvedano in causa a fare una proposta transattiva di risarcimento a tutti questi familiari. E sul presupposto dell'assunzione di responsabilità poi provvedano a elaborare e promulgare una legge sugli indennizzi".

A quanto ammontano i risarcimenti richiesti?

"Abbiamo chiesto un risarcimento individuale per ogni familiare, a seconda del grado di parentela con la vittima, in base alle tabelle del tribunale di Roma in materia di danno parentale. La somma complessiva richiesta si aggira intorno ai 200 milioni di euro". 

So che avete chiesto anche un incontro al nuovo presidente del Consiglio. Quando vedrete Draghi e cosa chiedete alle istituzioni?

"Abbiamo inviato due o tre Pec alla segreteria della presidenza del Consiglio dei ministri chiedendo un incontro proprio per parlare di quello che i familiari delle vittime vogliono. La nostra richiesta è che la presidenza si faccia carico di fare qualcosa di concreto per dare ragione di fatto a questi familiari, non tanto perché lo dicono loro ma perché questo risulta dai documenti. Parte di quei documenti vengono proprio dalle istituzioni che noi abbiamo chiamato in causa: provenendo da loro sono anche abbastanza inconfutabili... La presidenza del Consiglio dei ministri ci ha fatto sapere che incontrerà i legali dei 500 familiari delle vittime. Considerato poi che il presidente Mario Draghi era a Bergamo nella giornata del 18 marzo, i familiari stessi avevano inviato delle Pec al sindaco Giorgio Gori chiedendo che lui facesse da tramite per poter dare ai legali la possibilità di incontrare il premier. Io stessa avevo mandato un messaggio al sindaco. Ai familiari però nessuno ha dato risposta. Poco importa, perché a noi interessa parlare con Draghi e la sua segreteria ci ha dato disponibilità".

Note sui documenti presentati come prove documentali dai legali dei familiari delle vittime.

Nota 1 - L'epidemiologo Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler di Trento aveva realizzato la prima proiezione italiana dei dati cinesi sulla Covid-19, una ricerca intitolata "Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul sistema sanitario nazionale" poi utilizzata dal governo italiano per stilare un piano pandemico dopo che nel 2017 il direttore dell'Oms, Ranieri Guerra, aveva indicato al ministero della Salute la necessità di rifare il piano, che era vecchio del 2006. La ricerca di Merler venne prima secretata dal governo e poi usata per stilare le misure per fronteggiare la pandemia. Il 12 febbraio 2020 Merler venne ascoltato al ministero della Salute dal Cts e da Roberto Speranza. I grafici della sua indagine illustravano possibili scenari che ipotizzavano cifre massime vertiginose: il contagio di 2 milioni di cittadini e la morte di decine di migliaia di persone, fino a 60mila totali. In tutte le variabili, per il sistema sanitario sarebbe stato "un disastro e il lockdown inevitabile". A fargli considerare stime così elevate fu la collaborazione con l'università di Shanghai: tra fine gennaio e i primi di febbraio, lui e il collega Marco Ajelli si resero conto che la maggior parte della trasmissione dei contagi era pre-sintomatica. "Uno studio a cui partecipavo da gennaio dimostrava che l'epidemia in Cina era molto più diffusa di quel che dicevano e che era già uscita dai loro confini. I virus - spiegava Merler - sono contenibili solo se si verificano due condizioni: una bassa contagiosità, il famoso R0 più basso di 1, e una bassa frazione di trasmissione non vista, quella asintomatica o pre-sintomatica. Insomma, lo scenario era devastante. L'unica cosa che non sapevamo era quando il virus sarebbe arrivato in Italia", aveva detto in un'intervista a la Repubblica. Lo studio è rimasto in un primo momento secretato perché la presidenza del Consiglio stava valutando allora se e come renderlo pubblico. Secondo il direttore generale della programmazione del ministero della Salute Andrea Urbani, uno degli scenari elaborati da Merler era troppo drammatico per essere divulgato e avrebbe finito "per scatenare il panico".

Lo studio di Stefano Merler in Pdf

Nota 2 - Il 13 maggio 2020 un gruppo di ricercatori dell'Oms affronta il tema della risposta all'epidemia messa in atto in Italia nella prima ondata. Lo fa attraverso un report, prodotto per i Paesi che ancora non avevano affrontato il covid e avrebbero dovuto prepararsi prendendo spunto dall'esperienza italiana. Il documento viene pubblicato e rimosso nell'arco di 24 ore dal sito dell'Organizzazione mondiale della sanità, a detta dell'Oms perché pieno di errori. Francesco Zambon, tra i ricercatori che hanno firmato quel report, rigetta questa ricostruzione. Il problema sarebbe un altro: nel documento c'è scritto che il piano pandemico italiano, che organizza la risposta del Paese ad un'emergenza come il covid, non veniva aggiornato dal 2006, ma semplicemente rinnovato senza cambiare una virgola. L'ultimo rinnovo era stato approvato nel 2017. Francesco Zambon lo ha raccontato al Guardian. Ranieri Guerra, all'epoca direttore generale della prevenzione del ministero della Salute e oggi vicepresidente Oms per l'Europa, ha negato tutte le accuse e sostenuto di non aver mai censurato quel documento che presentava un'analisi dettagliata degli errori commessi dall'Italia nella prima fase dell'epidemia. Gli autori del documento parlavano di un Paese "totalmente impreparato perché aveva un piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia influenzale creato nel 2006 dopo l'esperienza della Sars. Lo stesso piano era stato confermato nel 2017, ma la pianificazione, tuttavia, è rimasta più teorica che pratica, con pochi investimenti o la traduzione delle intenzioni in misure concrete. Non preparati a una simile inondazione di pazienti gravemente malati, la reazione iniziale degli ospedali è stata improvvisata, caotica e creativa". La procura di Bergamo sta indagando anche su questa vicenda.

Il report di Francesco Zambon in Pdf

Nota 3 - Secondo le stime dello studio "Covid-19, valutazione della qualità della pianificazione italiana per far fronte a una pandemia e confronto con quella di altri Paesi", elaborate dal generale dell'esercito in pensione Pier Paolo Lunelli e depositate al tribunale di Bergamo, almeno diecimila morti si sarebbero potuti evitare. Lunelli, esperto di pianificazione e autore di protocolli per piani pandemici in diversi Stati europei, da mesi analizza come mai l'Italia fosse impreparata di fronte alla prima ondata.

Lo studio di Pier Paolo Lunelli in Pdf

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I familiari delle vittime covid: "I nostri cari morti per gli errori delle istituzioni. Draghi ci ascolti, vogliamo 200 milioni di risarcimenti"

Today è in caricamento