Giovedì, 29 Luglio 2021
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Coronavirus, aerei bloccati e voli cancellati: chi può chiedere il rimborso (e come fare)

Voli cancellati ogni giorno, chiusura del traffico aereo, passeggeri bloccati in Cina. Chi può chiedere il rimborso e come ottenerlo: facciamo chiarezza

Traffico aereo bloccato e voli cancellati a causa dell'epidemia di coronavirus. Cosa fare? In questa situazione di incertezza, con i voli da e per la Cina bloccati in Italia, i passeggeri si interrogano in merito ai propri diritti. Prima del blocco, ogni mese dalla Cina sbarcavano circa 50mila persone ed erano circa dieci i voli giornalieri per l’Italia. La media di passeggeri mensili in arrivo da Wuhan, città da cui è partita la crisi sanitaria, era invece di circa 2300 persone. Non si contano invece i collegamenti cargo legati alle importazioni: anche per questa tipologia di voli c’è stato un blocco totale.

RimborsoalVolo.it, società italiana nata nel 2009 per aiutare i passeggeri che hanno subìto un disagio aereo ad ottenere il risarcimento che gli spetta secondo il regolamento comunitario, fa presente che in questo caso si tratta di una circostanza specifica non prevista dalle normative UE per quanto riguarda, nel dettaglio, il rimborso e/o il risarcimento del passeggero che si vede cancellato il proprio volo.

L'Italia sta cercando di riportare nel nostro Paese i concittadini rimasti bloccati in Cina, con voli di Stato messi a disposizione dalla Farnesina. L’operazione, che avviene sotto forti controlli sanitari, risulta prolungarsi e molti italiani sono ancora bloccati in Asia. Ma cosa dice la normativa UE di riferimento? In caso di volo cancellato i passeggeri hanno diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione su un altro volo, oltre alla compensazione pecuniaria per il disagio subìto che varia in base alla distanza del volo e che, in questo caso, sarebbe di 600 euro. La normativa, però, sottolinea che non è dovuto il risarcimento in caso di “circostanze eccezionali” quali:

  • decisioni relative alla gestione del traffico aereo
  • instabilità politica
  • condizioni meteorologiche avverse
  • rischi per la sicurezza

“I principali aeroporti colpiti sono sicuramente Malpensa e Fiumicino da dove partiva ed arrivava la quasi totalità dei voli dalla Cina - ci racconta Kathrin Cois, responsabile della comunicazione di RimborsoalVolo.it –. Le compagnie aeree hanno agito in maniera più o meno decisa anche in anticipo rispetto alle decisioni del governo, bisogna ricordarsi che i passeggeri sono comunque tutelati ed in casi di mancata partenza è loro pieno diritto richiedere il completo rimborso delle spese sostenute per l’acquisto del biglietto”.

Nel dettaglio, British Airways e Air India sono state le prime due compagnie ad interrompere i collegamenti da e per la Cina. Tra i vettori europei troviamo Lufthansa che, insieme a British, garantisce il rimborso del biglietto aereo per tutti i passeggeri dei 54 voli settimanali soppressi fino a fine febbraio. Alcune compagnie, invece, hanno soltanto ridotto i collegamenti con la Cina, per questioni più economiche che sanitarie a causa proprio del crollo improvviso delle prenotazioni. Tra queste troviamo le due statunitensi American Airlines e United Airlines e, a seguire, Air Canada e Finnair. Il problema non riguarda solo gli italiani che vogliono tornare ma anche i cittadini cinesi che vogliono far ritorno in Cina. Sono tra le 10 e le 30mila le persone cinesi che non possono far ritorno nel loro Paese. E a Fiumicino ci sono oltre 400 posti letti già messi a disposizione per questi passeggeri.

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