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Martedì, 9 Agosto 2022
La diffusione del virus

West Nile, casi raddoppiati in una settimana: tutto quello che c'è da sapere

Sono stati segnalati in Italia 94 contagi, erano 42 nell'ultimo bollettino. Sette vittime. Le aree più colpite e le indicazioni dell'Istituto superiore di sanità

Sono più che raddoppiati i contagi da West Nile Virus nell'ultima settimana di sorveglianza. Dall'inizio di giugno 2022 sono stati infatti segnalati in Italia 94 casi confermati nell'uomo, erano 42 nell'ultimo bollettino. Sette decessi sono stati notificati tra i casi confermati (5 in Veneto, 1 in Piemonte e 1 in Emilia-Romagna). Lo indica l'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità.  

Tra i 94 casi confermati, 55 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (16 in Emilia-Romagna, 33 in Veneto, 4 in Piemonte, 2 in Lombardia), 19 casi identificati in donatori di sangue (3 in Lombardia, 11 in Veneto, 4 in Emilia Romagna, 1 in Piemonte), 19 casi di febbre (2 in Lombardia, 16 in Veneto, 1 in Emilia-Romagna) e 1 caso sintomatico (1 in Veneto),.

L'Istituto ricorda che il primo caso umano della stagione è stato segnalato in Veneto nel mese di giugno. La sorveglianza veterinaria attuata su cavalli, zanzare, uccelli stanziali e selvatici, ha confermato la circolazione del virus in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia e Sardegna.  

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West Nile, cosa fare

Non esiste un vaccino per la febbre West Nile. Attualmente sono allo studio dei vaccini, ma per il momento la prevenzione consiste soprattutto nel ridurre l’esposizione alle punture di zanzare. Pertanto è consigliabile proteggersi dalle punture ed evitare che le zanzare possano riprodursi facilmente:

  • usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto;
  • usando delle zanzariere alle finestre;
  • svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante;
  • cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali;
  • tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate.

Cosa è la febbre West Nile

La febbre West Nile (West Nile Fever) è una malattia provocata dal virus West Nile (West Nile Virus, Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome). Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.

I serbatoi del virus sono gli uccelli selvatici e le zanzare (più frequentemente del tipo Culex), le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo. Altri mezzi di infezione documentati, anche se molto più rari, sono trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. Il virus infetta anche altri mammiferi, soprattutto equini, ma in alcuni casi anche cani, gatti, conigli e altri.

West Nile virus, quali sono i sintomi

Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave. I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

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