Lunedì, 21 Giugno 2021
In carcere senza processo / Egitto

Zaki passerà in carcere un altro compleanno: "La cittadinanza non basta, fermiamo le armi all'Egitto"

Una mozione è già stata votata in Senato ad aprile non ha avuto seguito e la nulla si è fatto per dare la cittadinanza europea a Patrick Zaki, lo studente dell'Università di Bologna arrestato in Egitto nel febbraio dell'anno scorso con l'accusa di propaganda sovversiva su Internet.

Un giudice egiziano ha deciso altri 45 giorni di custodia cautelare in carcere per Patrick Zaki, lo studente dell'Università di Bologna arrestato in Egitto nel febbraio dell'anno scorso e accusato di propaganda sovversiva su Internet. Zaki trascorrerà dunque il suo 30esimo compleanno, il 16 giugno, in carcere. L'udienza ieri era avvenuta in assenza degli avvocati e degli osservatori delle ambasciate. Oltre che ai diplomatici, ieri è stato negato il permesso di assistere all'udienza anche alla madre e alla sorella.

E mentre dal Cairo giunge la notizia della conferma della detenzione di Patrick Zaki, si registra un'impennata di firme da tutta Europa per la petizione lanciata a gennaio dalle Sardine su Change.org per conferire a Zaki la cittadinanza italiana e di conseguenza europea. Ad oggi il contatore registra 264.000 firme in tutto, di cui circa 56mila da Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

Una mozione è già stata votata in Senato ad aprile con parere favorevole del Governo ma non ha avuto seguito.

Tuttavia sia Romano Prodi che Laura Boldrini chiedono al governo di fare di più. "Questo è un gioco politico, chiamiamolo ricatto. Ritardare di 45 giorni in 45 giorni non è una misura che abbia ragioni giudiziarie, è un ricatto politico. I ricatti politici si risolvono con la politica - spiega Romano Prodi - Le armi le abbiamo, non siamo l'ultimo Paese del mondo, ci vuole determinazione perché si tratta di accanimento giudiziario".

"Concedere la cittadinanza italiana a Zaki, può darsi che irriti ancora di più, è un segno di solidarietà verso un cittadino straniero però che questa sia una leva politica forte non lo so, non riesco a pensarlo. Penso occorra un'azione governativa molto più mirata e stringente''.

Un'azione mirata che come suggerisce la deputata Pd Laura Boldrini può pungere il paese mediorientale in un modo molto più diretto. "Il nostro Paese sia coerente e dia un segnale chiaro - chiede Boldrini - L'Egitto è il primo importatore di armi italiane: fermiamo il commercio".  

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