Domenica, 25 Luglio 2021
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Patrick Zaki: meno mozioni, più sanzioni

Non è chiaro se ci sia stata una qualche accelerazione nella vicenda giudiziaria di Patrick Zaki, lo studente egiziano, iscritto all'università di Bologna, detenuto in Egitto dal febbraio 2020: lunedì scorso la Corte d'Appello ha ordinato altri 45 giorni di detenzione preventiva, in attesa delle indagini. Martedì 13, si è tenuta una prima sessione investigativa da parte della procura suprema di sicurezza dello Stato, a un anno e mezzo dalsuo arresto. L'indagine sarebbe durata più di due ore, durante le quali Patrick è stato interrogato. Non si sa altro. 

"La nostra famiglia non è pratica di tali azioni politiche, il nostro unico commento è che siamo estremamente preoccupati ma pieni di speranza che qualcuno possa aver scoperto che il nostro Patrick è innocente e che stia intraprendendo queste azioni per liberarlo", ha scritto la sorella di Patrick Zaki, Marise, in un messaggio inviato alle agenzie di stampa. "Tuttavia, naturalmente, i casi simili di cui sentiamo parlare ci inondano la mente di scenari terribili che speriamo vengano risparmiati a Patrick".

Ma non avevamo votato in Aula per dargli la cittadinanza italiana giusto una settimana fa? Il Cairo per ora risponde con altri 45 giorni di carcere senza processo né accuse nero su bianco. Non sembra un quadro che possa indurre in alcun modo all'ottimismo. Chiariamoci: nessuno si attendeva realisticamente che sarebbe bastata una mozione del parlamento italiano per sbloccare la vicenda. Una settimana fa la Camera ha approvato una mozione che chiede al governo di conferire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Il governo deve "avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana", secondo la mozione votata all'unaminità con la sola astensione dei deputati del gruppo di Fratelli d’Italia.

È stato però sbagliato far passare, forse inconsapevolmente, il messaggio che sarebbe bastato un documento per far pressioni. Sarebbero più utili e incisive sanzioni economiche. Il 19 dicembre 2020 (sette mesi fa...) il parlamento europeo ha approvato una risoluzione per esortare gli stati membri a imporre anche sanzioni economiche contro l’Egitto, passata con 434 favorevoli, ma anche 29 contrari e 202 astenuti. Il tema era proprio il deterioramento della situazione dei diritti umani.

Nel testo della risoluzione (consultabile qui) si leggeva, tra le altre cose "che il 7 febbraio 2020 Patrick George Zaki, ricercatore dell'EIPR in materia di diritti di genere e studente Erasmus post-universitario presso l'Università di Bologna (Italia), è stato arbitrariamente arrestato all'aeroporto internazionale del Cairo; che, secondo il suo avvocato, Patrick George Zaki è stato sottoposto a un interrogatorio di 17 ore da parte dell'Agenzia per la sicurezza nazionale egiziana prima di essere trasferito a Mansoura, dove è stato picchiato e torturato con scariche elettriche; che Patrick George Zaki è stato accusato, tra l'altro, di diffusione di propaganda sovversiva, istigazione alla protesta e istigazione al terrorismo; che, sebbene la sua situazione sanitaria lo esponga particolarmente a rischio di contrarre la COVID-19 nel carcere di Tora, la detenzione preventiva di Patrick George Zaki è stata costantemente prorogata [...]; che il programma Erasmus è considerato una delle iniziative più riuscite per la promozione dei valori fondamentali dell'UE; che la detenzione di Patrick George Zaki durante il suo periodo di ricerca in Europa rappresenta una minaccia per i predetti valori e che l'UE deve fare tutto il possibile per trovare una soluzione alla situazione".

In seguito alla risoluzione, però, nessun Paese ha ancora proceduto a sanzionare il Cairo. Non lo ha fatto l'Unione europea. E non è chiaro se mai lo farà. 

Il governo per ora non ha dato seguito alla mozione. E' l'esecutivo Draghi a dover fare un passo netto - quello della concessione della cittadinanza italiana - che sarebbe quantomeno un atto vero, non solo simbolico. Il timore che questa azione possa venire letta dall'Egitto come un atto di forza da parte del governo italiano, "causando possibili effetti negativi sul rilascio di Zaki", come è stato detto anche da alcuni esponenti del governo oltre che dell'opposizione, appare come una cautela fuori tempo massimo. Contro Zaki non sono mai nemmeno state formulate accuse precise e argomentate in Egitto. "Propaganda sovversiva su internet", non è dato sapere altro. La detenzione cautelare di Patrick Zaki non ha alcuna giustificata motivazione giuridica. Chiedere a Joseph Borrell, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, di valutare una presa di posizione forte verso l'Egitto che includa anche l'uso di sanzioni è il minimo. Occorre un cambio di passo. E' già tardi.

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