Venerdì, 5 Marzo 2021

Quali negozi restano aperti in zona arancione

La fascia "di mezzo" riguarda oltre a Puglia e Sicilia anche Liguria, Umbria, Toscana, Basilicata, Abruzzo. Sul fronte del commercio, quali sono le attività che possono continuare a lavorare? E quando serve l'autocertificazione per gli spostamenti?

Foto: Ansa (repertorio)

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati elaborati dalla Cabina di Regia ha firmato ieri una ordinanza che andrà in vigore a partire da domani, mercoledì 11 novembre:  l'ordinanza prevede che passerà in "Area rossa" la provincia di Bolzano mentre passeranno in "Area arancione" le regioni Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria. Da quanto si apprende, è in atto un`ulteriore verifica dei dati epidemiologici che riguarderà tutte le altre Regioni d`Italia.

Zona arancione: quali negozi restano aperti e quali devono chiudere 

La giornata di oggi è decisiva per la situazione della Regione Campania (che diventerà arancione o direttamente rossa). E nel weekend potrebbero esserci nuove strette a livello nazionale se la curva del contagio non porterà buone nuove. Concentriamoci sulla fascia arancione: ormai la fascia di questo colore come detto riguarda oltre a Puglia e Sicilia anche Liguria, Umbria, Toscana, Basilicata, Abruzzo. In zona rossa restano invece al momento Calabria, Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta. Dal punto di vista del commercio, quali sono i negozi aperti e chiusi in zona arancione? 

In zona arancione i negozi al dettaglio restano aperti (come nella zona gialla) mentre i centri commerciali sono chiusi nei giorni festivi e prefestivi (ad eccezione dei negozi di generi alimentari e farmacie). Aperti in zona arancione quindi farmacie e parafarmacie, tabaccherie ed edicole, lavanderie, ferramenta, ottici, fiorai, librerie, cartolerie, informatica, abbigliamento per bambini, giocattolai, profumerie, pompe funebri, distributori automatici.

Sui parchi commerciali va fatto un discorso a parte.

In zona arancione poi bar, ristoranti, pub, pasticcerie e gelaterie sono aperti solo per l'asporto, quindi molti che non offrono il servizio chiudono (la differenza maggiore con la zona gialla sta tutta qui). In zona gialla infatti l'attività di ristorazione chiude alle 18, e dal calar delle tenebre sono consentiti solo asporto e consegna a domicilio. In tutte le zone restano invece aperti parrucchieri e barbieri. 

Attenzione: in zona arancione è consentito raggiungere un negozio fuori dal proprio comune solo se quel servizio non è disponibile nel proprio (ad esempio, se dovete comprare una lampadina e non c’è un negozio che la venda in paese).

L'autocertificazione in zona arancione

Per tutti gli spostamenti notturni (dalle 22 alle 5) e, senza limiti di orario, ogni volta che si esce dal proprio comune di residenza o dalla Liguria. Sono ammesse motivazioni di lavoro, studio, necessità e salute. Si può uscite dal territorio del proprio comune per recarsi presso attività non sospese e non presenti all’interno del comune di residenza. Tra le ragioni di necessità ci sono, ad esempio: fare la spesa se non c’è un supermercato nel proprio comune, andare alle poste o usufruire di un servizio sospeso nel proprio comune, accompagnare i figli a scuola o dai nonni, andare a trovare i figli, fare volontariato.

La differenza tra una regione arancione e una rossa

La differenza tra una regione arancione e una rossa è grossa, non si tratta di dettagli. Lo dicono i numeri di uno studio che riguarda la Lombardia. Sono 473.322, il 10% del totale, i lavoratori dell'economia privata che non lavorano da quando la Lombardia è diventata zona rossa. È quanto emerge da un'analisi condotta dalla Cisl Lombardia su dati 2019. L'impatto dell'ultimo Dpcm si fa sentire in particolare sul 95,7% degli addetti del settore sport e intrattenimento (43.179 lavoratori), sul 71,3% dei lavoratori di "alloggio e ristorazione" (241.073 lavoratori), sul 34,3% degli addetti ai servizi alla persona (37.430 lavoratori, parrucchieri esclusi) e sul 17,8% del commercio (141.930 lavoratori).

L'analisi ha stimato anche gli impatti su una Lombardia ipoteticamente zona arancione: in questo caso le disposizioni del Dpcm interesserebbero 296.326 addetti, ovvero il 6,3% del totale nell'economia privata. Nell'ipotesi zona gialla sarebbero invece 55.165 addetti interessati, ovvero l'1,2% del totale. In questo terzo caso l'impatto sarebbe soprattutto sui lavoratori dello sport e dello spettacolo, con una percentuale pari all'89,1% degli addetti operanti nel settore. Un miglioramento della situazione sanitaria, tale da riportare la Lombardia nei parametri della zona arancione, permetterebbe a 176.996 addetti di proseguire la propria attività lavorativa. Ulteriori 241.161 addetti riprenderebbero la loro attività in caso di passaggio da zona arancione a zona gialla.

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