Venerdì, 26 Febbraio 2021

L'ordinanza di Speranza di oggi: le tre regioni in zona arancione e la richiesta di lockdown totale a Draghi

In arrivo il report dell'Iss e la Cabina di Regia che porteranno i territori nelle aree a maggiori restrizioni. Otto rischiano il cambio di fascia. E intanto c'è chi chiede al premier di chiudere tutto

L'ordinanza del ministero della Salute attesa per oggi, venerdì 19 febbraio, porterà in zona arancione e in zona rossa alcune regioni italiane a partire da domenica 21 o lunedì 22. Il territorio che appare sicuro della zona arancione ad oggi è l'Emilia-Romagna, come ha confermato il governatore Stefano Bonaccini ieri sera parlando però anche di altre regioni che passeranno alle aree a maggiori restrizioni. Tra quelle a rischio zona arancione ci sono Lombardia, Piemonte e Marche mentre l'Umbria e l'Abruzzo rischiano la zona rossa. Mentre il Lazio dovrebbe a sorpresa rimanere in zona gialla. 

L'ordinanza di Speranza di oggi: le tre regioni in zona arancione da domenica 21 febbraio

AGGIORNAMENTO ORE 15,26: Il ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà in giornata una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire da domenica 21 febbraio. Passano in area arancione le regioni Campania, Emilia-Romagna e Molise. Questo è quanto comunicato dal ministero: quindi l'Umbria non andrà in zona rossa. In base a questa ordinanza del 19 febbraio quindi le regioni italiane sono:

  • in zona gialla: Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto;  
  • in zona arancione: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Molise, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria;
  • in zona rossa: nessuna Regione;
  • in zona bianca: nessuna Regione

Aggiornamento: Tutta Italia in zona arancione scuro: i tre piani per il lockdown nazionale soft (dal 25 febbraio?)

AGGIORNAMENTO ORE 12: Sono tre le regioni che dovrebbero passare dal giallo all'arancione in base ai dati del monitoraggio settimanale che sarà presentato oggi. Secondo quanto si apprende, sono il Molise, la Campania e l'Emilia-Romagna. La Provincia Autonoma di Bolzano e l'Umbria dovrebbero passare al rosso anche se in parte già lo erano con ordinanze regionali. La decisione sarà presa dal ministro Speranza nelle prossime ore alla luce delle ultime valutazioni della cabina di regia e del Comitato tecnico scientifico. Intanto la bozza del monitoraggio propone il lockdown per fermare la circolazione delle varianti: "Analogamente a quanto avviene in altri paesi Europei, si raccomanda il rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale". Quando scatterà la zona arancione in Emilia-Romagna, Campania e Molise? Le ordinanze in due occasioni sono entrate in vigore tra sabato e domenica (e quindi sarebbe dal 20 al 21 febbraio), ma nelle ultime si è sempre scelto di farle entrare in vigore a partire da lunedì (in questo caso il 22 febbraio).  In questo caso le regioni Emilia-Romagna, Campania e Molise passano in zona arancione da domenica 21 febbraio. 

Parla di "immagini da brivido" il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e chiama in causa "gente in strada quasi sempre senza mascherina, zero controlli, alcune grandi città della Campania abbandonate a se stesse". E per questo dice che è "inevitabile il ritorno alla zona arancione e se non stiamo attenti anche nella zona rossa". Poi, chiama di nuovo in causa la politica adottata dal Governo di "continui stop and go, un autentico calvario".

Il lockdown totale chiesto dall'ISS, Mario Draghi: "Whatever it takes, chiudere tutto"

Intanto Giuliano Ferrara sul Foglio oggi chiede a Draghi di chiudere tutto: un lockdown totale come nel resto d'Europa per frenare la corsa delle varianti: "Credo che il governo Draghi debba farci un pensiero, non un pensierino. AParigi e in Francia si sta casa dalle ore diciotto, le sei del pomeriggio. In Germania e in Gran Bretagna, nel secondo caso nonostante il clamoroso successo nella campagna vaccinale, "statevene a casa" è la parola d'ordine perentoria del disciplinamento antiepidemico. Anche la questione delle scuole, a parte gli interessi più che legittimi di artigiani, commercianti, ristoratori, piccoli imprenditori in ogni settore di servizi e produttivo, a parte le esigenze drammatiche dell'ambito turistico, della cultura e dello spettacolo, a parte tutto, è controversa, e non si può giocare a fare il buon pedagogo premuroso se si comprometta la salute sociale generale, quella di allievi, insegnanti, personale compresi".

"La Toscana, codice leopoldino alla mano, è stata fiera di riaprire a gennaio in solitario, e in presenza, come si dice. Om da gialla che era è passata arancione, e le prospettive, a sentire le notizie che arrivano da ogni parte, sono tutt'altro che buone. E' un lavoro sporco quello di segnalare il pericolo, ma qualcuno lo deve pur fare. E qualcuno deve pur decidere, come sa bene un tipo tosto come Draghi, whatever it takes. E' impopolare, è straziante la sola prospettiva, ma se un semaforo rosso generalizzato servisse a ridurre il rischio di ricominciare da capo, e dunque di mettere definitivamente in ginocchio e la salute e l'economia, chi si sentirebbe a cuor leggero di escluderne l'urgenza?".

Ma a chiedere un lockdown totale è oggi anche la bozza del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute:  "Analogamente a quanto avviene in altri paesi Europei, si raccomanda il rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale", si legge nel report #40 anche a proposito della circolazione di varianti ad alta trasmissibilità: "Si ribadisce, anche alla luce della conferma della circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità, di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità". E bisogna restare a casa: "È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile. Si ricorda che è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine". E questo perché: "Si confermano per la terza settimana segnali di tendenza ad un graduale incremento nell'evoluzione epidemiologica che richiede misure di mitigazione nazionali e puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione. Un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l'incidenza di base e' ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per COVID-19 in area critica". 

Che cosa si può fare e non fare in zona arancione

Che cosa si può fare e non fare in zona arancione? Le regole dicono che consentito spostarsi all'interno del proprio comune, tra le ore 5.00 e le 22.00, nel rispetto delle specifiche restrizioni introdotte per gli spostamenti verso le altre abitazioni private abitate. Gli spostamenti verso altri comuni sono consentiti esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È sempre consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Ricapitolando, quindi:

  • è vietata la circolazione dalle 22 alle 5;
  • non si può uscire dal proprio comune; 
  • i centri commerciali sono chiusi nei giorni festivi e prefestivi;
  • i negozi sono aperti;
  • bar e ristoranti sono chiusi; è consentito l'asporto fino alle 22;
  • il trasporto pubblico ha una capienza del 50%;
  • piscine, palestre, cinema e teatri sono chiusi;
  • i musei sono chiusi;
  • la didattica nelle scuole superiore è in presenza dal 50 al 75%. 

Le Faq del sito del governo spiegano che in zona arancione dal 16 gennaio al 5 marzo 2021 è consentito spostarsi all'interno del proprio Comune, tra le ore 5.00 e le 22.00, nel rispetto delle specifiche restrizioni introdotte per gli spostamenti verso le altre abitazioni private abitate. Nel dettaglio:

  • gli spostamenti verso altri Comuni sono consentiti esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute;
  • è sempre consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Dal 16 gennaio 2021 è venuta meno l'esclusione delle cd. seconde case ubicate dentro e fuori regione dal novero delle proprie abitazioni cui è sempre consentito il rientro;
  • resta in vigore anche il cosiddetto “coprifuoco”: dalle ore 22.00 alle 5.00 sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute;
  • per quanto riguarda le visite ad amici o parenti, in quest’area è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi verso un'altra abitazione privata abitata dello stesso Comune, tra le ore 5.00 e le 22.00, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell'abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro.
  • a chi vive in un Comune che ha fino a 5.000 abitanti è comunque consentito spostarsi, tra le 5.00 e le 22.00, entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi eventualmente anche in un’altra Regione o Provincia autonoma), anche per le visite ad amici o parenti nelle modalità già descritte, con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia.

L'autocertificazione valida è quella pubblicata sul sito del ministero dell'Interno (potete scaricare il modulo qui) e che porta ancora la data di ottobre 2020, quella dell'ultimo aggiornamento. In essa va indicato che lo spostamento è determinato da: comprovate esigenze lavorative; motivi di salute; altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio. Proprio quest'ultimo punto è quello da barrare nell'autocertificazione se si vuole utilizzare la deroga per le visite ad amici e parenti, aggiungendo nelle righe successive l'indirizzo di partenza e quello di destinazione ma, per motivi di privacy, non il nome della persona che si va a visitare. Attenzione: il governo ha chiarito in una faq pubblicata sul sito di Palazzo Chigi che il rientro a casa "dopo essere andati a trovare amici o parenti deve sempre avvenire tra le 5.00 e le 22.00 (il 1° gennaio 2021 tra le 7.00 e le 22.00), sia nei giorni “rossi” che in quelli “arancioni”. I motivi che giustificano gli spostamenti tra le 22.00 e le 5.00 restano esclusivamente quelli di lavoro, necessità o salute.

Autocertificazione: il modello autodichiarazione in pdf da scaricare

L'ordinanza di Speranza oggi: le regioni che rischiano la zona arancione e rossa

La Valle d'Aosta invece si candida seriamente a diventare zona bianca, ovvero quella quarta area introdotta a gennaio in cui rientrano le regioni, le fasce o le zona con gli indicatori migliori, e in queste aree si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. In questa zona bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento. Riaprirebbero anche le piste e gli impianti da sci. In base all'ordinanza del ministro della salute Roberto Speranza che risale al 13 febbraio 2021, sono ricomprese:

  • in zona gialla: Calabria, Campania, Basilicata, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto;   
  • in zona arancione: Abruzzo, Liguria, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria.
  • in zona rossa: nessuna Regione. 

Oggi la Cabina di Regia Benessere Italia valuterà il report #40, ovvero il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute sulla situazione dell'epidemia nelle regioni. L'indice di contagio su base nazionale sarà attorno a 1, ovvero sul limite considerato critico.  Nell'ultima settimana di monitoraggio si osserva in Italia "un peggioramento nel livello generale del rischio". Una Regione (Umbria) ha un livello di rischio alto, mentre sono 12 (contro le 10 della settimana precedente) le Regioni con una classificazione di rischio moderato: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Bolzano, TrentoToscana e Val d'Aosta (di cui sei ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane), e le restanti otto con rischio basso, si legge nella bozza del report di monitoraggio settimanale della cabina di regia ministero della Salute-Iss. Dieci Regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia, Liguria, Molise, Bolzano, Trento, Toscana e Umbria) hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui nove (tutte tranne la Basilicata) anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente.

Le altre Regioni hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo uno. Le 5 Regioni/Pa sono Marche, Bolzano e Umbria, che presentano un sovraccarico sia nelle terapie intensive sia in area medica, e Abruzzo e Friuli Venezia Giulia dove il sovraccarico riguarda solo le intensive. Nell'ultima settimana il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione aumenta (29.196 vs 28.360 la settimana precedente) e scende la percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti (29.8% vs 31,4%). Aumenta, anche, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (33,7% vs 32,7% la settimana precedente). Infine, il 19,4% dei casi è stato rilevato attraverso attività di screening e nel 17.1% non è stata riportata la ragione dell'accertamento diagnostico.

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Il Messaggero spiega che la cabina di regia che si riunirà quest’oggi probabilmente applicherà in modo rigoroso il sistema dei colori, perché l’avanzata delle varianti consiglia una quota aggiuntiva di prudenza, come d’altra parte è già stato scritto nel report della settimana scorsa. In questa ottica a rischio zona rossa è l'Abruzzo insieme all'Umbria, anche se l'indice Rt non è ancora nelle soglie che giustificano il passaggio. Attualmente in Abruzzo in zona rossa ci sono già le province di Chieti e Pescara: il motivo è la moltiplicazione di casi di variante inglese, mentre in Umbria è stata prorogata la stessa misura nella provincia di Perugia, dove è diffusa anche la mutazione brasiliana. Secondo la Regione "le varianti del coronavirus circolano in maniera diffusa su tutto il territorio e su 77 campioni 41 hanno un profilo genetico identificabile con la variante brasiliana e 22 con quella inglese". Le altre regioni in bilico sono Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia e Marche, oltre al Lazio che però dovrebbe restare in zona gialla.

Repubblica spiega oggi che la variante in molte grandi regioni rappresenta oltre un terzo dei nuovi contagi. In Toscana è al 35, in Puglia e in Emilia al 38%. Ci sono poi realtà, come Marche, Umbria e Molise, dove ha superato il 50%. Secondo il quotidiano l'Umbria resterà comunque in zona arancione (e non passerà quindi alla zona rossa), mentre sarà il Molise a diventare arancione insieme ad Emilia-Romagna e Campania, che si aggiungeranno ad Abruzzo, Toscana, Liguria e Provincia di Trento. Undici rimarranno le regioni in zona gialla e tra queste ci sono Lombardia e Piemonte, che dovrebbero quindi evitare le aree a maggiori restrizioni. Per La Stampa invece in zona arancione dovrebbero finire soltanto Emilia-Romagna e Campania (le Marche sono in bilico), mentre resteranno nella loro fascia Liguria, Toscana, Abruzzo, Trentino, Alto Adige e Umbria.

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Secondo il Corriere della Sera invece c'è poco di tecnico e molto di politico dietro quello che è accaduto negli ultimi giorni: il governo Draghi vorrebbe semplicemente convincere gli Enti Locali ad accettare le limitazioni della zona arancione senza discutere o presentare ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale contro l'ordinanza del ministro Speranza in arrivo oggi. Draghi potrebbe convocare un vertice dei ministri interessati sull'emergenza coronavirus già oggi, mentre, come sappiamo, l'ex presidente della Banca Centrale Europea ha intenzione di usare i poteri sostitutivi del governo nei confronti delle Regioni se queste dovessero mettersi di traverso. 

Rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi sulle sei regioni a rischio zona arancione, quattro di queste hanno annunciato di avere un Rt inferiore a 1 e quindi dentro l'area gialla. "Con i numeri attuali - ha annunciato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga - resteremo in zona gialla". Parole simili quelle del suo omologo lombardo, Attilio Fontana. "A me sembra che la Lombardia possa rimanere in zona gialla", ha spiegato. "Anche se rimanessimo in zona gialla - le parole del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - dico comunque attenzione". "La situazione è stabile - si difende invece il governatore del Piemonte, Alberto Cirio -. L'Rt, seppur in lieve crescita, rimane comunque sotto l'1, quindi i numeri sono da Piemonte in zona gialla". Il monitoraggio conta però i numeri della settimana scorsa e non quelli di questa. In bilico restano Emilia-Romagna e Marche oltre alla Basilicata, che ha una pressione ospedaliera sotto il limite di allerta. Invece L'Emilia-Romagna va verso la arancione.

Oggi il monitoraggio sull'andamento del contagio approfondirà la questione e ne seguirà l'ordinanza del ministero della salute. L'approdo, da domenica, in zona arancione, che fra le altre cose tornerebbe a sancire la chiusura totale dei bar e dei ristoranti, è al momento ritenuto piuttosto probabile, ma non certa. A rendere probabile un aumento delle restrizioni potrebbe essere, in particolare, l'indice Rt, quello che misura la trasmissibilità del contagio e che ha superato la soglia di '1', fatto che, da solo, dovrebbe far scattare le restrizioni. Tuttavia ci sono altri indicatori che individuano per l'Emilia-Romagna una fascia di rischio più moderata, come la pressione ospedaliera che è al di sotto dei livelli di guardia, in particolare sotto al 30% in terapia intensiva e al 40% nei reparti Covid. "Temo che potremo seriamente diventare arancioni insieme ad altre regioni", ha detto ieri Stefano Bonaccini a Piazzapulita su La7. 

L'Emilia-Romagna zona arancione e la zona rossa per l'Abruzzo

In Abruzzo il tasso di occupazione dei posti letto di terapia intensiva è schizzato intanto al 37%, a fronte di una soglia di allarme del 30%. Mentre il passaggio dell'intera regione in zona rossa sembra ormai quasi certo, il governatore Marco Marsilio fa sapere che l'Rt si è abbassato e afferma che "ci attendiamo che domani la cabina di regia confermi la classificazione dell'Abruzzo in zona arancione". "L'anticipazione del report settimanale rispetto alla situazione Covid ci dice che l'indice Rt in questo momento è sceso leggermente, passando dall'1.22 della scorsa settimana all'1.17", dice il presidente di Regione, sottolineando che ci si aspetta la conferma della zona arancione e ricordando, comunque, che "rimane valida la mia ordinanza che fino al 28 febbraio colloca in zona rossa le province di Pescara e Chieti".

Conferma in zona arancione in vista anche per la Toscana, mentre per la Basilicata si attende il dato dell'indice di contagio Rt: venerdì scorso quello lucano era 1,2, quindi già da zona arancione. Al tempo stesso, va detto che in Basilicata la pressione ospedaliera continua ad essere ben al di sotto della soglia d'allerta, sia per le terapie intensive sia per la cosiddetta aria non critica. Nel frattempo, oggi la Fondazione Gimbe ha reso noto che nella settimana dal 10 al 16 febbraio, in Basilicata "risultano in peggioramento" i dati che riguardano i "casi attualmente positivi per 100 mila abitanti", l'incremento percentuale dei casi e il dato sulle "persone testate per 100 mila abitanti". In relazione ai casi attualmente positivi per 100 mila abitanti, il dato della Basilicata è 625, l'incremento dei casi è al 4,2 per cento e la persone testate per 100 mila abitanti sono 602. 

La Sardegna zona arancione per l'Ue

Intanto in Italia la Sardegna è zona gialla, ed ambisce a diventare presto bianca, in Europa, invece, dove i colori della mappa sono differenti, l'isola passa da rossa ad arancione, aggiungendosi alla Valle d'Aosta come uniche regioni arancioni italiane. L'Umbria e le Province autonome di Trento e di Bolzano restano le uniche aree italiane ad alta incidenza di contagi da Covid 19, in rosso scuro nella mappa aggiornata del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Nel resto d'Europa, il rosso scuro continua a coprire buona parte della Penisola iberica, il Sud della Francia, le regioni slovene al confine con l'Italia, la Cechia, le aree limitrofe di Slovacchia e Germania, Lettonia, Estonia, Svezia meridionale. 

La mappa epidemiologica delle regioni europee aggiornata dall'Ecdc di Stoccolma classifica in rosso scuro, la fascia di massimo rischio per Covid-19, l'Umbria e le Province autonome di Trento e Bolzano. La mappa è compilata in base al tasso di notifica dei nuovi casi positivi negli ultimi 14 giorni e del tasso di positivi sui test effettuati. In Italia risulta arancione la Valle d'Aosta e da quest'ultimo aggiornamento anche la Sardegna. Il resto del Paese è invece colorato di rosso. Il 25 febbraio scade il decreto che vieta gli spostamenti anche tra le regioni gialle e sicuramente verrà reiterato. Il 5 marzo poi è la volta del Dpcm, che contiene il coprifuoco alle 22 e le chiusure di cinema, teatri, piscine, palestre, oltre che di ristoranti e bar la sera. 

Dopo la conferma di rosso scuro per l'Ue, la Provincia Autonoma di Bolzano dovrebbe passare al rosso anche secondo le valutazioni di Roma, come l'Umbria, anche se in parte già lo erano con ordinanze regionali. Sono tre le regioni che dovrebbero passare dal giallo all'arancione in base ai dati del monitoraggio settimanale che sarà presentato oggi. Secondo quanto si apprende, sono il Molise, la Campania e l'Emilia Romagna. La decisone sarà presa dal ministro Speranza nelle prossime ore alla luce delle ultime valutazioni della cabina di regia e del Comitato tecnico scientifico. 

La proposta delle zone arancione scuro

 Senza un lockdown duro non si abbattono le varianti? "Puo' darsi. Credo che una riflessione in tal senso vada fatta", dice invece il presidente della Conferenza Stato-Regioni e dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a Piazzapulita , su La7. "Non convengono - sottolinea - forse due o tre settimane, non dico di lockdown totale, ma di un arancione scuro?". Qualche buona notizia arriva però dal monitoraggio quotidiano dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), secondo cui a livello nazionale continua a calare il numero delle terapie intensive occupate da pazienti Covid. Si tratta del 23%, 7 punti sotto la soglia critica del 30%. In controtendenza, però, i dati dell'Umbria dove il 59% dei posti in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid. In situazione critica anche Abruzzo (33%), Friuli Venezia Giulia (34%), Marche (33%), Molise (31%) e la provincia di Bolzano (39%). Bonaccini con Sky Tg 24 in mattinata è più esplicito: "Credo che con l'arrivo delle varianti serva una valutazione diversa, sarebbe il caso di discutere fra governo e regioni, ne ho già parlato con i ministri Gelmini e Speranza, per capire se non valga la pena una restrizione omogenea di qualche settimana. Mi chiedo se questo saliscendi, con il cambio di colore delle regioni, alla luce delle varianti, non abbia qualche pecca che si può risolvere".

 "L'Umbria ha un livello di rischio alto. Sono 12 le Regioni e province autonome con una classificazione di rischio moderato: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Bolzano e quella di Trento, la Toscana e la Valle d'Aosta. Di queste, sono sei ad avere una alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane: Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche, Molise, le province autonome di Trento e Bolzano. Sono otto invece le regioni con rischio basso: Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto", evidenzia la bozza del monitoraggio della cabina di regia Iss-ministero della Salute con i dati relativi alla settimana dall'8 al 14 febbraio. 

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