Venerdì, 25 Giugno 2021
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Zona gialla: il piano del governo Draghi per l'Italia fuori dal lockdown dal 26 aprile. Cambia il coprifuoco, bar e ristoranti aperti la sera

Il cronoprogramma per le riaperture è tracciato. Prevede una prima data fissata sul calendario. E un annuncio, che potrebbe arrivare già venerdì. A maggio il graduale ritorno alla normalità. Che durerà fino all'autunno

Il cronoprogramma per il ritorno della zona gialla del governo Draghi è tracciato. E prevede una prima data fissata sul calendario delle riaperture: il 26 aprile. Così come un annuncio, che potrebbe arrivare molto presto. La cabina di regia sulle riaperture dovrebbe tenersi venerdì, con possibile conferenza stampa del premier  a seguire. 

Zona gialla: il piano del governo Draghi per l'Italia fuori dal lockdown dal 26 aprile: cambia il coprifuoco, ristoranti aperti la sera

Si attendono i nuovi dati dell'Iss per assumere decisioni. Nel corso della riunione, numeri alla mano, non è escluso si stabilisca di allentare sin da subito le misure che prevedono l'Italia in zona rossa e arancione fino a fine mese, ripristinando la zona gialla prima della scadenza - contenuta nell'ultimo dl - del 30 aprile: "Se i dati lo consentono, nulla vieta di farlo. Ma bisogna procedere con i piedi di piombo per non annullare gli sforzi fatti sinora", dice all'Adnkronos un ministro tra i più rigoristi. Il cronoprogramma delle riaperture del governo Draghi prevede queste tappe:

  • dal 26 aprile, dopo il week end della Liberazione, un decreto legge potrà decidere il ripristino della zona gialla nelle regioni con i numeri migliori dal punto di vista dell'epidemia; 
  • dal primo maggio: ritorno in tutta l'Italia delle zone gialle con ristoranti aperti a pranzo; verso la fine del mese cambierà il coprifuoco e gli esercizi commerciali potranno stare aperti anche di sera;
  • da giugno: insieme agli Europei ci sarà la ripartenza degli spettacoli all'aperto con capienza al 25-30%; a partire da metà mese arriverà la riapertura di palestre e piscine;
  • da settembre: il ritorno graduale alla normalità.

Sullo sfondo di questo scenario c'è il pressing delle regioni, che oggi presenteranno al governo le linee guida per le riaperture in sicurezza. Ieri sono tornati a Palazzo Chigi i vertici del Cts, Franco Locatelli e Silvio Brusaferro, ma non sono stati ricevuti non dal presidente del Consiglio bensì dal sottosegretario Roberto Garofoli. In ogni caso prende quota l'ipotesi di allentare le misure step by step, offrendo una serie di date obiettivo per le riaperture che consentano agli italiani di "tornare a guardare al futuro", espressione usata più volte dallo stesso presidente del Consiglio. E continua a farsi spazio l'idea - a partire da maggio e sempre dati permettendo - di spostare più avanti le lancette del coprifuoco, portandolo dalle 22 alla mezzanotte così da consentire l'apertura dei ristoranti con tavolini all'aperto.

Il cronogramma della riapertura: cosa significa per l'Italia 

La querelle è ora sulle modalità. I rigoristi spingono per un processo graduale, mentre chi vuole un cambio di rotta chiede un allentamento generale delle misure che comprenda anche per esempio lo stop al divieto degli spostamenti tra le Regioni. E sono proprio i governatori ad invocare una svolta. Il piano ricalca quello disegnato l'anno scorso ma aggiornato al criterio della vaccinazione come parametro da considerare. Riapertura delle attività all'aperto, sfruttamento degli spazi interni di bar e ristoranti affinché le saracinesche restino alzate anche la sera, aumentando il distanziamento e prevedendo una capienza limitata. Le Regioni propongono anche di eliminare il coprifuoco, fermo restando che non sarà permesso alcun assembramento. 

Repubblica oggi spiega che l'idea del governo Draghi è quella di partire con le regioni - che sarebbero 13, secondo alcune previsioni - con parametri da zona gialla. L'obiettivo è "liberarle" il 26 aprile con un decreto che fisserà anche i criteri per maggio. A metà del mese prossimo arriverà la riapertura di bar e ristoranti anche di sera. 

Si discute, in queste ore, anche su protocolli molto rigidi per l’accesso ai locali chiusi, che potrebbero comprendere anche l’esibizione di test rapidi o certificati vaccinali. Questa soluzione comporterà giocoforza uno spostamento del coprifuoco, dalle 22 (attuali) alle 23,30 o a mezzanotte. Altro totem pandemico destinato a cadere.

Le Regioni definiranno le linee guida da votare nella Conferenza. Per bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie ci saranno misure per rendere sostenibile l'apertura anche in presenza di lievi peggioramenti del quadro epidemiologico, a patto che si svolgano test di screening periodici per il personale non vaccinato. Ai locali si chiederà di far entrare i clienti solo con prenotazione, mantenere i due metri di distanza al chiuso e il metro all'aperto, di consumare al tavolo e di controllare il rispetto dell'obbligo di mascherina per i clienti che non sono seduti. 

Coprifuoco ridotto, riapertura di palestre e piscine e ritorno della zona gialla

Poi ci sono palestre e piscine: qui le regole saranno i due metri di distanza per chi fa attività fisica o 7 metri nelle vasche. Per gli spettacoli si chiederà di rispettare la distanza di un metro e si chiederanno test nelle 48 ore precedenti. La Stampa scrive che non convince l’idea di Franceschini che vorrebbe riaprire anche ai grandi eventi con mille e più persone con test rapidi all’ingresso pagati dagli sponsor. "Si creerebbero file e accalcamenti all’ingresso, sentenziano gli esperti regionali, rinviando a tempi migliori i concertoni.

Intanto, però, a dimostrazione che il fuoco cova sotto la cenere, il Fatto Quotidiano racconta che mentre Salvini pressa per riaprire tutto dal 26, i suoi parlamentari ieri hanno provato il blitz in Commissione Affari Sociali della Camera dove si votava il decreto Covid di marzo: 17 deputati leghisti guidati da Claudio Borghi hanno presentato un emendamento per “parlamentarizzare” i decreti che stabiliscono restrizioni obbligando il premier a riferire e a sottoporsi a un voto. L’emendamento è stato bocciato, ma ha spaccato la maggioranza: la destra di Lega e FdI hanno votato a favore (assenti i deputati di FI), Pd e M5S contro.

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