Venerdì, 25 Giugno 2021
Attualità

Zona gialla, arancione e rossa: le regioni che cambiano colore da domenica 31 gennaio

L'ordinanza del ministro Speranza è attesa per venerdì 29 gennaio. Ecco quali territori rischiano e quali sperano in base all'ultimo report e alla Cabina di Regia

Il conto alla rovescia è partito: è prevista per venerdì 29 gennaio l'ordinanza del ministero della Salute che cambierà i colori delle regioni in zona rossa, arancione e gialla a partire da domenica prossima. Il monitoraggio del ministero della Salute e dell'Istituto Superiore della Sanità (il report #37), in base al quale si riunirà la Cabina di Regia Benessere Italia, è previsto in consegna per la mattinata di domani e sarà basato sui dati relativi alla settimana dal 18 al 24 gennaio. I numeri analizzati dalla cabina di regia la settimana scorsa, se confermati, porterebbero diverse regioni nelle aree a minori restrizioni. E mezza Italia, se non di più, in zona gialla (anche il Lazio). La zona bianca rimane un obiettivo all'orizzonte per una sola, unica, regione: la Basilicata. Ma c'è anche chi lancia l'allarme su una epidemia che potrebbe essere fermata solo con nuove misure. E l'epidemiologo Forastiere torna a proporre il lockdown a febbraio, mentre la Fondazione Gimbe nota che la discesa della curva è ancora troppo lenta. Intanto l'Ue mette tre regioni italiane in zona rosso scura: Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto oltre alla Provincia di Bolzano. 

Ultimo aggiornamento oggi: Zona gialla, arancione e rossa: le nove regioni in bilico e le tre quasi sicure del cambio di colore con l'ordinanza di oggi

Zona gialla, arancione e rossa: le regioni che cambiano colore da domenica 31 gennaio

Mentre il bollettino della Protezione Civile sull'epidemia di coronavirus ieri ha riportato 15204 contagi e 467 morti, attualmente, in base all'ultima ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, questa è l'attuale ripartizione in base al sistema delle zone rosse, arancioni e gialla. Si trovano:

  • in zona gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;   
  • in zona arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;
  • in zona rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia. 

Ma diverse regioni sperano nel cambio di colore a partire da domenica prossima, anche se va ricordato che per passare dal rosso all'arancione o dall'arancione al giallo debbono trascorrere 14 giorni a partire da quello in cui per la prima volta vengono registrati dati che consentono la collocazione nella fascia più bassa di rischio. Il Dpcm dice che l'aggiornamento scatta "fermo restando la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione". In base a questo principio la Sardegna dovrebbe sicuramente restare in zona arancione visto che l'ordinanza di Speranza che ha collocato in zona arancione Lombardia e Sardegna è stata pubblicata il 22 gennaio scorso . 

Tuttavia, In una lettera inviata in serata proprio al ministro della Salute il presidente della Regione, Christian Solinas, ha chiesto l'immediata modifica dell'ordinanza del 22 gennaio scorso e il ritorno della classificazione gialla per la Sardegna. In caso contrario, scrive il governatore come riporta l'agenzia di stampa Dire, "saranno avviate azioni legali volte ad evitare ogni ulteriore danno ad un territorio già duramente provato dalla crisi. La collocazione della Sardegna tra le Regioni ad alto rischio - prosegue Solinas- in ragione dell'incidenza dei contagi per 100mila abitanti, avrebbe certamente meritato maggiore ponderazione e condivisione, vista anche la mole di provvedimenti statali che le Regioni, con cadenze imprevedibili, sono tenute ad applicare con enormi sforzi interpretativi. Fino al 14 gennaio - aggiunge Solinas- la Sardegna era saldamente in zona gialla, e proprio il 14 gennaio si è deciso inopinatamente di abbassare sensibilmente le soglie di rischio per l'ingresso in zona arancione, con immediata esecuzione. Proprio a questa collocazione si è vista candidata, a nostro avviso immotivatamente, la Sardegna". 

Secondo Solinas infatti "la collocazione della Sardegna in arancione, appare immotivata e nemmeno è possibile individuare con certezza a quali dati si sia fatto riferimento per adottarla - osserva -. I dati da noi trasmessi dopo essere stati tardivamente avvisati dal Ministero, prosegue, quelli pubblicati da Agenas e il confronto con gli indicatori di altre regioni in zona gialla, confermano l'ingiustizia del provvedimento adottato, tanto più che sono stati attivati numerosi nuovi posti in terapia intensiva e l'indicatore RT non è mai stato tale da giustificare la collocazione in arancione. Non vi è alcun sovraccarico dei servizi assistenziali", puntualizza. 

Per la Lombardia invece c'è da fare un discorso più complesso, anche dopo la collocazione della regione in zona rossa per errore e le polemiche tra il presidente Attilio Fontana, l'Iss e il ministero. L'agenzia di stampa Ansa ha scritto ieri che la regione dovrebbe rimanere in zona arancione per lo stesso motivo, ovverosia per la sua collocazione arrivata la scorsa settimana e per la regola dei 14 giorni, tuttavia c'è chi fa notare che la circolare (disponibile sul sito del ministero) si basa sulla rivalutazione "ora per allora" dei dati del report n. 35 del 15 gennaio. Questo, in teoria, dovrebbe spostare indietro le lancette dell'orologio della valutazione del ministero per retrodatarle a due settimane fa. Il verbale dell'ultima Cabina di Regia invece dice che la regione è a rischio moderato e l'Rt è inferiore a 1. In base a questa tesi, se anche il prossimo report (il numero #37) dovesse confermare la situazione, la Lombardia dovrebbe poter aspirare alla zona gialla. Anche secondo Repubblica, che ne parla oggi in un articolo a firma di Michele Bocci, la regione potrebbe finire in zona gialla. 

Il documento dell'Iss sulla Lombardia zona rossa per errore

Quali regioni possono cambiare colore da zona rossa e arancione con l'ordinanza di venerdì 29 gennaio

Per quanto riguarda le altre regioni che possono cambiare colore, il Molise e la provincia autonoma di Trento sono le regioni in zona gialla (le altre sono Basilicata, Campania e Toscana) che rischiano il cambio di colore visto che nell'ultimo report venivano definite in area "Moderata ad alto rischio di progressione a rischio alto" con un Rt nei valori minimi di 0,97 e 0,84. Per quanto riguarda la Toscana, il presidente della Regione Eugenio Giani si è detto "moderatamente ottimista" sulla conferma della zona gialla: "Quello che orientativamente possiamo dire è che i nostri tecnici hanno fatto una stima e i dati che verranno esaminati ci portano ad un Rt che può stare fra lo 0,90 e l'1, quindi sotto l'1. L'istituto superiore di sanità prima e la cabina di regia esamineranno dati su cui possiamo essere moderatamente, ma ragionevolmente ottimisti circa il mantenimento della Toscana in zona gialla. Sarebbe una bella cosa".

Attualmente le regioni in zona arancione sono 14 e tra quelle che potrebbero dinventare gialle ci sono la Liguria (Rt a 0,94 e rischio basso) e il Veneto. In arancione dovrebbero invece rimanere Puglia, Umbria e Valle d'Aosta. Per quanto riguarda Sicilia e Provincia Autonoma Bolzano, gli unici due territori in zona rossa, l'assessore regionale alla Salute della Regione Sicilia Ruggero Razza nel suo intervento di risposta all'Ars ha auspicato l'uscita dall'area a maggiori restrizioni:  "Qualche ora ancora e scopriremo se l'indice Rt, come appare dalla riduzione dei contagi in Sicilia, ci permetterà di condividere col governo centrale il possibile declassamento del rischio della regione. Auspichiamo di uscire dalla zona rossa il 31 gennaio". Razza ha illustrato i dati della regione che inducono "a un cauto ottimismo: su 10mila abitanti, la Sicilia è al quinto posto per incidenza dei contagi, al 12esimo posto per decessi, settima per tamponi molecolari. Con l'inserimento dei tamponi antigenici, il tasso di positività nell'isola è passato dal 12% al 5%, e oggi è addirittura è sceso al 3,4%". Ieri i positivi erano 996 su quasi 30mila tamponi testati. "Auspico che la Liguria possa tornare in zona gialla nelle prossime ore. La settimana ha dato numeri piuttosto incoraggianti: cala l'incidenza del virus, cala il numero degli ospedalizzati, abbiamo un Rt sotto l'uno. È stato fatto un grande sforzo, mi auguro che il report dell'Istituto superiore di sanita' ci premi in questo senso", dice il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, a "The breakfast club" su Radio Capital.

Per quanto riguarda le altre regioni, Calabria, Emilia-Romagna e Veneto, che avevano nell'ultimo report una classificazione di rischio "modeata", se avranno un Rt inferiore a 1 nell'ultimo report potranno aspirare alla zona gialla. Anche Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Marche e Piemonte hanno i tempi e la classificazione per poter uscire dalla zona arancione. Per l'Abruzzo arriva anche la conferma del presidente Marsilio. Repubblica infine pronostica oggi che l’Italia da domenica prossima potrebbe trovarsi "con 16 Regioni e Province gialle, cioè dieci in più rispetto a quelle di oggi. Altre 5 realtà locali, inoltre, sarebbero arancioni (ma resta il dubbio che una di queste possa invece restare rossa)", ovvero Bolzano, che ha dati potenzialmente da zona arancione ma ha visto ancora un incremento importante dei nuovi positivi che potrebbe mantenerla nella zona con i provvedimenti più restrittivi.

La zona gialla rafforzata proposta dalle Marche

Intanto, scrive l'agenzia di stampa Dire, dalle Marche è arrivata la proposta al ministro della Salute, Roberto Speranza, per essere inserite in una zona gialla rafforzata. Lo conferma il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che ieri ha inviato una lettera al ministero. "Sono giuste tutte le misure che mettono in sicurezza i territori, ma sarebbe opportuno che queste misure venissero scelte dopo un confronto oggettivo territorio per territorio - dice il governatore-. Nella lettera a Speranza ho proposto, come fatto in passato, di introdurre delle ordinanze da parte della Regione con ipotesi di giallo rafforzato che consenta una maggiore operatività e maggiore respiro alle attività economiche durante la settimana ma poi nel weekend, quando il rischio di assembramenti è piu' elevato, si può arrivare a delle restrizioni da parte della Regione. Questo perché vedo una sofferenza molto forte su troppi settori". Parlando infine dell'attuale crisi di Governo l'ex parlamentare si è detto preoccupato per "l'incapacità di cogliere la gravità della situazione sia dal punto di vista economico che dal punto di vista lavorativo". 

Il Mattino invece spiega che in Veneto la curva dei contagi sta scendendo da 10292 a 6825 (-33,7%) e in Sicilia da 12093 a 7959 (-34,2%). Molise e Valle d'Aosta hanno numeri bassi ma in calo (-25% e -40%) mentre nel Lazio la discesa è più contenuta (da 9319 a 7991, -14,25%) così come in Puglia e a Trento, in Lombardia e in Emilia-Romagna. Nella zona rossa di Bolzano si registra un incremento dei positivi pari al 36,3%, così come la Campania, la Toscana, l'Umbria e l'Abruzzo a causa dei focolai lungo la costa. Intanto il matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo 'Mauro Picone' del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) in un colloquio con l'agenzia di stampa Ansa dice che che "per la maggioranza delle regioni-province autonome il trend negli ultimi 7-10 giorni è di aumento o di stasi. La percentuale dei positivi, osserva, è stata calcolata, dal 15 gennaio, solo sulle undici regioni-province autonome che trasmettono i dati sui positivi separatamente per i test molecolari e per quelli antigenici rapidi, mentre le altre non lo fanno". Tra queste ci sono regioni molto popolose e molto colpite dall'epidemia, come Abruzzo, Liguria, Marche e Veneto. Questo perché, rileva Sebastiani, "calcolare la percentuale cumulando i dati dei due tipi di test è sbagliato in quanto le percentuali separate sono molto diverse e quindi quella cumulativa dipende dalla percentuale dei test molecolari sul totale dei test, che varia molto tra le regioni.

EDIT ore 8.40 - In base gli ultimi dati del bollettino sul coronavirus che indicano ancora dati bassi di contagio (76 i nuovi casi) in Basilicata, la regione meridionale potrebbe essere la prima zona bianca a partire dal 31 gennaio. Ovvero, una zona con un vasto e sostanziale alleggerimento delle restrizioni. Siolo un'ipotesi per ora. Per ottenere quella classificazione (e limitazioni ridotte al minimo) serve un'incidenza settimanale di contagi ogni 100mila abitanti a quota 50 e un livello di rischio basso. I lucani sperano, e domani ne sapranno di più. I criteri, quindi, non prevedono che si tratti di aree in cui il virus non circoli più, ma in cui ci si aspetta che i contagi siano sotto una soglia tale da poter essere monitorati e gestiti.

EDIT ore 9.24 - Va ricordato che l'Rt è solo uno dei fattori, tra i più importanti certo, ma nelle valutazioni delle autorità sanitarie ha un grosso peso anche il tasso di incidenza (quanti positivi ogni 100mila abitanti). Ci son anche altri 19 parametri riportati nel monitoraggio settimanale. L'assegnazione a una determinata fascia (gialla, arancione, rossa)  dura almeno due settimane prima che si possa passare alla fascia inferiore. In caso i dati peggiorino si può passare alla zona più restrittiva anche prima dei 14 giorni. Ma in attesa dei dati le previsioni si basano inevitabilmente sull'indice di trasmissibilità Rt, che appare essere in calo pressoché ovunque in Italia. La tanto temuta terza ondata di gennaio al momento non si è verificata.

EDIT ore 10,10: L'epidemiologo Forastiere in un colloquio con l'AdnKronos dice che le zone gialle e arancioni non incidono sulla discesa della curva del contagio e propone un lockdown a febbraio. La fotografia dei dati nazionali sull'epidemia Sars-CoV-2 "indica un declino molto lento e non una rapida discesa degli indici di contagio. La mortalità è ancora alta" per far scendere la curva occorre "un lockdown deciso, programmato, magari che duri un mese. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c'è stata una drastica riduzione dei casi di influenza", dice il professore all'Imperial Collage di Londra e direttore scientifico della rivista 'Epidemiologia e prevenzione' , facendo il punto sulla situazione dei casi Covid oggi in Italia. "E' ovvio che per una analisi corretta occorre verificare l'incidenza settimanale dei casi in ogni Regione, l'Rt, e porre maggiore attenzione alle classi di età colpite. Dobbiamo sapere se a correre più rischi in questa fase sono gli anziani o i giovani", aggiunge l'epidemiologo.

Ma come si può uscire da questa situazione di stallo? "Osserviamo quello che è accaduto nella prima fase nella scorsa primavera, solo un lockdown totale può far scendere i casi in modo radicale e completo - analizza Forastiere - se osserviamo quello che è accaduto a novembre-dicembre, solo le regioni con colore rosso hanno avuto una discesa rapida della curva epidemica. Le zona gialle hanno mostrato una discesa molto disomogenea e per le regioni in arancione, il colore attuale di molte regioni, il declino di casi è stato modesto. - precisa - In questo periodo, un esempio lungimirante è la Sicilia, la Regione che ha voluto la zona rossa sulla base dei preoccupanti dati di incidenza". Cosa si può fare oggi per intervenire sulla curva epidemica? Occorre un lockdown più deciso, programmato, magari che duri un mese - avverte Forastiere - si tratta di un sacrificio indispensabile per poter riprendere in modo sistematico il tracciamento dei contatti. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c'è stata una drastica riduzione dei casi di influenza. E poi c'è una situazione internazionale critica, il mondo intero è in allarme e i Paesi a noi vicini hanno livelli inaccettabili di circolazione del virus, e ci sono le varianti che possono essere più contagiose e letali". 

EDIT ore 10,34: La Fondazione Gimbe nel monitoraggio relativo alla settimana 20-26 gennaio in cui si registrano gli ultimi effetti del decreto Natale rileva che la curva scende ma lentamente: tutti i numeri sono in calo, compresi quelli ospedalieri, anche se i ricoveri e le terapie intensive rimangono sopra la soglia di saturazione rispettivamente in 5 e 6 regioni. Le analisi indipendenti di Gimbe sui dati ufficiali della campagna vaccinale evidenziano notevoli differenze regionali: nella distribuzione delle dosi, nel completamento del ciclo vaccinale e, soprattutto, nelle priorità di somministrazione, con il 22,3% delle dosi destinato a "personale non sanitario", categoria formalmente non prevista dal piano vaccinale. La Fondazione Gimbe osserva che nella settimana 20-26 gennaio 2021, rispetto alla precedente, c'è stata una riduzione dei nuovi casi (85.358 vs 97.335). Scendono anche i casi attualmente positivi (482.417 vs 535.524), i ricoveri con sintomi (21.355 vs 22.699) e le terapie intensive (2.372 vs 2.487); lieve calo dei decessi (3.265 vs 3.338). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: Decessi: 3.265 (-2,2%) Terapia intensiva: -115 (-4,6%) Ricoverati con sintomi: -1.344 (-5,9%) Nuovi casi: 85.358 (-12,3%) Casi attualmente positivi: -53.107 (-9,9%) "Tutte le curve - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - continuano questa settimana la loro lenta discesa, ancora grazie agli effetti del decreto Natale, destinati tuttavia ad esaurirsi a breve".

L'incremento percentuale dei casi si riduce in quasi tutte le Regioni; negli ospedali, nonostante l'ulteriore discesa di ricoveri e terapie intensive, l'occupazione da parte di pazienti Covid continua a superare in 5 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 6 Regioni quella del 30% delle terapie intensive, attestandosi a livello nazionale rispettivamente al 34% e al 28%. "Oltre ai noti ritardi di consegna da parte di Pfizer - dichiara Renata Gili, responsabile Gimbe Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione - AstraZeneca ha comunicato alla Commissione Europea una riduzione della fornitura stimabile fino al 60% nel 1 trimestre, mentre CureVac non potra' consegnare entro marzo le 2,019 milioni di dosi previste dal Piano vaccinale, visto che lo studio di fase 3 e' stato avviato solo il 14 dicembre". Di conseguenza, al netto di ritardi di consegne, entro il 31 marzo 2021 il nostro Paese dovrebbe disporre di 16,557 milioni di dosi, di cui 8,749 milioni da Pfizer-BioNTech e 1,346 milioni da Moderna e 6,462 milioni da AstraZeneca, anziche' i 16,155 milioni previsti dal Piano vaccinale. Peraltro su AstraZeneca i conti non tornano visto che è stata annunciata una fornitura di 3,4 milioni di dosi."Con queste disponibilita' - puntualizza Cartabellotta - solo il 14% della popolazione (circa 8,278 milioni di persone) potra' completare le due dosi del ciclo vaccinale, ma non prima della meta' o addirittura della fine di aprile, ovviamente previa autorizzazione condizionata del vaccino di AstraZeneca che potrebbe essere soggetto a limitazioni per i soggetti di eta' superiore ai 55 anni con conseguente necessita' di rivedere le priorita' del piano vaccinale. Inoltre, occorrera' una notevole reattivita' della macchina organizzativa, visto che la maggior parte delle dosi non arrivera' prima di meta' febbraio". Sulla distribuzione regionale dei vaccini, Fondazione Gimbe sottolinea che si rilevano notevoli differenze regionali difficilmente spiegabili solo sulla base dei criteri utilizzati in questa prima fase per la consegna (n operatori sanitari e socio-sanitari, n personale e ospiti Rsa).

La Fondazione Gimbe osserva che nella settimana 20-26 gennaio 2021, rispetto alla precedente, c'e' stata una riduzione dei nuovi casi (85.358 vs 97.335). Scendono anche i casi attualmente positivi (482.417 vs 535.524), i ricoveri con sintomi (21.355 vs 22.699) e le terapie intensive (2.372 vs 2.487); lieve calo dei decessi (3.265 vs 3.338). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: Decessi: 3.265 (-2,2%) Terapia intensiva: -115 (-4,6%) Ricoverati con sintomi: -1.344 (-5,9%) Nuovi casi: 85.358 (-12,3%) Casi attualmente positivi: -53.107 (-9,9%) "Tutte le curve - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - continuano questa settimana la loro lenta discesa, ancora grazie agli effetti del decreto Natale, destinati tuttavia ad esaurirsi a breve". 

EDIT ore 13,20: Marsilio e l'Abruzzo in zona gialla:  "Le prime anticipazioni del Rapporto settimanale della Cabina di Regia indicano una sensibile discesa dell'indice Rt in Abruzzo, che si ferma a una media di 0,81. Unito alla conferma del livello di rischio 'basso', significa che dalla riunione di domani ci attendiamo la certificazione che da domenica 31 gennaio la nostra Regione tornera' in fascia gialla". Lo afferma il Governatore dell'Abruzzo Marco Marsilio. "Facciamo comunque appello - ha aggiunto - a tutta la cittadinanza affinche' si perseveri nell'adottare sempre tutte le misure di cautela e prudenza, rispettando i comportamenti virtuosi che ostacolano la circolazione del virus, e a non considerare il passaggio in fascia gialla e i buoni risultati dei 21 parametri di monitoraggio come un 'lasciapassare' per atteggiamenti irresponsabili e pericolosi".

EDIT ore 14: Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, oltre alla provincia autonoma di Bolzano, sono le aree italiane in rosso scuro nella mappa dei contagi da Covid-19 appena pubblicata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), aggiornata al 28 gennaio. 

EDIT ore 15,02: L'agenzia Agi scrive che la Calabria potrebbe tornare zona gialla da domenica 31 gennaio. Dopo quasi un mese di limitazioni collegate alle zona arancione, da alcuni giorni i dati relativi alla diffusione del Covid-19 sono sensibilmente migliorati. Quello che lascia ben sperare e' l'indice Rt, alla base delle indicazioni sul colore da adottare nelle regioni. Nelle condizioni attuali, infatti, l'indice Rt e' sceso sotto quota 1, considerato anche che l'ultima ordinanza adottata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, indicava un Rt a 1,02. Con la conferma di dati incoraggianti, dunque, la prossima ordinanza di Speranza potrebbe indicare la Calabria tra le regioni in zona gialla, sebbene non manchino focolai attivi in diversi comuni, come quello di Cassano Ionio dove il sindaco ha chiuso anche scuole e chiese. 

EDIT ore 16,57:  Il valore di Rt nel Lazio è pari "a 0.73, in calo (il precedente della scorsa rilevazione era 0.94). I tassi di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva e di area medica tornano entrambi al di sotto della soglia di allerta. In diminuzione anche l'incidenza e il numero dei nuovi focolai nella settimana di riferimento. Ci aspettiamo una valutazione del rischio con passaggio in area moderata, tenuto conto che vi e' una riduzione da due settimane di tutti gli indicatori. Bisogna mantenere alta l'attenzione. Sul ritorno in zona gialla bisogna attendere le valutazioni dell'Iss e le successive determinazioni del ministero". Questa l'analisi dell'assessore alla Sanità e l'integrazione sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D'Amato, al termine della videoconferenza della task-force regionale per Covid-19 con i direttori generali delle Asl e aziende ospedaliere, Policlinici universitari e l'ospedale pediatrico Bambino Gesù. 

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