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Martedì, 30 Novembre 2021
Covid

Le Regioni che temono la zona gialla o arancione prima di fine 2021 e l'ipotesi del Green Pass "vincolato"

Il Friuli-Venezia Giulia è a una trentina di ricoveri dalla zona gialla, Bolzano teme addirittura la zona arancione nelle prossime settimane. Speranza: "L'indice Rt che ci sarà tra 10 giorni o l'incidenza del contagio non è già deciso, dipende da noi". Gli esperti premono sull'opportunità di ridurre la durata del Green Pass o di vincolarlo unicamente al vaccino e non ai tamponi

I casi aumentano ma gli ospedali reggono: è questa per ora l'istantanea sul Covid in Italia. Il Friui-Venezia Giulia è a una trentina di ricoveri dalla zona gialla, anche la provincia di Bolzano rischia nuove restrizioni in caso di nuove ospedalizzazioni nei reparti ordinari. In entrambi i territori gli altri due parametri che portano in zona gialla (incidenza e ricoveri in terapa intensiva) sono stati superati. Le Marche, dove si sfiora il 10 per cento di ricoveri nelle terapie intensive, sono ancora lontane dalle restrizioni a causa del basso numero di ricoveri ordinari, mentre la Calabria è zona bianca visto il basso numero di occupazione nelle terapie intensive. Negli ospedali la pressione sale, ma il tasso di crescita dei ricoveri resta inferiore a quello delle infezioni. Ieri erano ricoverate 4.105 persone contro le 3.613 della domenica precedente. Quali sono gli scenari per le prossime settimane?

Le Regioni in zona gialla dal 22 o 29 novembre e i tamponi in farmacia "sempre negativi"

Le Regioni che rischiano la zona gialla o arancione prima del 31 dicembre

Da Nord a Sud i sindaci di grandi città o piccoli centri temono la risalita dei contagi, in attesa che solo tra un mese il governo decida se servono misure più severe. Salvare il Natale ed evitare a tutti i costi quarta ondata e ritorno a zone rosse e arancioni diventa una priorità: secondo l'assessore alla sanità Widmann "l’Alto Adige corre il rischio di essere classificato come zona arancione in poche settimane". Bolzano non ritiene quindi campata per aria l'ìpotesi di triplicare il dato delle terapie intensive  (si finisce in aranzione con soglia di occupazione del 20%) in poche settimane.

I tradizionali mercatini di Natale, in Trentino e a Verona, si stanno svolgendo all'insegna della cautela. Green Pass con braccialetto ogni giorno di colore diverso e bancarelle in numero ridotto: a Trento, Bolzano e Rovereto ogni visitatore, dopo aver mostrato il pass, riceve al check point un nastrino da legare al polso, una sorta di lasciapassare. I primi cittadini possono firmare ordinanze comunali in ordine sparso per far fronte all'aumento dei contagi.

"Se vai a manifestare contro il green pass senza mascherina, evidentemente il problema è più grave: significa negare il virus. Sono molto preoccupato, la pandemia non è superata". Così al Corriere della Sera il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, commentando le 5 mila persone che sabato hanno manifestato a Padova. Per Zaia "dimostrare che si seguono le regole darebbe più valore alla contestazione. Farlo non è dittatura, è rispettare il prossimo. In un paese civile e, sottolineo, democratico, deve essere diritto di tutti il manifestare. Ma le manifestazioni non possono trasformarsi in un problema serio per la popolazione".

In varie zone del nord quella che qualcuno definisce la "paranoia" del colore è spiegabile anche con la stagione dello sci (che pesa economicamente più dell’estate) ormai alle porte: una zona arancione in concomitanza con le vacanze di fine anno sarebbe un disastro per alcuni settori economici. Il governo si professa ottimista. "Sarà un Natale libero", prevde il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, riferendosi alle festività in zona rossa e arancione dello scorso anno. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: "Faremo tutto quello che serve per lasciare aperto il Paese". "In Italia stanno crescendo i contagi ed è necessario alzare i livelli di attenzione. Manteniamo le regole esistenti, ma valuteremo", assicura il ministro della Salute Roberto Speranza.

A Che tempo che fa su Rai3 Speranza ha sottolineato: "Dobbiamo fa rispettare fino in fondo le norme sul green pass, che ci sta permettendo di tenere bassi i numeri, perché consente di rendere più sicuro un luogo e ha avuto stimolo per nuove dosi". "In questa fase di recrudescenza è importante rispettare tutti i comportamenti corretti" e soprattutto "l'uso della mascherina", ha sottolineato il ministro, ricordando che non è obbligatoria solo al chiuso ma anche all'aperto quando c'è il rischio di assembramento. Quindi come sarà il Natale "dipende da noi, come abbiamo imparato in questi mesi l'indice Rt che ci sarà tra 10 giorni o l'incidenza del contagio non è già deciso, dipende da noi e i due fattori essenziali sono la campagna di vaccinazione e quindi anche la dose di richiamo e l'uso di tutte le modalità comportamentali corrette che ci possono aiutare", conclude.

L'ipotesi Green Pass vincolato a guarigione o vaccino

Gli esperti premono, sottolinea oggi la Stampa, sull'esigenza della terza dose di vaccino e sull'opportunità di ridurre la durata del Green Pass o di vincolarlo unicamente al vaccino e non ai tamponi. Speranza, sul tema Green Pass, evidenzia che, a oggi, è valido fino alla scadenza dei 12 mesi dal richiamo: "Nessuno finora ha un intervallo di 12 mesi dalla seconda dose, per la durata del Green Pass valuteremo le indicazioni del Comitato tecnico scientifico". Andrea Crisanti ritiene che "andrebbe legato ai vaccini, non ai tamponi, e fatto durare sei mesi dall'ultima dose". Significherebbe che per avere il Green Pass bisognerà essere vaccinati o guariti: solo un'ipotesi per ora.

Alcuni esperti sono scettici sull’attendibilità del tampone rapido, parlano di numerosi "falsi negativi" e per questo vorrebbero escluderlo come strumento diagnostico per il Green pass. Su questo Speranza invita alla cautela visto che le farmacie ne fanno migliaia al giorno e così si rischierebbe di tagliarle fuori dal sistema di controllo dell’epidemia, nota oggi il Corriere. L’alternativa allo studio sarebbe quella di ridurre la validità del test molecolare da 72 a 48 ore e di quello antigenico da 48 a 24 ore. Ma molti cittadini che non vogliono vaccinarsi ricorrono al tampone per ottenere il green pass che consente loro di andare al lavoro, e una stretta del genere sarebbe davvero molto impattante anche a livello economico sulle famiglie.

Uno scenario estremo ma non inedito in Europa. Da oggi infatti in Austria per 1,6 milioni di non vaccinati scatta una sorta di lockdown. Non potranno uscire di casa le persone che non osservano la regola del 2G ("geimpft" o "genesen", immunizzati o guariti dal Covid-19 entro 180 giorni), tranne che per andare al lavoro, per fare le commissioni di base, per andare dal medico o per fare sport all'aria aperta. Vietati ristoranti, caffè, parrucchieri, impianti sportivi, teatri, cinema e tutte le altre attività sociali. In tutto il Paese l'obbligo di mascherina FFP2 al chiuso.

Greco (Cts): "Vaccino e tampone non sono paragonabili per affidabilità"

"Vaccino e tampone non sono paragonabili, quanto ad affidabilità. Arriverà il momento in cui dovremo porci il problema: un Green Pass basato su un elemento debole come il test antigenico non può reggere per sempre". Lo dice al Corriere della Sera Donato Greco, epidemiologo e componente del Comitato tecnico-scientifico. "Il Green pass ottenuto facendo il vaccino non è paragonabile al Green pass riconosciuto a chi ha eseguito un tampone. Danno garanzie che non sono nemmeno lontanamente paragonabili. E anche tra i tamponi, non sono paragonabili i molecolari, molto più affidabili perché esaminano un frammento dell'acido nucleico, e gli antigenici che rilevano una parte della proteina spike", spiega Greco, per il quale "in futuro, con il raggiungimento di quota 90% dei vaccinati, potrebbe essere eliminato almeno il tampone antigenico" per ottenere il Green pass. "Mi aspetto feste serene, mantenendo le limitazioni attualmente in vigore, osservando l'obbligo di mascherine e il distanziamento. È possibile che alcune regioni passino in giallo già prima di fine dicembre. Siamo in una condizione di fragile equilibrio. Condizione eccezionale, se pensiamo solo a un anno fa", conclude.

Ciciliano (Cts): "Il lockdown non tornerà"

"Non spaventiamoci per la crescita dei contagi, è fisiologico in questo periodo dell'anno. L'attenzione deve concentrarsi sull'incremento dei ricoveri e delle terapie intensive, due parametri per ora sotto controllo. Il Paese non deve chiudere più, neppure il mondo della montagna sarà danneggiato quest'anno". Lo dice in un'intervista a Il Giornale Fabio Ciciliano, medico della Protezione civile e della Polizia e membro del Cts. "In caso di incrementi sostanziosi ci saranno chiusure localizzate", spiega, mentre per Natale "è prematuro fare previsioni. Siamo in una fase di analisi ma sono convinto che ciò che è accaduto l`anno scorso non si replicherà grazie soprattutto alla campagna vaccinale. Però bisogna continuare con i comportamenti di buon senso". Il Green pass, continua, "ormai non stimola più l'immunizzazione. Andiamo a rilento e dobbiamo essere onesti e realisti: abbiamo raschiato il barile delle prime dosi. Concentriamoci sulle terze dosi. E per i no vax sarà la malattia a immunizzare chi si contagia. Dare il pass solo ai vaccinati sarebbe una spinta alla campagna".

Zona gialla, arancione, rossa: quando scattano le restrizioni

Il ministro Speranza ha sottolineato che le regole sulle zone a a colori dovrebbero restare quelle attualmente in vigore. Eventuali passaggi di fascia verranno dunque stabiliti in base ai parametri che elenchiamo in basso. Si passa in zona gialla quando l'incidenza è superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti, l'occupazione delle terapie intensive supera il 10% e quella delle aree mediche il 15%.

La zona arancione scatta con un'incidenza di oltre i 150 casi ogni 100mila abitanti e se al contempo la soglia delle terapie intensive oltrepassa il 20% con i reparti ordinari al 30%. Per entrare in zona rossa invece all'incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti devono abbinarsi un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 40% in area medica e al 30% in terapia intensiva. 

Nonostante in questi mesi si sia continuato a parlare di zone gialle, arancioni e rosse, le regole che le disciplinano sono cambiate molto, non solo i parametri. Ad esempio, la zona gialla attuale è estremamente simile alla zona bianca e l’obbligo della mascherina all’aperto è l‘unica differenza importante tra le due. E' con la zona arancione che subentrano le prime vere restrizioni impattanti su spostamenti e attività economiche e commerciali.

Colori regioni gimbe-2

L'andamento dell'epidemia in Italia e le previsioni su zone gialle e arancioni

Da quanto emerge dall'analisi dei numeri nei bollettini quotidiani forniti da Ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità, nella settimana appena trascorsa, 8-14 novembre 2021, i contagi da Covid-19 in Italia sono saliti del 42,17% rispetto alla settimana precedente 1-7 novembre: in totale 51318 casi contro 36095. Un balzo di 15223 casi in più: più del triplo della differenza tra la settimana 1-7 novembre e 25-31 ottobre (erano stati 5303 in più, con una crescita totale del 17,22%). Quanto ai decessi, nell'ultima settimana sono aumentati del 34,02% (390 vs 291); i nuovi ingressi in terapia intensiva invece, sempre nel confronto tra 8-14 novembre e 1-7 novembre, sono cresciuti del 24,09% (273 vs 220), un aumento che comunque segna un rallentamento rispetto a quello della settimana precedente, quando la crescita era stata del 31,74%.

Saranno i dati di giovedì per quel che riguarda i ricoveri (nei reparti ordinari e intensivi) e l'incidenza, quelli che poi saranno elaborati e utilizzati per il monitoraggio dell'Iss ogni venerdì, il quale stabilirà eventuali restrizioni territoriali. Se il trend in aumento, seppur non rapidissimo, non si arresterà in questa seconda metà di novembre, è possibile che intorno alla fine di novembre-inizio di dicembre alcune Regioni si troveranno in una situazione molto scomoda e la zona gialla o arancione un'ipotesi realistica.

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