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Venerdì, 3 Dicembre 2021
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Le Regioni che sfiorano la zona gialla e l'ipotesi doppio Green Pass in zona arancione

A Palazzo Chigi non si vuole sentire parlare di lockdown dei non vaccinati. Ma in zona arancione qualche limitazione sul tampone per ottenere il certificato verde è possibile. Ieri record di nuovi contagi da 6 mesi a questa parte. Perché i casi stanno aumentando in Italia nonostante l'alto tasso vaccinale? Tre regioni intanto sono sul filo della zona gialla

Nessuna restrizione in arrivo per i non vaccinati in caso di zona gialla o arancione (per ora). Il governo frena i governatori. A Palazzo Chigi non si vuole sentire parlare di lockdown dei non vaccinati, nonostante la spinta delle Regioni e di Enrico Letta (Pd) per introdurre divieti di qualche tipo per non vaccinati. Nel consiglio dei ministri odierno il ministro della Salute Roberto Speranza proporrà soltanto una riduzione della validità del Green Pass da 12 a 9 mesi e l'obbligo terza dose per i sanitari. L'esecutivo Draghi non si spingerà oltre. Intanto tre regioni sono a un passo dalla zona gialla, forse dal 29 novembre e non dal 22, ma l'aumento dei casi su base quotidiana continua in tutta Italia e se a dicembre i dati dagli ospedali, e non quelli sui nuovi positivi, peggioreranno ancora, è possibile una stretta in vista delle festività natalizie. Sull'ipotesi "doppio Green Pass" spinge Toti, il presidente della Liguria. Ma procediamo con ordine.

Ieri l'Italia ha segnato il record di nuovi contagi da 6 mesi a questa parte. Siamo all'inizio della quarta ondata che dai Paesi dell’Est inevitabilmente tocca in parte anche il nostro Paese, dove i casi raddoppiati in due settimane. Ma gli ospedali, pur con una pressione in crescita, sono lontani dai tassi di riempimento delle scorse ondare e anche il numero delle vittime (ieri 72 contro le 63 di quindici giorni fa), non aumenta seguendo l'aumento dei casi. Basti pensare che l'8 maggio con un numero di contagi pressoché identico, le vittime del Covid erano il triplo, 224. 

L'ipotesi divieti per i non vaccinati in zona arancione anche col Green Pass

"La situazione in Italia, grazie all’andamento della campagna vaccinale, non è neanche lontanamente paragonabile a quella di altri Paesi europei - come l’Austria - che hanno introdotto misure rigide per i non vaccinati - dice il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini - Il governo sta monitorando in modo rigoroso i numeri e al momento non ci sono nuove restrizioni in vista. Se la situazione dovesse peggiorare nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, credo che dovremmo tenere in seria considerazione - come abbiamo sempre fatto - le istanze delle Regioni". 

A quel che si apprende, le Regioni metteranno nero su bianco nei prossimi giorni, in un documento condiviso, la richiesta a Draghi di prevedere non certo un vero lockdown per i non vaccinati come in Austria, ma di studiare le modalità per lasciare comunque aperti ristoranti, attività commerciali e stadi anche in zona arancione per i vaccinati. E' questa l'ipotesi che prende corpo e che pare non trovare ostacoli insormontabili nella maggioranza di governo: alcuni divieti dunque per chi non ha fatto neanche la prima dose, non certo un vero lockdown per i non vaccinati. Si tratterebbe di una rimodulazione del Green Pass in zona arancione, con qualche limitazione sul tampone per ottenere il certificato verde. A tal proposito, ieri a tarda sera è arrivato il via libera definitivo della Camera al Dl green pass. In 300 hanno votato a favore, 33 i contrari. Nel pomeriggio l'aula della Camera aveva votato la fiducia posta dal Governo sulla conversione in legge del decreto cha rende obbligatorio il green pass per l'accesso ai luoghi di lavoro pubblici e privati.

"Qualora ci fosse un passaggio in zona arancione si potrebbe valutare una differenziazione nelle restrizioni - in un'ottica di libertà - tra chi è vaccinato e chi non lo è". Questa l’ipotesi avanzata dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa, che precisa: "Va valutata anche a fronte del fatto che chi non si è vaccinato non può subire le stesse limitazioni per le scelte di chi non si è vaccinato". Ma visto che la zona gialla molto probabilmente scatterebbe, se il trend in aumento dei casi si manterrà simile, solo a fine novembre, è sul mese di dicembre che sono puntati gli occhi dei cittadini e soprattutto dei commercianti che temono restrizioni nel momento clou dell'anno.

"Se la Calabria va in zona arancione, le restrizioni spetteranno ai no vax" dice al Corriere della Sera il presidente della Regione Roberto Occhiuto (Forza Italia): "Non è giusto che chi ha avuto il senso di responsabilità di porsi il problema della collettività, subisca le conseguenze di chi non ha avuto questa sensibilità". Restrizioni nei luoghi affollati che, nei piani di Occhiuto, non riguarderebbero solo gli adulti ma tutti i non vaccinati, anche i giovani e i bambini. C'è chi ritiene che sarebbe anticostituzionale, ma il governatore sostiene che "il diritto alla salute va tutelato".

Da segnalare però che oggi Luca Zaia, presidente del Veneto, sempre al Corriere dice che "il lockdown per i no vax ha evidenti limiti costituzionali. Dovremmo investire di più sul dialogo convincendo gli irriducibili a vaccinarsi". Nulla è deciso, anche perché non è un segreto il peso che Zaia ha tra i presidenti di Regione e la sua sintona con Fedriga, che della Conferenza delle Regioni è presidente.

Un nuovo lockdown in Lombardia "sarebbe un danno indicibile, gravissimo da assorbire" e "non solo per l`economia ma anche per l`aspetto psicologico". Lo afferma il governatore Attilio Fontana in un'intervista al quotidiano La Stampa. "In Lombardia più di 8 milioni di persone si sono vaccinate e io credo che non meritino ulteriori chiusure", precisa.

"Se la situazione continuasse a peggiorare non vedrei sfavorevolmente il lockdown dei non vaccinati". Andrea Gori, professore ordinario di Malattie infettive all`Università Statale e primario al Policlinico di Milano, prende in considerazione anche per l'Italia la proposta degli anestesisti tedeschi di far partecipare solo vaccinati e guariti alla vita pubblica in Germania. "La ripresa del contagio è costante e da una settimana si nota chiaramente. Si tratta di un fenomeno internazionale, che da noi va meglio grazie all`alto numero di vaccinati. Il problema sono i non vaccinati", afferma Gori in un'intervista al quotidiano La Stampa.
"I contagi riguardano soprattutto la minoranza di non vaccinati", insiste l'esperto. "Sono loro la causa del ritorno della pandemia". In ospedale, comunque, "per ora la pressione è modesta e l`aumento dei ricoveri pure". I ricoverati "per l'80 per cento sono non vaccinati, che rischiano molto". "I vaccinati che arrivano in ospedale di solito soffrono già di problematiche importanti, come trapianti o tumori, e il contagio li compromette", sottolinea Gori.

Ipotesi doppio Green Pass in zona arancione

"La nostra è una proposta aperturista: sono necessarie scelte di buon senso collegate ai numeri. Intanto servono due Green pass: uno per chi è vaccinato e uno per chi fa il tampone. Così, se non potremo giustamente impedire di lavorare a tutti, anche a chi con testardaggine non vuole vaccinarsi, potremo almeno decidere di aprire le attività secondarie, dai teatri ai cinema, dagli stadi ai centri commerciali, soltanto a chi ha il certificato verde con le due dosi fatte". Così in un`intervista ad Avvenire il presidente della Liguria e cofondatore di Coraggio Italia, Giovanni Toti.

Perché i contagi stanno aumentando in Italia nonostante l'alto tasso vaccinale

In Europa i contagi aumentano soprattutto a Est, dove il basso tasso di vaccinati causa un maggior numero di ricoveri in ospedale tra i malati Covid. L’Italia vanta uno dei tassi di copertura vaccinale più alti d’Europa. Da cosa dipende l'aumento dei casi, che c'è e sembra non essere frenabile? La prima ragione, come evidenza oggi Repubblica, sta "nella contiguità con alcuni Paesi ad alto tasso di contagio: Slovenia e Croazia, in particolare. Non a caso, i primi effetti negativi sul suolo nazionale si sono avvertiti a Trieste e Udine. In Slovenia, in particolare, la situazione è drammatica, le strutture ospedaliere sono costrette a dirottare in altri Paesi i malati più gravi". Bolzano e Trieste, le città italiane più colpite, sono state contestualmente anche epicentro di dimostrazioni contro green pass e vaccini. "Anche questo fattore ha inciso: di norma i non vaccinati vengono 'scudati' da chi è immunizzato, ma questo non accade in una piazza anti- vaccinista". Poi non si può negare una certa variabile stagionale: d’inverno aumentano i raduni al chiuso.

Zona gialla poi arancione: le Regioni che rischiano di più a dicembre 2021

In Alto Adige e Friuli Venezia Giulia i contagi sono cresciuti molto, ma sul fronte dei nuovi casi le cose non vanno bene nemmeno in Lombardia, ieri la regione con il maggior numero di contagi (1.858 e 13 vittime) e in Veneto (1.435). Tra le regioni più popolose, anche Lazio, Campania ed Emilia Romagna viaggiano verso quota 1.000 nuovi positivi in 24 ore. Segnali preoccupanti, inutile girarci intorno. In Italia aumentano anche i ricoveri nei reparti ordinari e nelle terapie intensive anche se l’azione dei vaccini riesce ancora a tenere sotto controllo in quasi tutte le Regioni la pressione sugli ospedali con la percentuale di occupazione delle terapie intensive al 5% e dei reparti ordinari al 7%.

Per la prossima settimana l’Italia dovrebbe rimanere tutta in zona bianca. Si va in zona gialla quando l'incidenza è superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti, l'occupazione delle terapie intensive supera il 10% e quella delle aree mediche il 15%. La zona arancione scatta con un'incidenza di oltre i 150 casi ogni 100mila abitanti e se al contempo la soglia delle terapie intensive oltrepassa il 20% con i reparti ordinari al 30%. Per entrare in zona rossa invece all'incidenza pari o superiore a 150 casi per 100.000 abitanti devono abbinarsi un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 40% in area medica e al 30% in terapia intensiva. 

Come restrizioni, le differenze tra zona gialla e bianca sono marginali. In zona bianca l'obbligo è limitato soltanto ai luoghi al chiuso o nelle zone anche all’aperto se particolarmente affollate; in zona gialla la mascherina è obbligatoria sia all’aperto sia al chiuso. L’unica eccezione è per i bambini con meno di 6 anni e per le persone con particolari condizioni di salute. L'altra differenza riguarda bar e ristoranti: in zona bianca non c'è limite alle persone non conviventi che possono sedere allo stesso tavolo all'esterno, mentre all'interno il tetto massimo è di sei; in zona gialla tornerebbe il limite di quattro persone non conviventi sia dentro che fuori. Inoltre dovrebbero calare nuovamente le capienze ampliate solo poche settimane fa, che riguarderebbero solo la zona bianca. Ovvero impianti sportivi e luoghi della cultura.

E' in zona arancione che per attività economiche, commerciali e sportive, le restrizioni diventano invece davvero impattanti.

Le tre regioni che eviteranno la zona gialla per un soffio

Al momento è superata ovunque l’incidenza minima di 50 casi ogni 100.000 abitanti (primo degli indicatori osservati dall’Istituto superiore di sanità), le tre aree del Paese che rischiano il passaggio in giallo dovrebbero essere salvate da qualche decimale. Il Friuli Venezia Giulia infatti oltrepassa la soglia critica di occupazione delle terapie intensive (al 14%) è ancora nei parametri per i ricoveri ordinari.Occupazione di terapie intensive al 10% raggiunta anche nelle Marche dove però i ricoveri ordinari sono al 7%. Davvero in bilico la provincia di Bolzano dove sia le rianimazioni che i reparti Covid sono a un punto percentuale dalla soglia critica. La Calabria è ancora a qualche punto percentuale dalle soglie critiche, ma il basso numero di posti letto disponibili negli ospedali la rende tra i territori più soggetti ai cambi colore nelle prossime settimane.

Se dopo il monitoraggio di domani (decisivi i dati di oggi per incidenza, ricoveri ordinari e intensivi) la zona gialla sarà evitata, appare impossibile che non ci saranno nuove restrizioni a dicembre, a questo ritmo.

Il trucco delle regioni sui posti letto per non finire in zona gialla e arancione

Come sarà il Natale 2021

Sul Natale "sono moderatamente ottimista": "se tutti ci comporteremo bene, vaccinandoci e rispettando l`uso della mascherina, non ci saranno chiusure". Lo afferma l'epidemiologo Pier Luigi Lopalco in un'intervista al Corriere della Sera. Anche se lo shopping potrebbe essere condizionato dal virus. "Ricordiamo che la mascherina è indispensabile, sempre. Basta quella chirurgica nei negozi. Se passeggiamo all`aperto indossiamola in caso di strade affollate", avverte Lopalco. Qualche accortezza, secondo l'esperto, dovrebbe essere osservata su inviti a cena o riunioni in case private. "Le dico come gestisco la mia vita. Lo chiamo green pass dei piccoli circuiti sociali", afferma Lopalco. "Se invito da me, i non vaccinati non entrano. Se sono io ad essere ospite, mi accerto che i convitati siano muniti di passaporto verde, altrimenti mi dispiace, non vado. Così facendo ho la presunzione di fare pressione, di far sentire i no vax fuori luogo, la loro presenza sconveniente. Un po` come succedeva con l`introduzione del divieto di fumo", sottolinea.

La pillola anti Covid dopo Natale

"È probabile che il vaccino anti-Covid sia somministrato annualmente come quello influenzale" ha detto ieri sera il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini intervenendo a Sky tg 24 sollecitando l'accelerazione per le terze dosi sui pazienti fragili, gli immunodepressi e gli ultra sessantenni e dal primo dicembre vaccinando i più giovani. "Oggi la disponibilità di vaccini è maggiore, si tratta di ottenere il massimo coinvolgimento da parte di chi ne ha maggiormente beneficiato".

Riguardo alla disponibilità della pillola anti-Covid in Italia "ci potrebbe essere nelle settimane successive a Natale ma ci siamo attivati per poter prenotare questi due farmaci orali ci possa essere il prima possibile, avendo proceduto in accordi in tal senso in questi giorni. La valutazione sarà fatta anche a livello centrale nei prossimi giorni per i due farmaci - quello della Merck e quello di Pfizer - che hanno dato risultati promettenti e confortanti. La valutazione compiuta ci sarà nelle prossime settimane. Anche in Gran Bretagna dove è stato autorizzato il farmaco non è però ancora disponibile".

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