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Martedì, 30 Novembre 2021
I colori delle regioni

Zona gialla: le quattro regioni con gli occhi puntati addosso e l'ipotesi micro zone rosse locali

Quali sono le regioni più vicine al limite? Da nessuna parte l'occupazione dei reparti ospedalieri è a livelli che facciano ipotizzare un cambio colore a breve. Occhi puntati però su Marche, Calabria, provincia di Bolzano e Friuli Venezia Giulia. L'unico rischio per novembre 2021 sono zone rosse comunali in caso di ampi focolai

Zona gialla, uno scenario ancora lontano. I numeri della pandemia in alcune determinate zone in parte preoccupano, ma l'occupazione dei reparti ospedalieri non è a livelli che fanno ipotizzare un cambio colore a breve. In provincia di Trieste decollano i contagi dopo le proteste No Green Pass, con 311 nuovi positivi di giornata. Negli ultimi sette giorni l’area triestina ha messo in fila 1.155 casi di coronavirus, 503 ogni 100.000 abitanti, un dato mai così alto dall’inizio dell’emergenza. Per fare un confronto, si tratta di quasi otto volte l’attuale media Italia (64/100.000). Un eventuale aumento dei ricoveri ordinari in Friuli-Venezia Giulia rischierebbe però di portare la regione verso la zona gialla.

Le Regioni che rischiano la zona gialla a fine novembre e l'ipotesi del Green Pass "tagliato"

Zona gialla: le 4 regioni/province autonome più vicine al limite

Ma il dato regionale non è affatto vicino alla zona gialla. Va ricordato che il passaggio dalla zona bianca a quella gialla avviene sulla base di tre parametri che devono essere contemporaneamente oltrepassati: l’incidenza settimanale di nuovi positivi deve superare i 50 casi ogni 100mila abitanti, il tasso di occupazione in area medica deve essere oltre il 15%, il tasso di occupazione in terapia intensiva deve essere oltre il 10%. I dati Agenas aggiornati a ieri sera dicono che oltre al Friuli anche le Marche hanno superato la soglia del 10% delle terapie intensive occupate. Ma i ricoveri nei reparti ordinari sono ampiamente sotto soglia. Nessuna altra regione supera le soglie né per i ricoveri ordinari né per le intensive.

Due situazioni emblematiche: la provincia di Bolzano è vicina per quanto riguarda i ricoveri in reparto, al 13%. Ma ha solo il 4% dei ricoveri in rianimazione. La Calabria è al 12% per i ricoveri ordinari (il problema dei pochi posti letto nei reparti è concreto da ben prima del Covid) ma solo al 5% per le rianimazioni. Il grafico seguente, del ricercatore Vittorio Nicoletta, mostra come siano 4 le regioni che in questo momento hanno gli occhi puntati addosso: Marche, Calabria, provincia di Bolzano e Friuli Venezia Giulia. Ma - lo ribadiamo - nessuna rischia la zona gialla la prossima settimana.

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Sono stati a lungo i dati del martedì per quel che riguarda i ricoveri (nei reparti ordinari e intensivi) e il dato dell'incidenza del giovedì quelli che poi sono stati elaborati e utilizzati per il monitoraggio dell'Iss ogni venerdì. E' così che a lungo in questi mesi si è proceduto. Da qualche tempo però (a settembre) alcuni cambi di colore erano scattati prendendo come riferimento i dati degli ospedali del giovedì. Comunque sia, almeno nella prossima settimana nessuna restrizione in arrivo. Impossibile che i dati delle prossime 48 ore spingano una o più regioni verso nuove restrizioni.

Tra zona gialla e zona bianca cambia pochissimo

In realtà dal punto di vista delle restrizioni le differenze tra zona gialla e bianca sono marginali. In zona bianca l'obbligo è limitato soltanto ai luoghi al chiuso o nelle zone anche all’aperto se particolarmente affollate; in zona gialla la mascherina è obbligatoria sia all’aperto sia al chiuso. L’unica eccezione è per i bambini con meno di 6 anni e per le persone con particolari condizioni di salute. L'altra differenza riguarda bar e ristoranti: in zona bianca non c'è limite alle persone non conviventi che possono sedere allo stesso tavolo all'esterno, mentre all'interno il tetto massimo è di sei; in zona gialla tornerebbe il limite di quattro persone non conviventi sia dentro che fuori. Inoltre dovrebbero calare nuovamente le capienze ampliate solo poche settimane fa, che riguarderebbero solo la zona bianca. Ovvero impianti sportivi e luoghi della cultura.

Zone rosse locali

Il governo ha finora confermato la validità del "sistema dei colori" che consente di mantenere aperte le attività. Il principio prevede misure drastiche solo nelle aree in cui la situazione peggiora, imponendo "zone rosse" in caso di eventuali cluster. Zone rosse locali quindi, iperlocali. Restrizioni a livello comunale, il piano sembra sempre quello: difficile pensare a restrizioni impattanti su tutto il territorio regionale a livello economico (come succede in zona arancione, ad esempio), nel corso dell'inverno, se l'aumento dei contagi rimarrà circoscritto a zone geografiche ben delimitate.

Come si è rischiato che accadesse a Cervinara, in Irpinia, comune di 9mila abitanti dove sono cento oggi positivi: ieri 14 nuovi casi. Il Comune ha avuto quasi numeri secondo qualcuno da zona rossa, un numero così alto dei contagi non si era verificato nemmeno nei giorni più bui del 2020. "Cervinara - sottolineava Vincenzo De Luca un paio di giorni fa - è stata sull'orlo di una chiusura completa, di un'altra zona rossa. Quanto è accaduto, conseguentemente a una festa privata, con le tempestive misure adottate da un bravo sindaco, d'intesa con l'Asl e la Regione, ha evitato conseguenze più gravi ma è l'esempio di quanto potrebbe accadere se se non prevale il senso di responsabilità di tutti. Occorre, ora più di prima, rispettare in maniera rigorosa tutte le misure di contrasto alla diffusione del virus, a cominciare dalle vaccinazioni, uso delle mascherine, distanziamento". Non si registrano casi gravi a Cervinara, tutti i contagiati sono stati posti in quarantena.

Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano, l'ha messo in chiaro. "Stiamo assistendo a un colpo di coda del virus, con piccoli incrementi, non pesantissimi, dei casi, ma credo che l'approccio italiano prudente, fatto di misure di precauzione e vaccinazioni, sembra stia pagando", afferma lo scienziato.Riguardo allo scenario futuro, Pregliasco esclude ipotesi di lockdown sia 'durissimo' come a marzo e aprile 2020 sia più morbido con le zone 'colorate' di rosso e arancione come lo scorso autunno e inverno. "Potrebbero esserci delle micro zone rosse chiurgiche", commenta, "in seguito all'aumento dei contagi di covid. Ipotesi di lockdown credo siano una extrema ratio remota". 

"Alla prima zona gialla potremmo assistere alle proteste dei vaccinati"

Secondo Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe che analizza i dati della pandemia, "il lockdown dei non vaccinati avrebbe un senso etico e sanitario, ma sarebbe complicato dal punto di vista sociale e giuridico". Lo dice in un'intervista alla Stampa, spiegando che di fatto "significherebbe togliere l'opzione del tampone dal Green Pass e rendere la vaccinazione obbligatoria per lavorare o entrare nei locali. Una via giusta, ma politicamente complicata viste le proteste". "Purtroppo - aggiunge - la scelta individuale di non vaccinarsi, quando viene presa da 7 milioni di persone,ricade sulla libertà di tutti. Alla prima zona gialla potremmo assistere alle proteste dei vaccinati. A Trieste c`è già stata la raccolta di firme contro la minoranza rumorosa".

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