Martedì, 2 Marzo 2021

Coronavirus: la zona gialla non funziona

I contagi non scendono più, le terapie intensive si svuotano troppo lentamente e la curva dei decessi non dà segni di frenata. Iniziano ad esserci molti dubbi sui criteri stabiliti dal governo: siamo di nuovo nei guai?

La curva dei decessi

L’epidemia non rallenta. Anzi. Sono 18.236 i casi di coronavirus accertati nelle ultime 24 ore in Italia. Ieri i contagi erano stati 17.572 nonostante i 14mila test in più. Il risultato è che il tasso di positività risale di un punto percentuale e si attesta al 9,8. I casi sono in aumento anche rispetto a giovedì scorso, quando erano stati accertati 16.999 positivi su oltre 171mila tamponi. Insomma, come ripetiamo ormai da giorni tutto lascia pensare che la curva non stia più flettendo.

E del resto i numeri sono abbastanza eloquenti. Come fa notare Lorenzo Ruffino su Twitter, se prendiamo i casi tra lunedì e giovedì rispetto alla settimana scorsa c’è stato un peggioramento:

Casi tra lunedì e giovedì

questa settimana: 62.682
scorsa settimana: 58.317
due settimane fa: 79.661
tre settimane fa: 101.018
quattro settimane fa: 130.003

La variazione rispetto alla media delle ultime quattro settimane è stata del -32%, mentre i tamponi sono diminuiti dell’11.

Non frena neppure la curva dei decessi come fa notare Davide Torlo sempre su Twitter. Anche in questo caso, rispetto alla settimana scorsa c’è stato anzi un leggero aumento delle vittime. Un dato che potrebbe non essere indizio di nessun trend, ma che va comunque registrato. Secondo la maggior parte degli esperti, il numero delle vittime dovrebbe comunque diminuire nei prossimi giorni per effetto del calo dei contagi registrato due/tre settimane fa.

Decessi tra lunedì e giovedì

questa settimana: 2.700
scorsa settimana: 2.548
due settimane fa: 3.134
tre settimane fa: 3.027
quattro settimane fa: 2.641

Qualche segnale positivo arriva invece dagli ospedali. Per quanto riguarda le terapie intensive, il saldo tra ingressi e uscite è diminuito di 71 unità nelle ultime ventiquattro ore (ieri -77), mentre i ricoverati con sintomi sono diminuiti di 470 unità. Secondo i dati elaborati da Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) siamo però comunque sopra la soglia di rischio del 30%. E va sottolineato che nonostante il calo delle ultime settimane, il 41% dei reparti di area non critica è ancora occupato da pazienti Covid. La strada è ancora lunga.

terapie intensive agenas-2

Peraltro va segnalato un elemento di non poco conto: il dato degli ingressi  in terapia intensiva (al netto delle uscite) resta molto elevato anche se poi, come abbiamo visto, i reparti si stanno comunque svuotando perché i pazienti che entrano sono in minor numero rispetto a quelli che escono perché guariti o purtroppo deceduti.

  • 17 dicembre 183
  • 16 dicembre 191
  • 15 dicembre 199
  • 14 dicembre 138
  • 13 dicembre 152
  • 12 dicembre 195
  • 11 dicembre 208
  • 10 dicembre 251
  • 9 dicembre 152
  • 8 dicembre 192
  • 7 dicembre 144
  • 6 dicembre 150
  • 5 dicembre 192
  • 4 dicembre 201
  • 3 dicembre 217

Coronavirus: la zona gialla non funziona

Ma perché la curva non scende più? Stando alle agenzie di stampa, nel corso del confronto governo-regioni di ieri, il ministro della Salute Speranza avrebbe fatto notare che se nelle regioni rosse la curva del contagio è stata piegata, in alcune regioni gialle - un caso emblematico è quello del Veneto, ma anche il Lazio comincia a preoccupare - stanno registrando una pericolosa impennata di casi e rivoveri. Stiamo sbagliando qualcosa? Del caso Veneto ha parlato oggi l'immunologa dell'Università di Padova Antonella Viola commentando su Facebook i dati epidemiologici.  "Non è vero che da noi va tutto bene solo che troviamo più positivi perché facciamo più tamponi degli altri: non avremmo gli ospedali in crisi e un numero di morti così alto". "Quando si è deciso di attribuire alle varie Regioni i colori sulla base della diffusione del contagio e degli altri parametri identificati dal Governo, il Veneto partiva da un'alta diffusione del virus (numero di contagi e Rt) ma - spiega Viola - è riuscito ad evitare la zona arancione grazie alla bontà degli altri indicatori (diagnostica e cura). Ma naturalmente il virus ha continuato a circolare anche a causa dei comportamenti scorretti di molti e dell'assenza di controlli. Quindi non c'è nessun mistero, semplicemente questo ci dice che i criteri vanno rivisti perché non funzionano bene, nel senso che vanno pesati in modo diverso se si vuole ridurre il contagio". 

Anche Andrea Crisanti la zona gialla non funziona. "Il Veneto ora dovrebbe fare 2/3 settimane di zona rossa, ritornare ai test molecolari e applicare i test rapidi per lo screening di comunità". Queste le parole del microbiologo ai microfoni di '24Mattino' su Radio 24. "Le zone gialle non hanno limitazioni sufficienti per bloccare la trasmissione - ha aggiunto -, inoltre sono classificate come tali in base alla capacità teorica dei posti in terapia intensiva, ma il numero di terapie intensive non dipende solo da posti letto ma anche dal personale. Il secondo punto è l’uso non appropriato dei test rapidi che, con una sensibilità bassa, non possono essere usati come misura di prevenzione per proteggere comunità vulnerabili, cosi invece di una barriera creiamo una groviera". 

Resta da capire quanto potrebbero incidere le misure che il governo si appresta a varare per le feste natalizie. Massimo Galli, primario dell'ospedale Sacco di Milano, non è molto ottimista. Otto giorni di zona rossa, a singhiozzo per coprire Natale e Capodanno, possono bastare a impedire un rimbalzo di Covid-19? "Me lo auguro, ma a questo punto non lo so" ha detto raggiunto dall’Adnkronos. "In realtà, perché ci sono stati diversi giorni in cui le cose sono andate in un altro modo". Sul punto l’infettivologo la pensa come Antonella Viola. Che la zona gialla non funzionasse, "era un evento assolutamente atteso - osserva Galli - Più restrizioni si mettono in atto, più si limita la possibilità di contagio e il rischio che l'epidemia di Sars-CoV-2 si diffonda". Insomma, queste settimane di allentamenti in zona gialla potrebbero costarci qualcosa. "Ovviamente sì, il timore è questo - sottolinea - vediamo come andrà". Per Galli le decisioni dei governi di altri Paesi che hanno adottato un lockdown duro sono “giustificate", mentre in Italia “siamo a un punto tale per cui finalmente almeno è stata data un'indicazione precisa" di quello che succederà sotto Feste. "Speriamo venga applicata e che la cosa ci tenga fuori dai guai". Basterà?

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