Lunedì, 8 Marzo 2021

Zona rossa e arancione: le tre regioni a rischio a partire dal 7 gennaio

Il ministro Speranza annuncia il ritorno delle aree a partire dal 7 gennaio. Il monitoraggio dell'Iss dice che ci sono nove territori che preoccupano per l'Rt. Tre di questi hanno un Rt puntuale maggiore di 1 e sono in scenario 2

"Dopo la Befana dovremo ripristinare il modello delle fasce di rischio e confermare le misure base delle zone gialle": il ministro della Salute Roberto Speranza in un'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera conferma che a partire dal 7 gennaio tornerà in vigore il sistema delle aree. Possiamo quindi attendere entro la scadenza del decreto legge 172/2020 una serie di ordinanze da parte del ministero per ritornare alle limitazioni in vigore prima delle feste. Anche se invece Walter Ricciardi, consigliere del ministro, auspica la zona rossa per tutta Italia fino al 15 gennaio e la chiusura delle scuole. E il presidente Toti contesta i dati, mentre la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa dice che tutto il paese sarà in zona gialla.

Le tre regioni a rischio zona rossa o arancione a partire dal 7 gennaio

È lo stesso Speranza ad annunciare che resterà in vigore il coprifuoco, ristoranti e bar chiuderanno alle 18 e rimarrà la serrata di piscine, palestre, cinema, teatri, stadi. In parte smentendo quanto era stato annunciato dai suoi stessi colleghi sulla possibilità di riaprire alcune attività (in sicurezza) a partire dal 15, quando scadranno anche le disposizioni del decreto legge 2 dicembre n. 158 e del Dpcm 3 dicembre. Ma c'è di più. Perché ieri, in anticipo rispetto alle abitudini, è stata diffusa la bozza del report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero in cui non ci sono buone notizie per le regioni. Ovvero, secondo i dati in base ai quali si decide il regime delle zone gialle, arancioni e rosse:

  • l'epidemia in Italia si mantiene "grave ancora a causa di un impatto elevato sui servizi assistenziali";
  • nel periodo 8 - 21 dicembre 2020, l'indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,93 (range 0,89 - 1.02) in lieve aumento nelle ultime tre settimane; 
  • tre regioni/PPAA (Veneto, Liguria, Calabria) hanno un Rt puntuale maggiore di 1, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2;
  • altre 3 (Basilicata, Lombardia e Puglia) lo superano nel valore medio;
  • altre tre lo sfiorano (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche);

Lo scenario di tipo 2 (in totale sono 4, spiegati qui) evoca una "situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve- medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25 (ovvero con stime dell’Intervallo di confidenza al 95% - IC95% - di Rt comprese tra 1 e 1,25), nel caso in cui non si riesca a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si riesca comunque a limitare di molto il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie". E nella bozza della Cabina di Regia di ministero e Iss si dice che per quanto riguarda Veneto, Liguria e Calabria "questo desta particolare preoccupazione e pertanto si esorta a considerare di applicare le misure previste, per i livelli di rischio attribuiti, anche alla fine di queste festività come descritto nel documento ''Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale'' trasmesso con Circolare del Ministero della Salute del 12/10/2020 Prot. 32732". E il Veneto, scrive oggi in prima pagina Il Sole 24 Ore, non rischia solo l'arancione: potrebbe tornare direttamente in zona rossa (mentre l'arancione sarebbe riservato alla Calabria). Mentre il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti contesta i dati:  "Secondo il 33/mo report dell'Istituto superiore di sanità la Liguria è in zona di rischio covid moderato e dunque secondo l'ultimo Dpcm equivale alla zona gialla. Nei prossimi giorni - ha aggiunto - ci confronteremo con il Governo su quale posizionamento avrà la Liguria dopo il 7 gennaio". 

Le altre regioni a rischio 

"L'Rt è più basso di 1, ma è in leggera ricrescita rispetto alla settimana scorsa. Sono in decrescita le curve per occupazione dei posti letto, e questo è ovviamente positivo", dice il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro stamattina durante la conferenza stampa di presentazione dei dati della Cabina di Regia.  "L'incidenza si mostra in calo, ma dobbiamo valutarla con cautela. Una vera valutazione solida dell'andamento durante queste festività la potremo avere solo a metà gennaio. Ad ogni modo, in nessuna regione si è raggiunta l'incidenza per poter passare da fase di mitigazione a contenimento", aggiunge. Secondo Brusaferro cinque regioni hanno una probabilita superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione posti letto in area medica in 30 giorni e tre regioni per le terapie intensive: "La situazione è in miglioramento ma c'è una quota importante di regioni che comunque è ancora sopra soglia per il sovraccarico di aree mediche e c'è una regione che questa settimana non è riuscita a raggiungere la completezza del dato e quindi è collocata come a rischio elevato". Poi Brusaferro ha fatto i nomi delle regioni con l'Rt sotto osservazione: "Liguria, Calabria e Veneto hanno superato Rt nel limite inferiore sotto 1 e questo segnala la probabilità che i casi aumentino. Altre come Puglia e Basilicata hanno Rt introno a 1 e altre vicino a 1. Questo dà un segnale di attenzione perchè sono nella fascia di Rt dove il numero di casi tende a non decrescere". 

Siamo lontani dunque dalla meta: quei 50 casi per 100 mila abitanti da raggiungere in 7 giorni che permetterebbero il vero ripristino del contact tracing. Per questo, secondo gli esperti dell´Iss e del ministero, "si conferma la necessità di mantenere nel tempo la linea di rigore adottata nel periodo delle festività natalizie". Ecco la tabella che riporta gli indicatori dell'Rt puntuale relativi alla 21-27 dicembre aggiornati al 29.

  • Abruzzo:0,65
  • Basilicata: 1.09
  • Calabria: 1.09
  • Campania:0.78
  • Emilia-Romagna: 0.98
  • Friuli-Venezia Giulia:0.96
  • Lazio:0.84
  • Liguria:1.07
  • Lombardia:1
  • Marche:0.99
  • Molise:0.89
  • Piemonte:0.71
  • PA Bolzano:0.76
  • PA Trento:0.71
  • Puglia:1
  • Sardegna:0.78 (non valutabile)
  • Sicilia:0.93
  • Toscana:0.79
  • Umbria 0.8
  • Valle d'Aosta:0.83
  • Veneto:1.07 

Nell'ultimo monitoraggio settimanale sull'emergenza Covid del ministero della Salute-Iss solo la Sardegna ha una classificazione del rischio 'Non valutabile'. Come si legge nel report, che si riferisce a dati della settimana 21-27 dicembre, aggiornati al 29 dicembre, la regione presenta una "bassa percentuale di completezza dei dati", di conseguenza la condizione della Sardegna  è equiparata a quella delle regioni a rischio alto e, quindi, l'isola potrebbe entrare in zona rossa. "Questa settimana per la prima volta in quattro settimane", segnala il report, "una regione non ha superato la soglia critica di completezza nell'indicatore 1.1", cioe' quello che riguarda il numero dei casi sintomatici totali. 

"I dati diffusi nell'ultimo Report della Cabina di Regia certificano che l'Abruzzo è oggi la regione con l'indice Rt più basso d'Italia, a 0,65 (con una media nazionale di 0,93)", commenta il presidente della Regione, Marco Marsilio che, nell'analizzare i parametri in miglioramento, parla di "una prospettiva che ci permette di garantire una ripartenza in fascia gialla in condizioni di relativa sicurezza e con una situazione sanitaria sotto controllo" e aggiunge: "La certezza che il 7 gennaio l'Abruzzo sarà in fascia gialla è stata ribadita anche in occasione di un colloquio telefonico con il ministro Speranza avuto oggi stesso".  Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza aggiunge che "ci troviamo in una situazione in cui abbiamo una tendenza alla diminuzione della incidenza con un lieve incremento dell'Rt. Quindi è una situazione di transizione e di incertezza". E il vaccino?  "Dovremmo raggiungere una copertura di circa il 70% della popolazione per raggiungere l'immunità di gregge, ma tale effetto si vedrà a poco a poco nel corso dei mesi e a medio temine. Nel frattempo c'è un motivo in più per mantenere comportamenti prudenti". C'è una buona notizia sull'influenza stagionale: nella settimana dal 21 al 27 dicembre l'incidenza delle sindromi simil-influenzali rimane sotto la soglia basale con 1,5 casi per mille assistiti con circa 92mila casi stimati, per un totale di circa 1.265.000 casi dall'inizio della sorveglianza. Nel 2019, in questa stessa settimana dell'anno, il livello di incidenza era pari a 3,9 casi per mille assistiti

Zona rossa e regioni a gennaio (la Sardegna rischia la zona rossa)

"Non conosco esattamente i dati di tutte le regioni, ma siccome le cose stanno andando meglio penso proprio che sarà così", dice invece la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa risponde ad Affaritaliani.it alla domanda se da giovedì 7 gennaio tutto il Paese sarà in zona gialla. "Non si possono escludere nuove zone rosse, dipenderà dall'andamento dei dati", ha aggiunto. Il 7 gennaio, spiega, "si ricomincia con la normale colorazione, giallo, arancione e rosso, sulla base delle misurazioni illustrate ogni settimana e che tutti conoscono, a partire dalle regioni". 

Intanto Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, taglia la testa al toro e propone la zona rossa per tutta Italia fino a metà gennaio: "Il lockdown natalizio andrebbe prolungato almeno fino a metà gennaio e non ci sono le condizioni per riaprire le scuole tra una settimana", dice il professore di Igiene all'Università Cattolica in un'intervista a 'La Stampa'. Quanto alla campagna vaccinale, "se nei primi mesi del 2021 riusciremo a vaccinare le categorie più fragili della popolazione, già prima dell'estate avremo ricadute positive dal punto vista della mortalità e dei ricoveri in ospedale, alleggerendo la pressione sul sistema sanitario - sottolinea - Ma per vedere risultati sul fronte dei contagi, quindi una diminuzione della circolazione del virus, bisognerà aspettare la fine dell'anno". Ricciardi è d'accordo nell'escludere l'obbligatorietà della vaccinazione. "Noi sappiamo che il 70% dei cittadini italiani non è contrario ai vaccini, un altro 25% è dubbioso, ma va informato con chiarezza: alla fine potremo arrivare al 95% di copertura. I cosiddetti no vax sono una minoranza assoluta, anche se rumorosa". Ricciardi sostiene quindi l'idea di un 'patentino' per i cittadini che si vaccinano. "Parlerei di un tracciamento degli immunizzati, da valutare nel caso ci trovassimo di fronte a un 30 o 40% della popolazione che rifiuta il vaccino. È un'ipotesi da studiare bene dal punto di vista giuridico, ma nei Paesi orientali ha funzionato: basta ricevere sul telefonino il codice dell'avvenuta vaccinazione e mettere un apposito lettore all'ingresso di cinema, teatri, stadi di calcio e luoghi simili. Entra solo chi ha il codice che certifica la protezione".

"Per abbassare davvero la curva dei contagi, lo abbiamo visto, l'unica strada è quella di lockdown lunghi e nazionali. Anche la "zona rossa" ora in vigore andrebbe prolungata, almeno fino a metà gennaio, se vogliamo vedere effetti positivi. Se dal 7 gennaio, di colpo, facciamo riprendere tutte le attività, assisteremo certamente a un rialzo della curva epidemica" avverte Ricciardi, lanciando un monito anche sulla scuola. "So che è impopolare dirlo, ma non è il caso. Si possono riportare i ragazzi in classe solo con una circolazione bassa del virus, non con quella attuale. Le scuole sono ambienti sicuri, ma è la situazione esterna a sconsigliarne la riapertura. Altrimenti rischiamo di richiuderle nel giro di poche settimane". "Nella prima fase ho potuto incidere di più sulle decisioni politiche, partecipavo anche alle riunioni del Cts, era diverso. Ma, con il passare dei mesi, ho notato che i miei consigli non venivano più considerati e i risultati si sono visti - sottolinea Ricciardi - Con il ministro Speranza c'è stata sempre grande sintonia. E so che durante l'estate abbiamo dilapidato tutto il capitale di sicurezza e controllo del virus faticosamente creato nei mesi precedenti. La riapertura delle discoteche è stata forse la scelta più scellerata, legata alle decisioni autonome delle Regioni". Per il 2021, conclude, "l'augurio è che, alla fine, questa pandemia davvero ci cambi in meglio. Ma, sinceramente, non vedo segnali positivi da questo punto di vista".

E per quasi una impresa su 5 (18%) il 2020 che si chiude è l'anno peggiore di sempre con bilanci in rosso, tagli del fatturato, sospensione degli investimenti e pesanti effetti su economia, lavoro e salute delle persone a causa dell'emergenza Covid, secondo quanto emerge dall'indagine dell'Unione europea delle cooperative (Uecoop) su un campione nazionale di aziende in riferimento al ritorno dell'Italia in zona rossa a Capodanno con le misure anti contagio che hanno limitato attività e consumi durante le feste. La pandemia - sottolinea Uecoop - sta mettendo a dura prova tutti i settori, dai servizi al commercio, dalla logistica alla manifattura, dall'agroalimentare al turismo con il crollo dei consumi nazionali del 10,8% e la chiusura di oltre 390mila attività in Italia. "Il 41% delle imprese - evidenzia l'indagine di Uecoop - è stato costretto a chiedere prestiti alle banche per resistere alle conseguenze della crisi generata dal Covid e se per 6 volte su 10 (61%) il finanziamento è stato concesso senza problemi in quasi 1 caso su 3 (29%) si sono dovuti sostenere garanzie e costi aggiuntivi mentre un altro 10% delle domande è stato respinto senza erogare i fondi alle aziende. A fronte di una situazione di sofferenza generalizzata del sistema economico con il rischio che la situazione peggiori nei prossimi mesi quando finirà il blocco dei licenziamenti è necessario attivare prima possibile gli aiuti a imprese e famiglie con le risorse messe a disposizione dall'Unione Europea. Un'attesa che coinvolge tutti anche se per una impresa su 5 (21%) si rischia di far passare due anni prima di vedere gli aiuti del Recovery Plan mentre il 10% teme invece che quei soldi non arriveranno mai". 

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