Martedì, 2 Marzo 2021

Zona gialla "rafforzata" nelle regioni: il piano del governo per il 7 gennaio

Un'ordinanza del ministero della Salute per nuove chiusure e limitazioni in tutta Italia nel week end dopo l'Epifania. Oppure aree rosse e arancioni in tre o sei regioni da subito. L'intervento è atteso prima dell'Epifania

Una zona gialla "rafforzata" con limitazioni da zone rosse e arancioni nei fine settimana oppure la proclamazione dell'area arancione (ed eventualmente anche rossa) in alcune regioni direttamente dal 7 gennaio con un'ordinanza del ministero della Salute, senza attendere la scadenza dei decreti legge e del Dpcm il 15 gennaio. Questo il piano del governo per la fine delle festività che, secondo i giornali, dovrebbe essere fissato nelle prossime ore con una riunione dei capidelegazione anche se c'è chi scrive che il provvedimento potrebbe scattare a partire dall'8 se il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità non dovesse essere disponibile nei tempi giusti. Poi tutto verrebbe assorbito dall'intervento legislativo del governo a metà mese. Anche l'agenzia Agi scrive che nella giornata di oggi la situazione generale potrebbe essere affrontata nel corso di un vertice di maggioranza e, a conclusione delle festività, non viene esclusa la prosecuzione delle misure di restrizione per evitare una terza ondata del virus.

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Zona rossa, arancione e gialla "rafforzata" nelle regioni: il piano del governo per il 7 gennaio

Con ordine. Il bollettino della Protezione Civile ieri ha segnalato 11831 nuovi casi di positivi al coronavirus ma con appena 67mila tamponi: un dato che fa schizzare il tasso di positività al 17,61%, come a novembre. Il Fatto Quotidiano segnala oggi che calcolandolo sulle persone testate escludendo i tamponi di controllo è arrivato al 38,85%. L'indice di contagio Rt cresce da tre settimane e tre regioni sono sopra 1, ovvero Veneto, Liguria e Calabria mentre Lombardia, Puglia e Basilicata sono appena sotto. Il quotidiano aggiunge che le stime elaborate dallo statistico Livio Fenga indicano circa 600mila casi complessivi a fine gennaio, contro i circa 577mila attuali. E sono almeno 14 le regioni in cui le stime indicano una ripresa dei contagi, a partire dal Veneto.

Dall'indagine emerge una tendenza all'aumento nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria. Per il matematico del Cnr, Giovanni Sebastiani, la speranza è che "la ripresa sia mitigata dagli effetti delle misure introdotte alla vigilia Natale, delle quali si potranno vedere gli effetti nella seconda settimana di gennaio". Secondo l'esperto "sarebbe prudente vedere l'andamento dei dati e soltanto dopo decidere se riaprire le scuole".

Ora tutti gli occhi sono puntati sul report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero, che di solito viene pubblicato di venerdì ma nella settimana di Natale e in quella di Capodanno è stato anticipato al giovedì (con le anticipazioni sulla bozza finite sui giornali già il giorno prima). C'è chi ha pronosticato l'arrivo del monitoraggio già il 5 gennaio, ovvero martedì, e l'ipotesi non è da scartare per una questione di tempi: il 6 sarà l'ultimo giorno di zona rossa in tutta italia deciso dal Dl 172/2020, in teoria il giorno successivo tutte le regioni dovrebbero tornare in zona gialla (anche l'Abruzzo, come hanno confermato ieri fonti di governo). Se il governo volesse agire per varare una mini-stretta potrebbe farlo entro quella data. Altrimenti sarebbe difficile muoversi senza numeri e dati che giustifichino la stretta, visto che gli enti locali sono regolarmente sul piede di guerra in caso di maggiori restrizioni e i tribunali amministrativi regionali sempre in agguato. 

L'agenzia di stampa Ansa scrive che la prossima settimana, se il nuovo monitoraggio confermerà queste tendenze, il ministro Roberto Speranza potrebbe disporre nuove zone arancioni, difficilmente rosse. Intanto i tecnici del ministero e dell’Istituto superiore di Sanità stanno anche lavorando a qualche aggiustamento dei 21 parametri e delle soglie fissate nel documento di ottobre (“Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”) per rendere possibili misure restrittive anche quando Rt supera 1 di poco e per periodi brevi, ma con un’alta incidenza di nuovi casi. Sembra un’idea su misura per il Veneto, che è sempre rimasto “giallo”. Ogni modifica dovrà comunque essere condivisa con le Regioni. E il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro conferma la necessità di nuove misure in un'intervista al Corriere: "I dati sull’impatto dell’epidemia relativi a questo periodo li vedremo a metà gennaio. Oggi i numeri quotidiani e l’incidenza sono ancora superiori ai 50 nuovi casi per 100.000 abitanti nei sette giorni, e il margine di resilienza del sistema sanitario è risicato.Quindi non è possibile fare a meno di misure di mitigazione".

La zona arancione in tre regioni e la zona gialla rafforzata nel resto d'Italia

Ma a che livello di Rt scatterebbero le chiusure? Oggi la zona arancione parte da 1,25, quella rossa da 1,5: i parametri potrebbero ridursi rispettivamente a 1 e a 1,25 . Se così fosse, spiega oggi Repubblica, in base ai dati di mercoledì scorso finirebbero subito in zona arancione almeno tre regioni: Calabria, Liguria e Veneto) che sarebbero anche proiettate verso il rosso nei monitoraggi successivi, mentre altre tre sarebbero in bilico perché superano l’1 ma non nell’estremo più basso della forchetta (Basilicata, Lombardia e Puglia) e altre tre si candiderebbero alle restrizioni con i dati della prossima settimana, già ballando di pochissimo sotto la soglia di 1 (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche). In questa fetta d'Italia sarebbero chiusi bar e ristoranti e sarebbero banditi i movimenti intercomunali. Il piano alternativo è la zona gialla rafforzata:

Si prenderà in prestito il modello delle feste fissando per un mese (fino dunque alla prima settimana di febbraio) una zona rossa nazionale nei festivi e prefestivi. Chiusi dunque negozi, ristoranti, bar, vietata la circolazione se non per ragioni motivate.

Uno sforzo che servirebbe anche a mettere a regime il pessimo inizio della campagna vaccinale, troppo lento (dalla Calabria alla Lombardia, le percentuali sono ancora bassissime).

A questo si affiancheranno nuovi limiti ai movimenti regionali per tutti e, forse, limitazioni all’orario di apertura di alcune attività commerciali sull’intero territorio nazionale.

Per adesso il piano prevede che il coprifuoco resti fissato alle ore 22: nelle sole zone gialle, ristoranti e bar potranno servire ai tavoli fino alle ore 18. Piscine, palestre, cinema e teatri resteranno chiusi. A riaprire, invece, potrebbero essere mostre e musei con entrate contingentate. Secondo il Corriere della Sera invece il piano del governo potrebbe scattare l'8 gennaio, quando alcune regioni potrebbero cambiare fascia e diventare arancioni oppure si potrebbe prorogare in tutta Italia - quindi anche nelle regioni in fascia gialla - alcune delle restrizioni delle feste fino al 15 gennaio: chiusura dei bar e dei ristoranti anche a pranzo e divieto di oltrepassare i confini del proprio comune e della propria regione con la deroga per ragioni di lavoro, salute o necessità e urgenza con autocertificazione: potrebbe essere valida anche la deroga per spostarsi in due per andare a trovare parenti o amici: 

Anche in questo caso la proroga potrebbe valere una settimana in modo da arrivare alla scadenza del Dpcm e rivalutare l’intero sistema di misure e regole da far entrare in vigore.

In conclusione, le regioni "candidate" alla zona arancione dopo il 6 gennaio sono Veneto, Liguria e Calabria mentre in bilico ci sono Lombardia, Puglia e Basilicata. A lavorare intorno a questa ipotesi ci sono i ministri della Salute Speranza e degli Affari Regionali Francesco Boccia, insieme al capodelegazione del Partito Democratico Dario Franceschini.

Il Messaggero scrive che la revisione della procedura per portare le regioni in zona rossa, arancione e gialla potrebbe invece essere rivista a partire dall'8 gennaio e che I tecnici ipotizzano di abbassare a 1,1 il valore dell’Rt che prevede le contromisure, mettendolo però a confronto con l’incidenza, vale a dire il numero di nuovi casi positivi ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni. L'epidemia sotto controllo prevede che il parametro resti sotto 50: "oggi l’Italia è a 305, il Veneto a 968, il Lazio a 285, l’Abruzzo a 168, l’Umbria a 196, le Marche a 293, la Campania a 179 e l’Emilia-Romagna a 412". 

EDIT ore 12,28: L'agenzia di stampa Agi conferma che nella giornata di oggi la situazione generale potrebbe essere affrontata nel corso di un vertice di maggioranza e, a conclusione delle festività, non viene esclusa la prosecuzione delle misure di restrizione per evitare una terza ondata del virus. Per Giovanni Toti, presidente della Liguria e vicepresidente della Conferenza delle regioni, il sistema della divisione dell'Italia in zone e colori avrebbe bisogno di un "tagliando", tenendo conto di parametri più recenti, ma anche della situazione socio-economica dei territori. "Come regioni abbiamo chiesto più volte di rendere i parametri su cui si basano le decisioni più aderenti alla realtà del momento - dice in un'intervista alla Stampa - Siccome il 7-8 gennaio uscirà il nuovo report, spero che non ci si basi su quello precedente che tra l'altro si riferisce a dati di 10-14 giorni prima". Toti pensa che "il sistema abbia funzionato bene nel contenimento dei contagi, ma abbiamo chiesto con insistenza di apportare alcune modifiche, come l'inserimento dei tamponi rapidi antigenici nel conteggio, perché altrimenti la percentuale di positivi rischia di essere falsata. Inoltre vorremmo che ci fosse un confronto preventivo con i territori". In Liguria "abbiamo avuto una crescita del valore di Rt che ci aspettavamo, con lo shopping natalizio, ma la situazione dei nostri ospedali è migliorata e siamo sotto le soglie di criticità".

EDIT ore 12,50: E' in corso il vertice tra il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e i capi delegazione della maggioranza. Collegati in videoconferenza anche il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, il ministro della Salute Roberto Speranza e i membri del Comitato tecnico scientifico. Al centro dell'incontro un confronto sulla situazione dell'emergenza covid in vista della scadenza del 7 gennaio.

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