Lunedì, 12 Aprile 2021

L'ordinanza di Speranza oggi: le otto regioni verso la zona rossa e arancione e le ipotesi del coprifuoco anticipato e della Pasqua blindata

Il 5 marzo l'atto del ministro sul cambio di colore dei territori. Intanto il governo pensa a chiudere tutto alle 20 e a sospendere la deroga per andare dai parenti. Nel mirino ci sono Pasqua e Pasquetta: per le feste il governo potrebbe varare la zona rossa in tutta Italia in quello che somiglierebbe molto a un lockdown in Italia

Nella foto: il ministro della Salute Roberto Speranza

Oggi, 5 marzo, dopo il report #42 del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e la riunione della Cabina di Regia Benessere Italia, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà l'ordinanza che porterà in zona arancione e rossa almeno cinque regioni italiane (ma quelle a rischio sono dieci) e che entrerà in vigore a partire da lunedì 8 marzo mentre il Dpcm Draghi entra in vigore domani 6 marzo 2021. Ma intanto il governo, sulla scorta della ripresa dei contagi e della Terza Ondata dell'epidemia di coronavirus ormai cominciata, si prepara anche a varare nuove restrizioni entro 15 giorni nel caso che i numeri continuassero a peggiorare. Nel mirino ci sono Pasqua e Pasquetta: per le feste il governo potrebbe varare la zona rossa in tutta Italia in quello che somiglierebbe molto a un lockdown come quello di Natale.  "Vedremo il calcolo nazionale: speriamo che non si arrivi a un Rt sopra 1,25. Siamo con il fiato sospeso", dice intanto il virologo Pregliasco a Sky Tg 24. 

L'ordinanza di Speranza oggi: le otto regioni verso la zona rossa e arancione e le ipotesi del coprifuoco anticipato e dello stop alle visite agli amici

Aggiornamento: secondo le prime indiscrezioni in zona rossa potrebbero finire Abruzzo e Campania, insieme a Basilicata e Molise. Ma anche Lombardia, Emilia-Romagna, Marche e le province Trento e Bolzano rischiano misure più restrittive. Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono invece candidate a finire in zona arancione: l'Italia del Nord sarebbe così quasi tutta di quel colore, tranne la Valle d'Aosta e la Liguria. Vincenzo De Luca su Facebook ha annunciato che "la Campania è ormai zona rossa". La Lombardia resta in zona arancione rafforzato secondo quanto annuncia il presidente Attilio Fontan: "La Lombardia secondo la valutazione settimanale della Cabina di Regia di Istituto Superiore di Sanita' e Ministero della salute, dedicata al monitoraggio del rischio sanitario, ha parametri da zona arancione. Considerato l'aumento della trasmissione del virus, determinato dalla variante inglese, l'organismo ministeriale ha pero' raccomandato alle regioni dove l'incidenza settimanale superi la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, come la nostra, di adottare il massimo livello di mitigazione. Un'iniziativa da me gia' adottata ieri con la decisione di rafforzare la zona arancione, inserendo oltre alla chiusura delle scuole anche altre restrizioni, come le visite a parenti amici e lo spostamento verso le seconde case e le situazioni che generano rischi di assembramento".

Dieci regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1. Sono Basilicata, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Trento, Toscana, Valle d'Aosta e Veneto. Di queste, il Molise ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1.25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, sei hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni/province autonome hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno. Sono 14 le Regioni e province autonome con una classificazione di rischio moderato: Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, provincia di Bolzano, provincia di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto - prosegue il report - Di queste nove hanno una alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane: Calabria, Molise, Piemonte, le provinca di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto. Analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei - si legge nel report - si rende necessario un rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale al fine di ottenere rapidamente una mitigazione del fenomeno. L'incidenza settimanale complessiva si sta rapidamente avvicinando alla soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, che impone il massimo livello di mitigazione possibile. Questa soglia è già stata superata dalla Provincia Autonoma di Trento (385,02 per 100.000 abitanti), dalla Provincia Autonoma di Bolzano (376,99 per 100.000 abitanti), dall'Emilia-Romagna (342,08 per 100.000 abitanti), dalle Marche (265,16 per 100.000 abitanti) e dalla Lombardia (254,44 per 100.000 abitanti)

L'indice di contagio Rt medio calcolato sui casi sintomatici in Italia è attualmente pari a 1.06, ovvero è in crescita. Era 0,99 la scorsa settimana, con un limite superiore già oltre 1. Il dato è attualmente all'esame della cabina di Regia che sta analizzando i dati del monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute che sarà presentato nel pomeriggio. 

  • Il report #41 dell'Iss dice che nella settimana tra il 22 e il 28 febbraio si osserva "una netta accelerazione nell'aumento dell'incidenza a livello nazionale rispetto alla settimana precedente (194,87 per 100.000 abitanti (22/02/2021-28/02/2021) vs 145,16 per 100.000 abitanti (15/02/2021-21/02/2021)". Con questi numeri l'incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio "si allontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti e anzi si avvicina alla soglia di 250 casi per 100mila abitanti". 
  • Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% vs 24% della scorsa settimana). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva cresce da 2.146 (23/02/2021) a 2.327 (02/03/2021); anche il numero di persone ricoverate in aree mediche è in aumento, passando da 18.295 (23/02/2021) a 19.570 (02/03/2021).
  • Si osserva un forte aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione aumenta (41.833 vs 31.378 la settimana precedente) e scende la percentuale dei casi rilevati attraverso l'attività di tracciamento dei contatti (28,8% vs 29,4%).
  • Scende anche la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (35,2% vs 36,1% la settimana precedente)". 

Nella bozza del report settimanale dell'Iss si legge che sei Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia e Marche) hanno un livello di rischio alto. Sono 14 (vs 10 la settimana precedente) le Regioni con una classificazione di rischio moderato (di cui nove ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo una (Sardegna) con rischio basso (vs sei la settimana precedente). Dieci Regioni hanno un Rt puntuale maggiore di 1 di cui una (Molise) ha un Rt con il limite inferiore superiore a 1,25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Delle altre nove, sei hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre Regioni hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno.

Secondo un sistema previsionale dell'Iss, di cui la Regione Veneto ha ricevuto comunicazione ieri sera, nell'arco di una settimana o 10 giorni l'Rt Veneto potrebbe raggiungere il valore di 1,3. Lo comunica la direttrice della direzione Prevenzione della Regione, Francesca Russo, oggi in conferenza stampa dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera.

"Avvieremo da subito una ricognizione tra le Province, per trovare tutte le sedi utili a diventare hub vaccinali, soprattutto nelle aree interne: da parte nostra, c'è la piena disponibilità a fornire sedi e spazi per contribuire alla massima presenza di centri vaccinali sui territori", assicura Michele de Pascale, presidente dell'Upi, l'Unione delle Province italiane, intervendo alla cabina di regia in corso con i ministri per gli Affari regionali Mariastella Gelmini e della Salute Roberto Speranza, con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, il commissario straordinario all'emergenza Covid generale Francesco Paolo Figliuolo e gli enti territoriali.

L'ordinanza di Speranza oggi dovrebbe stringere le misure sulla Lombardia, che ha proclamato dalla mezzanotte di oggi la zona arancione scuro e nel frattempo ha registrato 5mila tamponi positivi in 24 ore: per la regione amministrata da Attilio Fontana si profila la zona rossa, ma in bilico ci sono anche Campania, Emilia-Romagna e Abruzzo, che potrebbero diventare rosse e andare così ad aggiungersi a Basilicata e Molise. Verso la zona arancione vanno Calabria, Friuli-Venezia Giulia e Veneto mentre in bilico c'è il Lazio. Nelle Marche intanto diventa zona rossa Macerata dopo Ancona. Attualmente, In base alle ordinanze del Ministro della Salute del 27 febbraio 2021, sono attualmente ricomprese:

  • in zona bianca: Sardegna;
  • in zona gialla: Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto;   
  • in zona arancione: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria;
  • in zona rossa: Basilicata, Molise. 

L'esecutivo, che da aprile potrebbe abbandonare lo strumento del dpcm e varare un decreto legge per le misure anti contagio, intende intanto valutare l'efficacia del decreto ministeriale firmato martedì, a partire dallo stop alle lezioni nelle aree a più alto contagio, i cui effetti si vedranno non prima di una settimana-dieci giorni. Intanto, scrive il Fatto Quotidiano, la Lombardia, che incredibilmente era rimasta in giallo per un altro errore nei dati trasmessi due settimane fa, passa dall ’arancione all’arancione scuro o rinforzato: chiuse le scuole tranne gli asili nido, le attività di laboratorio e quelle per gli alunni disabili; stop alle seconde case e alle visite ad amici e parenti; chiuse le aree attrezzate al gioco e allo sport in parchi e giardini pubblici, con eccezione per i disabili; solo un componente della famiglia, eventualmente accompagnato da minori o disabili, può accedere ai negozi al dettaglio.

Il bollettino della Protezione Civile di ieri ha contato quasi 23mila casi dopo i 20mila di mercoledì ma con meno tamponi e quindi un indice di positività in crescita dal 5,8 al 6,73%. Secondo la Fondazione Gimbe il ritmo di crescita dei casi ha raggiunto il 30% settimanale. Il fisico Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei lincei, dice al quotidiano che i numeri sono compatibili con l'arrivo della terza ondata: "Siamo in una situazione di crescita esponenziale lenta. La prima ondata raddoppiava ogni tre giorni perché non erano state adottate misure, nella seconda il tempo di raddoppio era una settimana e adesso è di circa 15 giorni. Stiamo arrivando a una media di circa 20.000 casi al giorno, fra 15 giorni potrebbero diventare 40.000: una situazione difficilmente sopportabile dagli ospedali". Le vittime sono ancora 339, ma a preoccupare sono i 232 ingressi in terapia intensiva - il secondo dato più alto da quando si calcolano, a inizio dicembre - e i 394 ricoveri in più nei reparti ordinari. Solo Basilicata e Valle d'Aosta non annotano nuovi pazienti in rianimazione nell'ultima giornata, la Lombardia ne ha invece ben 56. Il monitoraggio delle varianti resta costante e il governo concentra la sua attenzione - con riunioni in programma già nei prossimi giorni - in particolare sulla scuola, dove nelle ultime settimane sono esplosi i casi, e sui trasporti, da sempre possibile luogo di contagio. 

L'ordinanza del 27 febbraio del ministro della Salute Roberto Speranza in pdf

Secondo Repubblica invece l'ordinanza di Speranza oggi potrebbe mandare Campania e Abruzzo a raggiungere in rosso Basilicata e Molise e tingere quasi interamente d’arancione il nord Italia con Veneto e Friuli-Venezia Giulia che si aggiungono a Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna (che quindi rimarrebbe arancione) e Toscana. In zona gialla al nord rimarrebbero soltanto Valle d’Aosta e Liguria. Anche secondo Repubblica dovrebbe resistere in giallo il Lazio, con Rt appena sotto 1, mentre al sud rischiano il passaggio in arancione Puglia e Calabria. In giallo anche la Sicilia mentre la zona bianca è confermata per la Sardegna. Il Messaggero scrive che la Campania va verso la zona rossa ma rischiano anche Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano mentre i numeri sono in peggioramento anche in Molise e Basilicata. In bilico Piemonte, Toscana, Puglia, Abruzzo e Umbria mentre vanno un po' meglio Veneto, Lazio, Calabria e Valle d'Aosta oltre alla Sardegna zona bianca. 

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Lockdown Italia: il coprifuoco anticipato alle 20 e Pasqua e Pasquetta in zona rossa per tutti

"Il Piemonte non dovrebbe passare in fascia rossa con il monitoraggio di domani (oggi per chi legge, ndr.) perché il nostro Rt è a 1,15, sotto la soglia dell’1,25 che fa scattare le misure più drastiche. Ma da lunedì chiudiamo in tutta la regione le scuole dalla seconda media compresa in su", dice invece a La Stampa l’assessore piemontese alla Sanità Luigi Icardi. Ma il quotidiano aggiunge che se il Piemonte resta (in teoria) arancione, in rosso potrebbe finire l’Emilia Romagna, dove Stefano Bonaccini sembra intenzionato a giocare d’anticipo dichiarando il lockdown senza aspettare che i dati del report dell’Iss di oggi:

Report con cui potrebbero finire in fascia arancione Calabria e Veneto, mentre ballano ancora Puglia e Lazio con un Rt di un pelo sotto quota uno che fa scattare la chiusura di bar e ristoranti anche di giorno.

Sul tavolo del governo però c'è anche un piano che prevede una stretta che potrebbe essere varata entro 15 giorni se i numeri dell'emergenza dovessero continuare il peggioramento di queste settimane. Con i 232 nuovi ingressi segnalati ieri, a preoccupare è l'occupazione delle terapie intensive in tutta Italia: in totale siamo a 2475, pericolosamente vicini alla soglia delle tremila che alla fine del 2020 poteva far scattare il lockdown e sono nove attualmente le regioni in cui sono al di sopra del limite. Per questo, scrive oggi il Corriere della Sera, vengono esplorate tutte le ipotesi per limitare al massimo gli spostamenti tra le persone. Tra queste c'è quella di ampliare le ordinanze sulle zone rosse locali ai comuni limitrofi per potenziare al massimo la capacità di circoscrivere la circolazione dell'epidemia. 

Ma soprattutto circola l'ipotesi di anticipare il coprifuoco alle ore 20 invece che alle 22 in tutta Italia. La possibilità è stata discussa mentre si parlava del primo Dpcm del presidente del Consiglio Mario Draghi, poi firmato il 2 marzo e in vigore dal 6 marzo fino al 6 aprile. Poi è stata scartata ma è rimasta sul tavolo in attesa di comprendere come evolveranno la curva dei contagi e quella dei ricoveri. Un'altra idea è quella di limitare gli spostamenti non necessari per motivi di salute, lavoro o estrema necessità e urgenza. Qui nel mirino c'è la famosa deroga per le visite a parenti e amici una volta al giorno rispettando il coprifuoco. È già stata vietata in zona rossa e alcune ordinanze regionali con il passaggio all’arancione scuro - come quella entrata in vigore in Lombardia - hanno già previsto la stessa restrizione. A questo punto, conclude il quotidiano, non è escluso che si possa decidere di uniformare le misure in tutta Italia ad esclusione delle zone gialle. Il Messaggero aggiunge che il governo ragiona anche attorno all'ipotesi di blindare la Pasqua estendendo la zona rossa alle festività come è successo a Natale con l'esecutivo Conte. Silvio Brusaferro dell'Istituto Superiore di Sanità ha suggerito l'ipotesi di rafforzare la zona gialla con il coprifuoco alle 20 ma la decisione è stata rinviata per i timori dell'impatto che avrebbe sulle attività commerciali: dovrebbero chiudere alle 19. Per Pasqua e Pasquetta invece l'idea è di fare come ha fatto il governo Conte Bis a Natale: dichiarare una zona rossa in tutta Italia nei giorni di festa e mitigare di poco le restrizioni nei pre-festivi. In questo caso si profila anche un addio a cinema e teatri aperti il 27 marzo. 

 "Per i dati che abbiamo analizzato, la Liguria dovrebbe restare in zona gialla anche la prossima settimana, ad eccezione dell'estremo ponente", che resterà in zona arancione rafforzata, ha detto intanto ieri il presidente della Regione Giovanni Toti nel punto stampa di fine giornata sull'andamento della pandemia. "I contagi e la pressione sugli ospedali aumentano - rileva il governatore- ma la Liguria è al di sotto della soglia di preoccupazione che, invece, si sta determinando in altre regioni italiane". La Basilicata invece resterà zona rossa almeno fino al 15 marzo: lo ha decretato l'ordinanza firmata la scorsa settimana dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, e quindi, domani, nel consueto aggiornamento del venerdì, l'attenzione dei lucani sarà proiettata soprattutto sull'aggiornamento dell'indice Rt. Sei giorni fa era all'1,51, il più alto tra le regioni italiane. 

Il Veneto invece è quasi rassegnato alla zona arancione. I nuovi casi sono stati quasi 1.500 in 24 ore (per l'esattezza 1.487), con l'Rt salito all'1,12. "I numeri si stanno ingrossando", ha ammesso ieri il governatore Luca Zaia, spiegando che l'incidenza dei positivi sui tamponi è del 3,62%. "Ho sentito il ministro Speranza - ha aggiunto - di certo ci sono regioni più in sofferenza di noi: l'Italia si sta colorando sempre più di arancione e rosso". Sulla possibilità che il Veneto diventi arancione, Zaia ha risposto: "penso che sia verosimile che si torni a ballare. L'aereo potrà avere delle turbolenze in volo". L'incidenza sta crescendo a Padova, nel Comelico e in alcune zone del veronese. Dall'inizio dell'epidemia il Veneto ha avuto 338.237 malati. 

L'ipotesi di tutta l'Italia in zona rossa a Pasqua e Pasquetta e per le festività

In Piemonte la giunta guidata da Alberto Cirio ha appena firmato un'ordinanza che mette Crescentino, comune in provincia di Vercelli, in zona rossa da oggi alle 19.00 fino al 19 marzo. La decisione è scattata a scopo precauzionale alla luce di una crescita repentina dei casi nell'ultima settimana rispetto alle tre precedenti (dei 101 casi degli ultimi 28 giorni, 71 sono dell'ultima settimana). Crescentino si aggiunge agli altri 22 comuni in zona rossa in Piemonte, anche qui sarà potenziato il tracciamento con i tamponi e la messa in priorità per la vaccinazione degli anziani over 80 domiciliati in zona rossa. Ma non è l'unica misura presa dalla giunta regionale. Infatti, per i comuni di Verolengo, Brandizzo e Verrua Savoia (tutti e tre in provincia di Torino) scatta il potenziamento dell'attività di sorveglianza epidemiologica, del contact tracing: nel comune di Verrua Savoia è stato trovato un caso di variante inglese. 

Ma c'è anche chi dice no e nell'Emilia-Romagna che si tinge sempre più di rosso, si registra lo strappo di Ferrara: "Ciò che posso dirvi con certezza è questo - scrive il sindaco leghista Alan Fabbri ai suoi concittadini- se il ministero della Salute confermera' la nostra regione in zona arancione, Ferrara non accetterà ulteriori restrizioni regionali. A meno che non siano motivate da dati sensibilmente peggiorativi". Ferrara infatti, nonostante dati meno drammatici rispetto ad altre province dell'Emilia-Romagna, rischia di finire comunque in rosso. "Continuerò sempre a sostenere che servono parametri più chiari e puntuali basati sulle province. Altrimenti anche territori meno colpiti continueranno a pagare per altri", lamenta Fabbri

''Io credo che dobbiamo cercare di non dipingere a tinte eccessivamente fosche una situazione che è già difficile, io lascio ai virologi rappresentare la situazione: la politica sulla base dei dati che la scienza ci fornisce deve trovare delle soluzioni, creare meno confusione possibile e dare ai cittadini meno disagi. Affrontare questa pandemia è molto difficile e l'arrivo delle varianti che rendono un po' più lunga l'uscita dalla pandemia, ma io resto fiduciosa", ha detto ieri il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, ai microfoni di 'Non Stop News', su Rtl 102.5, rispondendo a una domanda riguardo alle parole di Guido Bertolaso su tutta Italia in zona rossa. "Ieri il Premier Draghi ha avuto un confronto con la commissaria europea Von Der Leyer e si sta cercando di accelerare la produzione dei vaccini e l'approvvigionamento per il nostro paese e di costruire un sistema della logistica che consenta di somministrare le dosi di vaccino necessarie per uscire da questa situazione. L'Italia ce la può fare, ce la deve fare e questo Governo ha come primo obiettivo, come prima sfida il piano di vaccinazioni e il Premier Draghi è stato molto chiaro nel dire che le aziende che non rispettano le regole e le scadenze non devono essere scusate'', ha concluso. 

Di certo c'è che, come ricorda ancora il Fatto, le autorità sanno almeno dal 26 gennaio che l’impatto della variante inglese poteva essere molto pesante: fino a una moltiplicazione per sei dei contagi entro marzo secondo il modello matematico presentato quel giorno. E lo stesso Cts ha avvertito che il regime giallo non basta quando i contagi aumentano troppo. Come in passato, stavolta anche a causa della crisi di governo, si è perso tempo. Intanto il governatore della Puglia Michele Emiliano attacca il governo Draghi: "Magari le Regione fossero commissariate, finalmente lo Stato si prenderebbe la responsabilità di gestire le scuole, responsabilità che non si è mai presa", ha detto ieri in diretta nella trasmissione Stasera Italia, rispondendo a una domanda relativa all'intervento dello Stato sui poteri delle Regioni. "Le scuole sono da sempre inneschi di contagio specie con la variante inglese e ora anche il Cts lo ha accettato - ha aggiunto -. Un po' di prudenza è necessaria". Per il presidente le epidemie non si risolvono con "le teorie politiche ma con gli stop&go, ovvero con sistemi di apertura e chiusura". "La competenza delle scuole è dello Stato ma lo Stato, non questo governo dico in generale, è così ipocrita che comprende di arrivare sempre tardi sulle misure di prevenzione della curve e lascia che le Regioni agiscano sui presunti andamenti delle curve e a scopo precauzionale. Quindi lo Stato in teoria lascia le scuole aperte e le lascia chiudere a noi: è una grande ipocrisia", ha concluso.

Cosa si può fare e non fare in zona arancione scuro 

La chiusura delle scuole è dipesa "dall'incremento quantitativo di casi" di Covid-19 "in diverse province della Lombardia, ma soprattutto" dalla "presenza massiccia di casi nelle fasce dei più giovani, con l'abbassamento della media generale sotto i 44 anni, ma soprattutto tantissimi casi tra i 13 e i 19 anni, ma anche nei più piccoli. Casi nella stragrandissima maggioranza senza sintomi, ma ovviamente con un grande rischio di diffusione, come si è visto, nei focolai familiari", ha invece spiegato a 'Buongiorno' su Sky Tg24 Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università degli Studi di Milano. Con il quadro epidemiologico che abbiamo, ha avvertito, tutti i contatti vanno considerati contatti a rischio. "Il dato in crescita da 3 settimane, del 20-30% di casi in più - ha sottolineato l'esperto - ci porta a vedere la situazione come un po' la rampa della seconda ondata di ottobre. Dobbiamo evitare assolutamente che questo accada, nella speranza che questi interventi restrittivi, che sicuramente infastidiscono le famiglie e tutti noi, siano ancora necessari per far continuare la campagna di vaccinazione che dal mese di aprile, credo, potrà dare quella possibile protezione elevata che ci aspettiamo". "Speriamo che questi interventi che via via si stanno definendo in un modo un po' più chirurgico rispetto al passato possano contenere. È chiaro - ha evidenziato Pregliasco - che oltre al Dpcm è importante una responsabilità personale, perché la situazione attuale è tale che ogni contatto va considerato a rischio. Noi dobbiamo quindi gestire i contatti al di là delle disposizioni e blocchi, perché la diffusione è ormai ampia fra i giovani e facilita la catena dei contagi". 

La zona arancione scuro o arancione rafforzato che è stata varata in questi giorni da alcuni governatori è differente rispetto a quella arancione e rossa perché tutte le scuole di ogni ordine e grado - tranne gli asili nido - sono chiuse. C'è una deroga per i figli del personale sanitario, che possono seguire le lezioni in presenza. La zona arancione scuro è stata varata senza che siano ancora stati approvati dal parlamento i congedi parentali Covid-19. Nella zona arancione scuro si può uscire liberamente da casa ma si deve restare nel proprio comune di residenza - tranne che per i motivi di salute, lavoro, estrema necessità e urgenza - e non è possibile raggiungere le seconde case anche se sono nella stessa regione. Nella zona arancione scuro poi salta già da ora la deroga per andare a trovare amici e parenti, e ovviamente gli spostamenti verso altre regioni non sono consentiti fino al 27 marzo. Bar e ristoranti sono chiusi (è consentito l'asporto) ed è vietato anche andare nelle aree attrezzate per fare esercizio fisico mentre i parchi restano aperti. Nei negozi può andare un solo membro della famiglia per volta. 

L'ordinanza del governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga che ha portato in zona arancione Udine e Gorizia, prevede che sia vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, salvo che per spostamenti motivati da esigenze lavorative o di necessità o per motivi di salute. È consentito il rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza. Il transito sui territori in zona arancione è consentito qualora necessario a raggiungere altri luoghi non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti dal decreto.

È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune. In ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata è consentito, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5.00 e le ore 22.00, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni quattordici sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a cinquemila abitanti e per una distanza non superiore a trenta chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso gli ex capoluoghi di provincia. Per quanto riguarda le attività di ristorazione, esse vengono sospese con eccezione della consegna a domicilio fino alle ore 22.00, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. "I dati che vediamo", dell'epidemia di Covid-19, "sono in peggioramento non solo per la Lombardia, ma anche Emilia Romagna e Campania. Speriamo che per la Lombardia questi interventi possano contenere la diffusione, anche se i risultati di un arancione rinforzato non sono immediati", ha spiegato Pregliasco. 

Il testo del Dpcm 2 marzo 2021 in pdf

Il testo del Dpcm 2 marzo 2021 e le nuove regole della zona bianca, gialla, arancione e rossa

Queste le misure del testo del Dpcm 2 marzo 2021 relative alla zone bianca, gialla, arancione e rossa:

Art. 7 (Zona bianca)


1. Con ordinanza del Ministro della salute, adottata ai sensi dell'articolo 1, comma 16-bis, del decretolegge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, sono individuate le regioni che si collocano in uno scenario di tipo 1 e con un livello di rischio basso, ove nel relativo territorio si manifesti una incidenza settimanale dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti, nelle quali cessano di applicarsi le misure di cui al Capo III relative alla sospensione o al divieto di esercizio delle attività ivi disciplinate. A tali attività si applicano comunque le misure anti contagio previste dal presente decreto, nonché dai protocolli e dalle linee guida allo stesso allegati concernenti il settore di riferimento o, in difetto, settori analoghi. Restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto, comprese le manifestazioni fieristiche e i congressi nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso, e la partecipazione di pubblico agli eventi e alle competizioni sportive.
2. Presso il Ministero della salute è istituito un Tavolo tecnico permanente, composto da un rappresentante del Comitato tecnico-scientifico, da un rappresentante dell’Istituto superiore di sanità e da un rappresentante delle Regioni e Province autonome interessate, cui è affidato il compito di verificare, attraverso il monitoraggio degli effetti dell’allentamento delle misure anti contagio nei territori di cui al comma 1 , il permanere delle condizioni di cui al comma 1 e la necessità di adottare eventuali misure intermedie e transitorie.

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