Venerdì, 26 Febbraio 2021

Zone rosso scure e lockdown: le nuove regole dell'Europa per il coronavirus

La presidente della Commissione Ursula Von der Leyen annuncia l'istituzione di aree ad alto rischio nell'intera Unione ed evoca un inasprimento delle misure restrittive e lo stop dei viaggi non essenziali.

 Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc "valuta come molto alta la probabilità dell'introduzione e della diffusione in Ue e Spazio economico europeo di varianti di Sars-CoV-2 che destano preoccupazione". A segnalarlo è l'agenzia europea nel suo nuovo report 'Rapid risk assessment', dedicato al rischio correlato alla diffusione delle nuove varianti segnalate in diversi Paesi del mondo. Il rischio viene definito "molto alto" a causa "della loro maggiore trasmissibilità". Per questo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al termine della videoconferenza dei leader Ue ha annunciato la nascita delle zone "rosso scure", ovvero aree ad alto rischio, e le persone che viaggiano partendo da quelle zone devono essere controllate. 

Zone rosso scure e lockdown: le nuove regole dell'Europa per il coronavirus

"Alle persone che partono da zone rosse scure possono essere chiesti test prima di partire e la quarantena dopo l'arrivo. Tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati", ha detto Von der Leyen, spiegando che in queste zone gli Stati membri decideranno ulteriori restrizioni alla circolazione: dai test alla quarantena. Così come per chi arriva da fuori l'Ue, sempre da zone particolarmente colpite. Le nuove varianti del coronavirus Sars-CoV-2 "si stanno diffondendo in Europa e per identificare queste aree ad alto rischio dobbiamo affinare la nostra mappatura, introducendo le zone rosso scuro, in cui il virus a un livello molto elevato", ha spiegato la presidente della Commissione Europea. "Una persona che proviene da queste zone potrà dover far un test prima della partenza, mettendosi in quarantena dopo l'arrivo. Tutti i viaggi non essenziali dovranno essere fortemente scoraggiati, sia all'interno dei Paesi che attraverso i confini nell'Ue. È assolutamente importante che il mercato interno continui a funzionare: i lavoratori essenziali e le merci devono continuare ad attraversare i confini senza ostacoli", ha concluso. La Stampa spiega oggi che l’agenzia ha invitato i governi ad attivare i laboratori per il sequenziamento del virus, migliorare il tracciamento dei contatti, accelerare le vaccinazioni.

Ma soprattutto ha chiesto un inasprimento delle misure restrittive e lo stop dei viaggi non essenziali, quest’ultima accolta dai leader. La stessa richiesta è arrivata anche da Angela Merkel, che in caso contrario aveva minacciato la chiusura delle frontiere.

Finora l'Ecdc, il Centro europeo per la gestione delle malattie, ha sempre classificato le zone del continente in verdi, gialle e rosse. Inutile nascondere la "forte preoccupazione" per la rapida diffusione delle nuove varianti del virus. Per questo von der Leyen chiede "più test e più sequenziamento" che "va aumentato ad almeno il 5% dei test positivi" per avere numeri significativi. L'Ue costituisce in questa fase una "zona epidemiologica unica", non "divisa in Stati" e "conterremo" la pandemia "solo se applicheremo misure mirate", anziché misure "indiscriminate come chiusure assolute dei confini, che danneggerebbero seriamente la nostra economia, ma non limiterebbero la diffusione del virus". Perché il coronavirus Sars-CoV-2, continua von der Leyen, "non rispetta alcun confine", per cui "si possono avere aree in due Stati diversi, ma vicine, con la stessa situazione epidemiologica. Ma, se in una zona si fa un lockdown severo e nell'altra si tengono i negozi aperti, la gente si sposterà immediatamente dall'altra parte a fare shopping, spingendo quindi la diffusione del virus". "È molto più intelligente guardare ad aree omogenee e avere misure mirate, che gli Stati possono applicare per contenere la diffusione del virus e mantenere il più possibile il mercato interno aperto", ha concluso. 

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Il certificato vaccinale e i ritardi nella vaccinazione 

Von der Leyen ha anche parlato della proposta di un certificato vaccinale chiesto dal premier greco Kyriakos Mitsotakis:  "La documentazione relativa alla vaccinazione è una necessità medica. C'è uno standard globale per questo: è il certificato giallo di vaccinazione dell'Oms", ha spiegato. Ma un'altra questione, ha aggiunto, "è per cosa si può usare questo certificato. L'uso che può essere fatto di questo documento deve essere valutato molto attentamente. Ci sono alcune variabili ancora non chiare di cui tenere conto, per esempio la questione medica, se il vaccino inibisce la trasmissione del virus da parte della persona vaccinata: su questo non abbiamo risposta ancora (il vaccino inibisce lo sviluppo della malattia, la Covid-19, ma non si sa ancora se impedisca di contrarre il virus Sars-CoV-2 e di trasmetterlo, ndr)". "E quanto a lungo - prosegue von der Leyen - è efficace la vaccinazione? Neanche questo sappiamo ancora con certezza. C'è poi la questione politica: come assicurarsi che vengano rispettati i diritti delle persone che non hanno accesso al vaccino e quali alternative si offrono a coloro che hanno legittime ragioni per non vaccinarsi. E anche come proteggiamo i dati personali dei cittadini. Sono questioni aperte. Quindi più avanti, quando sarà il momento, dovremo avere una discussione approfondita tra Stati membri su altri possibili usi del certificato", conclude.

Tutti i leader si sono mostrati invece d'accordo sulla necessità di accelerare sulle dosi degli antidoti, soprattutto dopo i ritardi di Pfizer di questa settimana. Von der Leyen ha assicurato che i differimenti saranno riassorbiti entro metà febbraio, con i livelli delle consegne che torneranno al 100% di quelli previsti per settimana, già da lunedì. In tutto la Commissione prevede la consegna di oltre 150 milioni di dosi nel primo trimestre, grazie anche all'atteso via libera di nuovi vaccini. Mentre dal secondo i numeri dovrebbero lievitare, per questo occorre prepararsi ad usarli tutti e bene. Il target è vaccinare l'80% di sanitari e over 80 entro marzo, ed il 70% degli adulti entro l'estate. Un'impresa ambiziosa, ma l'Ue ce la può fare. 

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