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Martedì, 16 Aprile 2024
l'intervista

Le app contacalorie sono pericolose? Cosa bisogna sapere prima di scaricarne una

Sono già milioni, ed in continua ascesa, i download delle applicazioni che promettono di impostare una dieta fai da te senza il bisogno di una visita dallo specialista. Ma fino a che punto è credibile un diario alimentare in cui i compiti a casa ce li assegniamo da soli? E che cosa succede se la piattaforma finisce nelle mani di chi soffre di disturbi alimentari? Ne parliamo con la dottoressa Sara Lalletti

Di recente a promuovere l'utilizzo delle app contacalorie è stato Salvatore Aranzulla: volto noto della rete e imprenditore digitale, ha intitolato loro il merito del suo corpo così scolpito. Ma sono già milioni, e in continua ascesa, i download delle applicazioni in questione, che promettono di impostare una dieta fai da te senza il bisogno di una visita dallo specialista: basta infatti inserire i propri dati nella piattaforma - età, sesso, altezza e peso - e questa, nel giro di pochi secondi, elabora un piano alimentare con un limite calorico massimo quotidiano. L'obiettivo dichiarato è quello di instillare consapevolezza nelle abitudini alimentari di ciascuno, ma fino a che punto è credibile un diario dietetico in cui i compiti a casa ce li assegniamo da soli?  

Per comprendere meglio il funzionamento dell'app, ho scaricato la versione base della più comune  - ovvero quella gratuita che possono permettersi tutti, minorenni compresi, visto che non esiste limite di età - e le ho dato un obiettivo volutamente irrealistico ed eccessivo: perdere dieci chili in due mesi, in vista di un matrimonio che avrò a luglio. Detto, fatto. A stretto giro, la piattaforma ha elaborato una strategia che propone "un duo imbattibile", ovvero una combinazione di contacalorie e digiuno intermittente. Ora non dovrò fare altro che rispettarla, annotando giorno dopo giorno i miei progressi sul calendario del telefono. E, ad aiutarmi, sarà l'applicazione stessa, grazie a veri e propri messaggi motivazionali: un giorno mi mostra la storia di Paola, che ce l'ha fatta prima di me; quello dopo mi dice che tutti incontriamo ostacoli, ma che sta a noi superarli; spesso manda notifiche per ricordarmi quando mangiare, quando bere. Tutto molto agile insomma, ma a quale prezzo? Ne parliamo con la dietista Sara Lalletti. 

Quali sono i benefici delle app contacalorie? 

"Un’app contacalorie può aiutare l’utente ad avere più consapevolezza di ciò che mangia; è economica, di facile fruizione e, una volta inseriti i propri dati personali, elaborano un limite calorico giornaliero massimo da assumere e la corrispettiva ripartizione in macronutrienti (ovvero carboidrati, proteine, grassi e fibra). È però importante che l’utente che la utilizza abbia determinate caratteristiche ed un basso rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Non la consiglierei in combinazione ad un percorso alimentare con un professionista della nutrizione: in quel caso, calcolo e monitoraggio di kcal e nutrienti sono nelle mani del professionista (dietista, biologo nutrizionista o dietologo che sia), perciò l’utente non deve occuparsene".

Quali sono invece i rischi?

"Per prima cosa, queste applicazioni riducono il cibo e tutto ciò che ruota attorno ad esso a dei meri numeri e calcoli. Il cibo non è solo kcal e nutrienti, il cibo è anche tradizioni, convivialità, cultura, gioco, scoperta. Le app non possono sostituire l’azione educativa di un professionista della nutrizione che insegna ad un paziente ad alimentarsi e nutrirsi con equilibrio. Questo spasmodico pesare e contare cibi e kcal può attivare o mantenere alcuni pensieri ossessivi riguardo al cibo e al peso".

Perché è pericoloso creare autonomamente un deficit calorico? 

"Le app invitano l’utente a scegliere un obiettivo di peso. Tale obiettivo può essere scelto arbitrariamente dall’utente senza effettivamente sapere se sia un obiettivo sano e realizzabile per quella persona. Se si sceglie un obiettivo troppo basso, non compatibile con uno stato di salute idoneo, l’app elabora comunque un fabbisogno calorico massimo da rispettare, il che si traduce in un’assunzione esigua e inadeguata di kcal e nutrienti per quella persona. Ad esempio: donna di 25 anni, alta 160 cm e con un peso di 53 kg, quindi perfettamente normopeso, può impostare sull’app un obiettivo di peso pari a 43 kg. 43 kg sono decisamente troppo poco, eppure l’app permette di impostare quell’obiettivo di peso stabilendo di conseguenza un fabbisogno calorico troppo esiguo per quella donna. È importante inoltre sottolineare che spesso i database su cui si basano i calcoli di kcal e nutrienti di queste applicazioni sono inesatti e facilmente equivocabili". 

Chi fa maggior uso delle app, ad oggi? 

"L’uso di app contacalorie è aumentato negli ultimi anni, in particolar modo tra i giovani. Lo noto io stessa nella pratica quotidiana della mia professione, in cui mi imbatto in un gran numero di pazienti, soprattutto donne di età compresa tra i 15 e i 35 anni, che utilizzano o hanno utilizzato questo genere di app in passato. Non ci sono però ad oggi dati aggiornati riguardanti la diffusione nella popolazione generale, ma sono stati eseguiti studi riguardanti campioni di popolazioni con caratteristiche specifiche (ad esempio: campione di persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)".

I rischi possono ovviamente aumentare con l'abbassarsi dell'età, ovvero con l'uso da parte dei minorenni.

"I giovani sono la fascia più a rischio in quanto più vulnerabile ad argomenti riguardanti cibo, peso e corpo, bombardati dai media e dai social con canoni estetici estremi e non veritieri, comportamenti disfunzionali con il cibo ritenuti oggigiorno come normali se non addirittura salutari e dalla cultura della dieta". 

L’uso di app contacalorie è aumentato negli ultimi anni, in particolar modo tra i giovani. Molti dei miei pazienti ne fanno uso, soprattutto donne di età compresa tra i 15 e i 35 anni

Esistono studi che hanno approfondito la correlazione tra l'uso dell'app contacalorie e i disturbi alimentari?

"La letteratura scientifica a riguardo non è tantissima, ma è recente e sufficiente per darci delle risposte. Gli studi svolti su campioni generici, senza una diagnosi di DCA, hanno segnalato un aumento della preoccupazione nei confronti di cibo, peso e corpo (quindi di caratteristiche tipiche di un disturbo alimentare) da parte degli utenti utilizzatori di app contacalorie. Uno studio del 2017 invece ha sottolineato come, in un campione di individui affetti da disturbi alimentari, il 75% aveva usato in passato applicazioni contacalorie e ben il 73% riteneva che tali applicazioni avessero contribuito allo sviluppo del proprio disturbo. Insomma, possiamo facilmente notare come le percentuali di associazione siano molto alte; per alcuni soggetti, queste applicazioni potrebbero fare più male che bene". 

Il 73% delle persone che soffre di dca ritiene che tali applicazioni abbiano contribuito allo sviluppo del proprio disturbo

Che cosa succede dunque se a farne uso è chi soffre di dca?

"Gli studi suggeriscono che, se utilizzate da soggetti che soffrono di un disturbo alimentare o a rischio per disturbi alimentari, queste app possono esacerbare, mantenere o peggiorare sintomi dei DCA quali la restrizione calorica, l’estrema attenzione ai numeri e alle regole rigide, al peso e al corpo, l’ipercontrollo e l’ipercriticismo. Possono inoltre incentivare meccanismi compensatori, ossia tutte quelle azioni, come il digiuno o l’attività fisica estenuante, che hanno l’obiettivo di “tamponare” eventuali kcal consumate oltre quello che è il limite imposto dall’applicazione. La chiave è proprio qui: non è possibile per un’app identificare a priori i soggetti a rischio, che soffrono o potrebbero soffrire di un disturbo alimentare, perché spesso un DCA arriva in maniera subdola senza che neanche la persona se ne renda conto". 

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Un commento su TikTok

Un commento su TikTok

Alcune app consentono di impostare autonomamente un regime di digiuno intermittente. È consigliabile?

"Il protocollo del digiuno intermittente è nato con nobili intenzioni, ma ad oggi gli studi svolti solo su specie animali o su campioni esigui. Si attribuisce al digiuno intermittente la capacità di prevenire l’invecchiamento e alcune malattie, ma i risultati a tal riguardo sono vaghi, insufficienti ed inconcludenti". 

Quali sono i limiti del digiuno intermittente? 

"Tutte le azioni benefiche attribuite al digiuno si innescano anche nei momenti di digiuno tra un pasto e l’altro e durante il digiuno notturno, perciò non è necessario seguire particolari protocolli. Per quanto concerne la perdita di peso, si è visto che a lungo termine il digiuno intermittente permette una perdita di peso sovrapponibile a quella che si ottiene seguendo un’alimentazione tradizionale basata sulla Dieta Mediterranea. Quello che realmente conta ai fini della perdita di peso è il deficit calorico, quindi non quando consumo le kcal ma quante ne consumo. C’è infine un grande punto a sfavore del digiuno intermittente: i digiuni prolungati e forzati possono innescare pensieri disfunzionali sul cibo e abbuffate, per di più se viene svolto in totale autonomia e senza l’aiuto di un professionista. Concludendo: il gioco non vale la candela". 

Come rendersi conto se il rapporto con la app sta diventando malsano, anche di vera e propria ossessione? 

"I campanellini d’allarme possono essere numerosi, vi cito i più comuni: saltare i pasti, mangiare quantità di cibo oggettivamente esigue, praticare attività fisica anche quando non si ha voglia o non si hanno le forza solo per “compensare” delle kcal ritenute di troppo, pensieri persistenti riguardo al proprio corpo, privazione di situazioni sociali quali cene, aperitivi, feste, ecc, pensieri ossessivi riguardo al cibo sano e ai numeri, scegliere dei cibi piuttosto che altri solo sulla base dei valori nutrizionali e non sul gusto e il piacere personale, avere delle abbuffate, attuare meccanismi compensatori come vomito autoindotto o uso di lassativi, iniziare ad avere paura e ad evitare alcuni cibi". 

La chiave è proprio qui: non è possibile per un’app identificare a priori i soggetti a rischio, che soffrono o potrebbero soffrire di un disturbo alimentare, perché spesso un DCA arriva in maniera subdola senza che neanche la persona se ne renda conto

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