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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Alimentazione

A fare la spesa consigliati da un'app: c’è da fidarsi di Yuka?

Pregi e difetti, utilità e criticità dell'applicazione che, scansionando il codice a barre di cibi e cosmetici, dà una valutazione degli ingredienti contenuti e del loro effetto sulla salute. Ne parliamo con la scrittrice e divulgatrice scientifica Beatrice Mautino e con l'addetta alla comunicazione del servizio clienti di Yuka, Tamara Linder

L’immagine di una carota arancione col suo bel ciuffetto verde campeggia sugli schermi di qualcosa come 28 milioni di smartphone dislocati in 11 paesi del mondo: il simbolo è quello di Yuka, un’app che - spiega il sito - ha l’obiettivo di "migliorare la salute dei consumatori aiutandoli a decifrare le etichette dei prodotti alimentari e cosmetici" e, dunque, di guidarli nella scelta di quelli più salutari. Una sorta di fidata consigliera del saggio acquisto, insomma. Una specie di bussola che solo in Italia guida tra gli scaffali dei supermercati circa due milioni di italiani, informati sulla scarsezza, la mediocrità o l’eccellenza di articoli fino a ieri infilati nel carrello senza troppo indagare sui loro ingredienti. 

Ma davvero quello che mangiamo potrebbe essere così pericoloso per la nostra salute? Davvero c'è bisogno di un’app che avverta l’ignaro consumatore della presenza di sostanze nocive nei prodotti di bellezza? Sì, secondo quelli che considerano Yuka una preziosa alleata per un consumo più informato finalizzato anche ad indurre l'industria del settore agroalimentare e cosmetico a migliorare l’offerta; niente affatto secondo chi rileva la mancanza di corretti supporti scientifici nella formulazione delle sue valutazioni. E pure secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che su Yuka ha avviato un’istruttoria per l'uso del sistema di rilevazione usato, il francese Nutri-Score, un’etichetta che identifica i valori nutrizionali attraverso due scale correlate: una cromatica divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso e una alfabetica, comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Da tempo Nutri-Score è al centro di un acceso dibattito tra gli stati europei, divisi tra coloro che appoggiano tale rilevazione e gli altri - come l’Italia - che la osteggiano, preferendo il NutrInform Battery che valuta non i singoli cibi, ma la loro incidenza all’interno della dieta.
 
Il timore rilevato dall’Antitrust, pertanto, è che "l’etichetta NutriScore, così come i punteggi e i giudizi forniti dall’app, in assenza di adeguate avvertenze, vengano erroneamente percepiti come valutazioni assolute sulla salubrità di un determinato prodotto, che prescindono dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato".

Ma quindi? Alla fine, di Yuka come delle app a lei simili, ci si può fidare oppure no?

(Le etichette Nutri-Score e Nutrinform Battery)

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Come funziona Yuka

Partiamo dal funzionamento di Yuka, più semplice e veloce a farsi che a dirsi. Dito sul simpatico ortaggio, fotocamera puntata sul codice a barre di un prodotto alimentare o cosmetico e stop, è fatta: immediatamente arriva il giudizio sull’articolo, valutato dal rosso, dall’arancione o dal verde di un bollino che spunta chiaro insieme al bel (o brutto) punteggio da 0 a 100. Per la valutazione dei prodotti alimentari Yuka si basa su tre elementi: le caratteristiche nutrizionali (che rappresentano il 60% della stima secondo il suddetto metodo di calcolo Nutri-Score che considera calorie, zuccheri, sale e grassi saturi come elementi negativi, e proteine, fibre, frutta e verdura come elementi positivi); presenza di additivi (30%); l’aspetto bio (10%). 

A suffragare la bontà del giudizio e quindi l’affidabilità dell’app c’è anche il dettaglio tutt’altro che irrilevante della sua totale indipendenza: nessuna azienda paga Yuka affinché i suoi prodotti siano valutati positivamente, non c’è nessun tipo di pubblicità. Yuka si finanzia esclusivamente con la versione premium dell’app, con il libro Yuka La guida dell’alimentazione sana, con il calendario della frutta e verdura di stagione, con un programma nutrizionale e una piccola percentuale che corrisponde alla voce "sovvenzione Huawei".

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C’è da fidarsi di Yuka? C’è chi dice no

E allora? Cosa c'è che lascia perplessi? Lo abbiamo chiesto a Beatrice Mautino, biotecnologa e divulgatrice scientifica che all’argomento ha dedicato un capitolo del suo ultimo libro edito da Mondadori È naturale bellezza. L’esperta ha analizzato il meccanismo di Yuka e delle app a lei simili e a Today.it ha argomentato i dubbi relativi ad un funzionamento che potrebbe impattare sull’aspetto psicologico del consumatore, oltre che sulla direzione dei suoi acquisti. 

"Yuka asseconda il bisogno di mangiare bene e di acquisire pensieri sani. È uno strumento semplice e immediato che ci dà subito l'idea di saperne di più e quindi di essere in grado di scegliere con consapevolezza quale sia il prodotto migliore" ci spiega Mautino: "Ma l’aiuto è solo ideale per due motivi: innanzitutto per l'arbitrarietà del giudizio. Alimenti e cosmetici vengono valutati in modo differente. La parte alimentare si basa sul Nutri-Score; la valutazione dei cosmetici, invece, si basa sul singolo ingrediente, per cui a ognuno viene dato un punteggio per poi arrivare a una somma che porta al giudizio finale. Il fatto, però, è che tale valutazione è arbitraria, fatta dalla redazione di Yuka in base a criteri interni. E non a caso tutte queste app, Yuka e simili, danno valutazioni diverse a ogni prodotto. Il secondo motivo è più scientifico: anche quando si procede con valutazioni basate su studi effettuati dalla comunità scientifica l’app si ferma sulla valutazione del pericolo, mentre quello che interessa a noi è il rischio”. 

La differenza tra "pericolo" e "rischio"

Nel momento in cui l'app rileva la presenza di ingredienti "negativi" li comunica in un elenco. Così: "Contiene additivi da evitare" può leggersi, per esempio, accanto al bollino rosso che assegna un punteggio basso all'ingrediente in questione, valutato come "a rischio", "a rischio moderato" o "limitato". Ebbene, secondo Beatrice Mautino, il termine "rischio" non è correttamente usato in questo contesto e "se non si specificano le quantità non si può parlare di rischio", afferma, precisando come i termini "pericolo" e "rischio" che nel linguaggio comune possono essere considerati sinonimi, in ambito scientifico debbano, invece, essere tenuti molto distinti. "Per valutare il rischio effettivo l'app dovrebbe verificare la quantità esatta utilizata nel prodotto, ma non lo fa, non lo sa e soprattutto non lo dice", prosegue. "Il pericolo è assoluto; il rischio, invece, va calato nella realtà. Ne consegue che si può usare una sostanza pericolosa in un contesto di sicurezza. Le tinte per capelli, per esempio, contengono sostanze che sono sì pericolose, ma in quantità tali da non poter far male" dice l’esperta: "In materia di cosmetici la legislazione europea è la più severa al mondo, impone che tutti gli ingredienti autorizzati siano sicuri alle normali condizioni d'uso e che le quantità usate siano almeno mille volte inferiori alla quantità minima che ha dato dei problemi". 

(Di seguito, un esempio di valutazione di Yuka)

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La premessa diventa utile per comprendere meglio il sistema Yuka: "Un ingrediente X può avere il bollino rosso perché magari è pericoloso, ma certezza è che in quel cosmetico non ci potrà mai essere una quantità tale da essere dannosa" accerta Mautino: "L’app legge solo la presenza dell’ingrediente e si limita a valutare a prescindere dalle quantità. L’effetto, quindi, è una valutazione sulla base del pericolo delle singole sostanze, ma non c’è un'informazione concreta sulla quantità contenuta nel prodotto tale da poter fare davvero male". 

Ma se l’app è indipendente e nessun marchio o produttore può influenzare la valutazioni in alcun modo, che vantaggio avrebbe dall’adottare questo tipo di criterio? "Il vantaggio è la sua stessa esistenza" sostiene l’autrice: "Un’app del genere non avrebbe motivo di esistere in un contesto in cui hai le istituzioni che funzionano. C'è molta diffidenza generale, circola un po’ l'idea che vogliano avvelenarci e un sistema del genere la alimenta. Alla fine non ci si fida più delle istituzioni, ma di un ente privato: l’app si predispone per colmare un vuoto laddove si avverta la mancanza di controlli, fungendo così da aiuto per il consumatore che ha l’illusione di poter contenere la situazione". I casi in cui capita che non ci siano abbastanza prove sulla sicurezza di una determinata sostanza possono esserci, argomenta Mautino, ma sono eccezionali: "Le associazioni di consumatori come Altroconsumo fanno questo lavoro in situazioni di "limbo", quando magari una legge non è ancora passata e le informazioni possono colmare dei vuoti. Ma queste sono situazioni sporadiche. L’app, invece, induce a pensare che ti possano fregare sempre, per cui usandola si placa l’ansia di scegliere ciò che non faccia male".

L’app, dunque, avvrebbe una certa presa anche sul piano psicologico: "Fa leva sulle paure. Dal punto di vista scientifico tutti gli ingredienti dovrebbero essere verdi perché sono autorizzati e dunque sono considerati sicuri. Ma se l’app ti dicesse che va tutto bene non avrebbe modo di esistere" dice Mautino.

I dubbi dell'Antitrust 

Come si diceva, l’Antitrust ha avviato cinque istruttorie sull’uso del Nutri-Score da parte di alcune società italiane e francesi che lo utilizzano e anche contro Yuka. "La critica è quella che si basino sulle informazioni nutrizionali stampate sulle confezioni con un bollino assoluto" dice a riguardo Mautino, "Ti dicono, per esempio, che la merendina ha tanti zuccheri, un dato che però non dà informazioni sulla dieta complessiva. Perché in una dieta bilanciata una merendina ogni tanto ci può anche stare, non è quello il problema che, invece, sorge se se ne mangiano tante tutte i giorni. L’Antitrust ha criticato Yuka e il sistema Nutri-Score perché trasmette il messaggio che se si preferisce un prodotto con il bollino verde, allora se ne possano mangiare in quantità "tanto non fa male". Invece, dal punto di vista alimentare dovrebbe passare quello secondo cui è necessario seguire un’alimentazione bilanciata".

In pratica, l'app generebbe l’illusione che scegliendo i prodotti consigliati si segua automaticamente uno stile alimentare e cosmetico salutare: "É molto fuorviante. Sia perché Yuka non parla di qualità, per cui possiamo avere una crema che ha una valutazione eccellente ma poi usandola non rende effettivamente, sia perché non parla di sicurezza. E per questo l’Antitrust sta facendo le sue indagini, perché forninsce delle informazioni non precise". 

Altro appunto che fa l’Autorità Garante della Concorrenza è che non è chiaro il criterio in base al quale sono ordinate e proposte le alternative al consumatore quando un prodotto è valutato come scarso o mediocre. "In effetti l’app condivide il criterio per la valutazione, ma non quello con cui scelgono le alternative da consigliare" argomenta l'esperta: "Ho cercato sul sito, ma nulla, non si sa perché propongono un prodotto o un altro. Potrebbero rispondere che sono scelti perché hanno un punteggio migliore, ma comunque non si capisce come siano stati inseriti nel loro database e chi li abbia inseriti. Un mio lettore, per esempio, ha potuto inserire tranquillamente il mio libro… Ha inquadrato il codice a barre, ha scritto che si trattava di una merendina bio e l’app ha dato la valutazione di 100 su 100....".

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"Così Yuka cambia l'offerta (e il lavoro) delle aziende"

Descrivendo la propria mission, Yuka dichiara di essere convinta che grazie all'informazione su sostanze e ingredienti, i consumatori potranno indurre l'industria del settore agroalimentare e cosmetico a migliorare la loro offerta. "Infatti adesso le aziende fanno in modo che i loro prodotti contengano gli elementi che nelle app come Yuka siano valutati come positivi", obietta, invece, Mautino: "Questo è un aspetto che a me preoccupa e fa arrabbiare chi lavora in queste aziende che già hanno l'obbligo di rispettare tante leggi in materia, fare in modo che magari possano essere scelti anche dai vegani, sottostare a diversi vincoli. A questi, adesso, si aggiungono anche quelli conformi ai criteri Yuka che, di fatto, esclude ingredienti utili. Senza siliconi, ad esempio, non puoi fare un prodotto di make up, non sarebbe performante". Secondo l'autrice, dunque, è buona l'intenzione di rendere il consumatore protagonista del ciclo produttivo di un articolo che lui stesso utilizzerà, ma non nel modo proprio di Yuka: "Si vanta di guidare le scelte del mercato, ma lo fa senza alcun criterio, poiché induce le aziende ad evitare ingredienti che di fatto sono sicuri e rendono bene a favore di altri che complicano la produzione e magari alzano anche i prezzi finali". 

A Yuka, comunque, va riconosciuto il merito di aver sollevato la curiosità dei consumatori verso la lettura delle etichette di prodotti alimentari e cosmetici e di averlo fatto attraverso un'app fruibile da chiunque per semplicità e immediata comprensione. Se l'app potrebbe essere migliorata? Alla luce delle criticità sollevate, Beatrice Mautino è convinta che si tratti di "argomenti complessi che non possono facilmente essere ridotti al linguaggio di un’app che per definizione è semplice e fa perdere informazione e accuratezza". Passi avanti in questo senso, tuttavia, si stanno pensando: "Alcune aziende hanno studiato un modo per realizzare una sorta di etichetta parlata che racconti qualcosa in più sui singoli ingredienti", afferma ancora l'esperta: "Magari un QR code che permetta di capire il senso delle scelte che ha seguito l’azienda nel preferire una determinata sostanza. Utile, per esempio, è specificare l’origine animale degli ingredienti oppure dichiarare l’impatto che la produzione di quel prodotto ha avuto sull’ambiente". 

La replica di Yuka

Contattata da Today, Yuka ha risposto alle perplessità rilevate rinviando ai link già disponibili online sul suo sito. 

Alla domanda su quali siano i criteri con cui si assegnano i punteggi da 0 a 100 ai prodotti cosmetici e sul perché gli ingredienti negativi siano così tanto più determinanti nella valutazione finale negativa rispetto a quelli positivi (con bollino verde), l'app, nella persona di Tamara Linder che gestisce la comunicazione con gli utenti, ha risposto che "il sistema di valutazione dei cosmetici si basa sull'analisi dell'insieme degli ingredienti che fanno parte della composizione del prodotto. In base allo stato della scienza attuale, a ciascun ingrediente viene assegnato un livello di rischio secondo i suoi potenziali/comprovati effetti sulla salute: interferente endocrino, cancerogeno, allergene o irritante (....) La valutazione dipende dal livello dell'ingrediente con il più alto livello di rischio presente nel prodotto. Quindi, se nel prodotto è presente un ingrediente che classifichiamo come "a rischio" (disco rosso), la valutazione sarà automaticamente la stessa per il prodotto (ovvero sotto i 25/100). Se l'ingrediente con il livello di rischio più elevato è un ingrediente a rischio moderato (disco arancione), il prodotto sarà valutato come mediocre (inferiore a 50/100). È quindi la presenza di altri ingredienti che determinerà con precisione la valutazione all'interno dell'intervallo definito".

Per ciò che attiene alla verifica dei dati, come e chi controlla che i codici a barre contenuti nel database dell'app corrispondano effettivamente al prodotto indicato, si risponde con "controlli rinforzati nell'app al momento dell'aggiunta di un prodotto; un duplice controllo segue l'aggiunta di un prodotto nel database" (da parte del team Yuka e di altri utenti). "Infine, se un utente inserisce dati errati, viene immediatamente escluso e non può più utilizzare l'applicazione sul proprio telefono. Fortunatamente, questo è un caso molto raro!".

Qual è il criterio in base al quale Yuka ordina e propone le alternative al consumatore quando il prodotto scansionato è mediocre o scarso? Con un algoritmo di selezione delle alternative più sane che prende in considerazione, in ordine di priorità: la categoria del prodotto (biscotti alla fragola, yogurt al latte di capra, shampoo, saponette ecc.), allo scopo di consigliare un prodotto il piu? simile possibile a quello iniziale; la disponibilità del prodotto sul mercato, allo scopo di consigliare prodotti facilmente reperibili; la valutazione del prodotto, allo scopo di consigliare solo prodotti che, applicando il metodo di valutazione di Yuka, hanno ottenuto un giudizio buono o eccellente. Si legge sul sito: "I prodotti sono raccomandati applicando unicamente il metodo di valutazione Yuka. La selezione dei prodotti è imparziale e la raccomandazione di Yuka è volta, non a vietare i prodotti con un punteggio mediocre (disco arancione) o scarso (disco rosso), ma ad acquisire consapevolezza dell’esistenza di prodotti alternativi che, sulla base del solo metodo di valutazione di Yuka, hanno ottenuto un punteggio superiore".

Infine, i rilievi dell'Antitrust. Come risponde Yuka al timore evidenziato dall'Autorità che l’etichetta Nutri-Score, così come i punteggi e i giudizi forniti dall’app, in assenza di adeguate informazioni "vengano erroneamente percepiti come valutazioni assolute sulla salubrità di un determinato prodotto", a prescindere dalla dieta, dallo stile di vita, dalla quantità e dalla frequenza con cui il consumatore assume un certo prodotto? 

"Innanzitutto, vorremmo ricordare che le valutazioni dei prodotti sono fatti secondo un metodo specifico che considera la qualità nutrizionale (che influisce al 60% sulla nota finale), gli additivi (30% della nota finale) e la qualità bio di un prodotto alimentare (10% della nota)" ci dice Linder: "La valutazione che mostriamo nell'app si basa quindi su questo metodo. Abbiamo messo in opera diverse misure per rendere il nostro metodo e le valutazioni mostrati sui prodotti chiari, trasparenti e facilmente comprensibili, quali: direttamente nell'app ogni utente può accedere ai dettagli su come la valutazione di un certo prodotto è stata fatta e alle spiegazioni del metodo di valutazione; abbiamo tradotto in Italiano il metodo di calcolo Nutri-Score (su cui basiamo la valutazione della qualità nutrizionale), in modo tale da rendere il tutto il più chiaro possibile per l'utente finale. Mettiamo a disposizione un simulatore delle valutazioni dei prodotti; per gli additivi elenchiamo tutte le fonti scientifici su cui i nostri giudizi si basano nell'app".

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