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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Rallentare l'invecchiamento

In che modo possiamo rallentare l'invecchiamento e l’orologio biologico?

Secondo i ricercatori, l’alimentazione è in grado di frenare l'orologio biologico agendo sui metabolismi, lipidico e glucidico, e riducendo il livello di infiammazione e di stress ossidativo dell’organismo

Quante volte ci è capitato di incontrare due persone della stessa età che dimostravano età differenti. Ci sono 40enni che sembrano 60 anni, e 60enni che sembrano 40enni. E’ possibile che un 60enne sia giovane come un 40enne, e un 40enne sia vecchio come un 60enne? Sì è possibile, e non è solo apparenza, ma una questione biologica: tutti invecchiano, ma non alla stessa maniera. Esiste, infatti, un’età anagrafica (cronologica) e un’età biologica (che rivela quanto l’organismo sta invecchiano) che non sempre progrediscono di pari passo: secondo alcuni studi la discrepanza tra le due età può arrivare anche a 23 anni. A proposito di tale discrepanza, Valter Longo (Prof. di Biogerontologia e Direttore dell'Istituto sulla Longevità presso l'University of Southern California e autore dei libri “Il Cancro a digiuno” e “La dieta della Longevità”) - ha coniato un termine, “Iuventologia”, per identificare un nuovo campo di ricerca, trascurato fino a qualche tempo fa, che punta ad individuare quei fattori che influiscono sul processo di invecchiamento. “Finché rimaniamo giovani - spiega Longo - abbiamo un organismo sano, con la massima funzionalità, e poco suscettibile alle malattie. In passato la “giovinezza” sfumava coi 35 anni, oggi si arriva “giovani” anche a 40. L’età biologica dipende in parte dalla genetica, ma anche dall’alimentazione, dall’esercizio fisico, dalle abitudini del sonno, dal fumo, ecc”. L’età biologica è determinata da molti e diversi fattori che si sovrappongono e rivelano lo stato di salute e come sta invecchiando l’organismo.

Il rapporto tra età biologica ed età anagrafica è un campo di ricerca che sta destando grande interesse a livello internazionale e che potrebbe portare a nuove soluzioni per rallentare il processo di invecchiamento. Ad indagare sui fattori che determinano tale processo, uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Ageing Research Reviews, frutto della collaborazione tra I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), Università di Bologna, Università dell’Insubria di Varese e Università russa di Nizhny Novgorod. I ricercatori hanno analizzato più lavori scientifici, pubblicati negli ultimi anni, relativi alla sovrapposizione di diversi fattori (o “orologi biologici”) che contribuiscono a determinare l'età biologica di ogni persona, e scoperto quali sono quelli “determinanti”. “Sulla base delle nostre analisi - spiegano i ricercatori -, tali fattori potrebbero diventare in futuro potenziali bersagli molecolari per rallentare il processo di invecchiamento e per personalizzare la prevenzione e le terapie in funzione dell'età biologica del singolo paziente”.

I tre fattori che “determinano” l’invecchiamento

L’indagine si è focalizzata su alcuni indicatori (quali le analisi del sangue, immagini del cervello ricavate dalla Risonanza magnetica, piccole modifiche chimiche accumulate in specifiche posizioni del genoma, dati relativi ad alcuni geni coinvolti nell’invecchiamento) per cercare di capire come questi contribuiscono a determinare l’età biologica sia separatamente che, in alcuni casi, sovrapponendosi. Dall’indagine genetica è emerso che le vie più implicate nel processo di invecchiamento erano coinvolte nell'infiammazione, nel metabolismo dei lipidi e dei carboidrati.

In che modo possiamo rallentare l’orologio biologico?

“Questi risultati – spiega Aurelia Santoro, ricercatrice al Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna – indicano come interventi sullo stile di vita, ad esempio seguire una dieta Mediterranea, oppure una restrizione calorica o il digiuno intermittente, possano influire proprio sui tre processi biologici individuati, agendo sui metabolismi, lipidico e glucidico, ma riducendo anche il livello di infiammazione e di stress ossidativo dell’organismo”.

“Nonostante la grande eterogeneità che caratterizza la risposta agli interventi nutrizionali nell’uomo, dovuta sia a fattori genetici sia ambientali e culturali – aggiunge Claudio Franceschi, Prof. emerito dell’Università di Bologna e direttore del laboratorio di System Medicine for Healthy Ageing dell’Università Lobachevsky di Nizhny Novgorod in Russia – l’impatto del regime alimentare sui meccanismi di base dell’invecchiamento rimane determinante”.

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Una dieta sana è più efficace dei farmaci nel rallentare l’invecchiamento e nel curare le malattie

A confermare i risultati di questa ricerca un altro recente studio (preclinico) del Charles Perkins Center dell'Università di Sydney. La ricerca, pubblicata su Cell Metabolism, suggerisce che l’alimentazione (ovvero combinazioni specifiche di proteine, grassi e carboidrati) può risultare più efficace dei farmaci nel rallentare l’invecchiamento e nel prevenire o curare malattie quali l’obesità, le malattie cardiache, la disfunzione immunitaria e malattie metaboliche come il diabete di tipo 2. In particolare, la ricerca ha dimostrato come l’alimentazione risulti più efficace dei tre farmaci più comunemente usati che agiscono sul fegato (organo chiave nella regolazione del metabolismo) per trattare il diabete e rallentare l’invecchiamento.

Quel che mangiamo influisce sui processi legati all'invecchiamo

I ricercatori hanno scoperto che l'apporto calorico totale e l'equilibrio tra i macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) nella dieta hanno avuto un forte impatto sul fegato, e, quindi, sulle regolazione del metabolismo, ma anche sui processi fondamentali che controllano il funzionamento delle nostre cellule. Ad esempio, la quantità di proteine consumate ha influenzato l'attività nei mitocondri, che sono la parte delle cellule che producono energia. Ciò crea un effetto a valle, poiché la quantità di proteine e di energia alimentare consumata influenza la precisione con cui le cellule traducono i loro geni nelle diverse proteine necessarie per aiutare le cellule a funzionare correttamente e a creare nuove cellule. Questi due processi biologici fondamentali sono legati all’invecchiamento.

"Sappiamo tutti che ciò che mangiamo influenza la nostra salute, ma questo studio ha mostrato come il cibo può influenzare notevolmente molti dei processi che operano nelle nostre cellule. Questo ci fornisce informazioni su come la dieta influisce sulla salute e sull’invecchiamento”- ha dichiarato l'autore principale, il Prof. David Le Couteur del Charles Perkins Center dell'Università di Sydney.

Personalizzare la prevenzione e le terapie in funzione dell'età biologica

I risultati di questi studi sono estremamente interessanti per gli sviluppi della  medicina. “Prima di tutto, perché – commenta Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed e Ordinario di Igiene e Salute pubblica all’Università dell’Insubria di Varese –, conoscendo l’età biologica di una persona, potremo riuscire a personalizzare la prevenzione e le eventuali terapie non più sulla sola età anagrafica, ma su come quello specifico individuo stia invecchiando realmente. Inoltre, anche grazie a ulteriori studi che dovranno essere condotti per affinare questi risultati, possiamo cominciare a individuare alcuni elementi capaci di rallentare il processo di invecchiamento, primo fra tutti gli stili di vita come l’alimentazione”.

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