Venerdì, 19 Luglio 2024
Dolcificanti

Questo comune dolcificante può farti diventare ansioso

Secondo uno studio americano, agirebbe sul sistema nervoso centrale causando comportamenti ansiosi, un effetto che può essere anche ereditato dalla prole

Stiamo parlando dell'aspartame, un dolcificante artificiale presente in quasi 5.000 prodotti alimentari a basso contenuto di grassi. Dalla sua approvazione da parte della FDA nel 1981, il suo uso è aumentato costantemente insieme alle polemiche sui suoi potenziali effetti nocivi. Nel 2005 uno studio della California Enviromental Protection Agency mise in evidenza come basse quantità di aspartame aumentassero l’incidenza di linfomi e leucemie in alcuni animali da laboratorio. Quasi in contemporanea uno studio italiano, effettuato dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze ambientali di Bologna, e pubblicato sullo European Journal of Oncology, evidenziò altri effetti negativi: l'assunzione di aspartame determinava un aumento dell’incidenza di tumori cerebrali. I dati ottenuti furono analizzati per diversi anni dalla EFSA (l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare) che nel 2013 concluse affermando che tali studi non si dimostrano affatto il rapporto causa effetto tra aspartame e queste malattie, confermandone pertanto l’utilizzo in campo alimentare e indicandone la dose giornaliera massima (40mg/kg di peso corporeo). Anche il National Cancer Institute degli USA stabilì che, entro le dosi massime raccomandate, l’aspartame non creava problemi alla salute e pertanto non era pertanto.

Successivamente diversi studi hanno indagato tale correlazione ma nessuno ha dimostrato con certezza che l’aspartame fa davvero male. Ora un nuovo studio, dalla Florida State University College of Medicine, condotto sui topi, fa luce su un nuovo possibile effetto avverso di questo dolcificante artificiale. Secondo i ricercatori, il consumo di aspartame agisce sul sistema nervoso centrale e rende più ansiosi, un effetto che può essere ereditato anche dalla prole. La ricerca è stata pubblicata nel 2022 su PNAS.

Lo studio

I ricercatori hanno dato da bere a un gruppo di topi dell’acqua con aspartame al 15% (la quantità massima giornaliera raccomandata dalla FDA per gli esseri umani) per 12 settimane. Dopodichè li hanno sottoposti a una serie di test del labirinto (valutano lo stato di ansia) e visto che mostravano un comportamento più ansioso rispetto a quello precedente l’assunzione. "Era un livello di ansia così marcato che non credo che nessuno di noi si aspettasse una cosa del genere", ha detto Sara Jones, assistente di ricerca presso la Florida State University - Era inaspettato. Di solito, si osservano cambiamenti lievi".

Il consumo di aspartame rende più ansiosi

Poiché studi precedenti avevano suggerito che l’aspartame, una volta assunto, viene scomposto in acido aspartico, fenilalanina e metanolo (composti che possono avere potenti effetti sul sistema nervoso centrale), i ricercatori hanno deciso di effettuare anche un sequenziamento dell’RNA (molecola implicata nella codifica, decodifica, regolazione e nell'espressione dei geni) su parti chiave del sistema nervoso dei topi per capire come venivano espressi i geni del tessuto. Dall’analisi sono emersi cambiamenti significativi nell'amigdala, una parte del cervello associata alla regolazione dell'ansia. Quando i topi hanno ricevuto il Diazepam - un farmaco una volta commercializzato come Valium, comunemente usato per trattare l'ansia negli esseri umani - i comportamenti ansiosi sono scomparsi. Questo perché il farmaco aiuta a regolare gli stessi percorsi nel cervello che sono alterati dagli effetti dell'aspartame. E’ evidente, dunque, secondo i ricercatori, che il comportamento ansioso manifestato dai topi sia collegato ai cambiamenti nell'attività dei geni.

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Gli effetti posso essere ereditati dalla prole

Un altro dato sorprendente emerso dallo studio, durato 4 anni, è che questo comportamento ansioso così pronunciato si era ripresentato anche nelle due generazioni successive di topi, discendenti dai maschi esposti all’aspartame. "Ciò che questo studio suggerisce - ha detto Pradeep Bhide neuroscienziato della Florida State University - è che dobbiamo guardare indietro ai fattori ambientali perché ciò che vediamo oggi non è solo ciò che sta accadendo oggi, ma ciò che è accaduto due generazioni fa e forse anche di più".

La ricerca si è basata su un precedente lavoro dello stesso team sugli effetti transgenerazionali del consumo di nicotina sul comportamento dei topi. "Ancora una volta - hanno affermato i ricercatori - questi effetti possono apparentemente essere tramandati di generazione in generazione a causa di cambiamenti epigenetici non codificanti nei geni degli spermatozoi di topo. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche in questo caso". In altre parole, non solo coloro che consumano l'aspartame potrebbero essere a rischio, ma anche i loro figli, e i figli dei loro figli. Tuttavia, il modo in cui ciò accade non è ancora chiaro, ma è coerente con le prove emergenti che suggeriscono che i segni epigenetici (modificazioni capaci di alterare l'espressione di un determinato gene) possono rimanere tali anche attraverso numerose generazioni.

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Prossimi passi

Se gli studi sull’uomo dimostreranno risultati simili, vorrà dire che il consumo di aspartame in dosi equivalenti a quella giornaliera massima raccomandata dalla FDA può produrre cambiamenti neurocomportamentali negli individui che consumano aspartame e nei loro discendenti. "Pertanto - hanno sottolineato i ricercatori -, la popolazione umana a rischio dei potenziali effetti sulla salute mentale dell'aspartame potrebbe essere maggiore delle aspettative attuali, che includono solo gli individui che consumano aspartame". Ora i ricercatori stanno ora lavorando a un nuovo studio sugli effetti dell’aspartame sulla memoria; in futuro, si occuperanno di indagare i meccanismi molecolari che influenzano la trasmissione dell’effetto dell'aspartame nella prole.

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