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Lunedì, 15 Aprile 2024
Proteine e salute cardiovascolare

Perchè consumare troppe proteine aumenta il rischio di infarto

Una nuova ricerca ha scoperto che un alto contenuto di proteine (specialmente animali) nella dieta può causare l'aterosclerosi (indurimento delle arterie) aumentando la probabilità di un attacco di cuore

Sebbene consumare più proteine animali acceleri il metabolismo e aumenti la massa muscolare, non è la scelta più salutare per il cuore. Una dieta ricca di proteine può infatti danneggiare le arterie, causando l’aterosceloresi (perdita di elasticità delle pareti delle arterie) aumentando il rischio di infarto. E’ quanto scoperto dai ricercatori della School of Medicine della Università di Pittsburgh (USA) e dell’Università del Missouri (USA) in uno studio pubblicato su Nature Metabolism. I risultati della ricerca hanno dimostrato che consumare troppe proteine può portare a una maggiore attivazione delle cellule immunitarie che svolgono un ruolo importante nella formazione della placca aterosclerotica.

"Il nostro studio - ha affermato l'autore senior, Babak Razani, professore di Cardiologia presso l'Università di Pittsburgh - dimostra che aumentare l'apporto proteico nel perseguimento di una migliore salute metabolica non è una panacea, ma anzi potrebbe causare danni importanti alle arterie". "La nostra speranza - ha continuato Razani - è che questa ricerca avvii un dibattito su come di modificare la dieta in modo preciso, in modo da poter influenzare la funzione del corpo a livello molecolare e ridurre i rischi di malattie".

Cos’è l’arteriosclerosi

L’aterosclerosi è l'indurimento e la perdita di elasticità delle pareti delle arterie coronarie per la formazione di placche (depositi di grassi, tra cui il colesterolo, presenti nel sangue) che ne determinano un restringimento. Tale restringimento riduce il flusso sanguigno e dell’ossigeno al muscolo cardiaco (ischemia) ed aumenta il rischio che si formi un coagulo che, bloccando l'arteria, causa un attacco di cuore. L’ischemia si definisce cronica quando il restringimento dell'arteria coronaria si verifica nel tempo, o acuta, se deriva da un'improvvisa rottura di una placca e dalla formazione di un trombo o di un coagulo di sangue nell’arteria. Gli scienziati sanno che il rischio di arteriosclerosi è influenzato da molti fattori modificabili, come l'ipertensione, la colesterolemia elevata, il sovrappeso o l'obesitàil fumo, l’alcol, l'esercizio fisico e l'alimentazione.

Consumare troppe proteine aumenta il rischio di infarto

I ricercatori hanno combinato piccoli studi sull’uomo con esperimenti su topi e colture cellulari, e dimostrato che il consumo di oltre il 22% delle calorie da fonte proteica può portare ad una maggiore attivazione delle cellule immunitarie del sistema vascolare, chiamate macrofagi (responsabili dell'eliminazione dei detriti cellulari), con un conseguente accumulo di cellule all'interno delle pareti dei vasi e al peggioramento delle placche aterosclerotiche nel tempo. "Nei nostri studi meccanicistici - ha detto Bettina Mittendorfer, esperta di Metabolismo presso l’Università del Missouri - abbiamo dimostrato che le cellule immunitarie del sistema vascolare sono particolarmente sensibili agli aminoacidi, gli elementi costitutivi delle proteine, e possono innescare malattie attraverso specifici meccanismi di segnalazione alterando anche il metabolismo di queste cellule".

Articolo: I carboidrati a dieta? Quanti ne vuoi se a intermittenza 

Il ruolo della leucina

Sembrerebbe che a guidare questo processo patologico sarebbe in particolare un amminoacido che provoca l'indurimento delle arterie: la leucina, contenuta soprattutto in alimenti di derivazione animale come carne, uova e latte. La leucina, attivando i "macrofagi" (che hanno il compito di ripulire le arterie dai residui cellulari), causerebbe un accumulo di scarti cellulari all'interno delle pareti dei vasi sanguigni e il progressivo peggioramento delle placche aterosclerotiche. "Alla luce di ciò - ha affermato Razani -, potrebbe essere utile in futuro esaminare le differenze nei livelli di leucina tra le diete ricche di proteine vegetali e le diete ricche di proteine animali così da spiegare le differenze nel loro effetto sulla salute cardiovascolare e metabolica".

La giusta quantità 

I risultati di questa ricerca sono particolarmente rilevanti in ambito ospedaliero, dove i nutrizionisti spesso raccomandano alimenti ricchi di proteine ai pazienti più malati per preservare la massa e la forza muscolare. Questa scoperta suggerisce un cambio di approccio quando si progetta un piano alimentare, specialmente per quei pazienti che soffrono di patologie cardiache. "Aumentare il carico proteico è sbagliato - ha affermato Razani -. È invece importante considerare la dieta nel suo insieme e suggerire pasti equilibrati che non esacerbano inavvertitamente le condizioni cardiovascolari, soprattutto nelle persone a rischio di malattie cardiache e disturbi vascolari". 

I punti interrogativi ancora da chiarire

Sebbene la ricerca abbia dimostrato che un eccesso di proteine sia dannoso per il cuore, restano ancora molti interrogativi a cui rispondere. Ad esempio: "Cosa succede quando una persona consuma tra il 15% e il 22% delle calorie giornaliere da proteine, la dose raccomandato dalle linee guida per una sana alimentazione?", "Qual è la quantità ottimale di proteine da assumere per ottenere benefici senza rischi?". E ancora, "Gli effetti sarebbero diversi se le proteine in eccesso derivassero da cibi proteici di origine vegetale, e non animale?".

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