Lunedì, 8 Marzo 2021

Budwig: la dieta nata negli anni Cinquanta che ha smosso una pioggia di critiche

La dieta Budwig è un regime alimentare nato negli anni Cinquanta e incentrato sul consumo regolare di cibi ricchi di acidi grassi essenziali. Si tratta di una dieta che ha smosso svariate critiche, ecco perché

Foto d'archivio

Sebbene quello delle diete sia un trend recente, in realtà esistono delle diete dalle origini più antiche che hanno suscitato, già ai tempi, non poche critiche. Tra queste la dieta Budwig, un regime alimentare nato negli anni Cinquanta e incentrato sul consumo regolare di cibi ricchi di acidi grassi essenziali. È stata proposta esattamente nel 1952 dall'omonima farmacista tedesca Johanna Budwig, la quale sosteneva che, questa dieta, avesse un effetto anti-cancro. Tuttavia non vi è alcuna prova attendibile a sostegno affermazioni della Budwig e non c'è nessuna prova scientifica che certifichi la posività della dieta Budwig per le persone affette da cancro.

La dieta Budwig: come funziona

Il regime alimentare della Budwig è incentrato su degli alimenti essenziali:

  • Olio di semi di lino (ammessi anche girasole, soia, papavero, noce e mais) spremuto a freddo e non raffinato da consumare insieme a cibi contenenti un alto quantitativo di proteine.
  • Formaggio in fiocchi a basso tenore di grassi, latte, yogurt, e lievito di birra (fonti di vitamine del gruppo B).
  • Succhi di verdura, specialmente carote e uva nera (ricchi di polifenoli).
  • Verdure (cipolle, porri, erba cipollina, datteri, fichi, pere, mele, aglio e uva).
  • Miele.

Stando a tale dieta, Il fabbisogno giornaliero di una persona è di circa 125 gr di formaggio magro in fiocchi amalgamato bene con 2 cucchiaini di olio di semi di lino e 40 ml di latte a cui si può aggiungere miele e frutta o verdure.

La dieta bandisce il consumo di grassi animali e di grassi idrogenati, di cibi ricchi di conservanti, di carni e specialmente dello zucchero raffinato. Secondo la Budwig, i benefici fermenti del cibo vengono distrutti dal calore o dalla bollitura degli oli nei cibi e dai nitrati utilizzati per conservare le carni. Stando alle teorie della Budwig, i due acidi grassi insaturi possiedono un triplo legame ad alta energia che influenzerebbe le membrane cellulari aumentando il trasporto e l'assimilazione dell'ossigeno. L'idea della Budwig è che gli acidi grassi omega-3 e omega-6 assieme a proteine ricche di amminoacidi solforosi agiscano per riparare le pareti cellulari danneggiate influenzando, così, la comunicazione chimica tra cellule tumorali fino al punto in cui queste smettono di comportarsi da cellule tumorali interrompendo il processo di rigenerazione.

Critiche e controindicazioni

Attenzione: questa teoria si basa su una profonda ignoranza dei meccanismi patologici alla base delle neoplasie e, in misura minore, delle malattie degenerative, comunque giustificata dall'epoca storica in cui è stata formulata.

In prima battuta, la Budwig riteneva, a torto, che per l'oncogenesi fosse necessario un ambiente basofilo e povero di ossigeno. Nella realtà dei fatti, i tumori sono particolarmente avidi di ossigeno. La mancata o insufficiente neoangiogenesi nei tumori rende ragione della necrosi intratumorale che è riscontrabile nelle neoplasie a più rapida crescita, inoltre alcuni tumori sono caratterizzati dalla presenza di pattern istologici ricchissimi di vasi per soddisfare le proprie esigenze di ossigeno. Per chiarire del tutto questo punto, basta pensare che le nuove terapie biologiche come il bevacizumab, agiscono proprio limitando i flussi di ossigeno al tumore limitando la formazione di nuovi vasi sanguigni.

Secondariamente, la sua idea di un tumore dovuto a segnali chimici tra cellule non tiene conto degli sviluppi moderni in campo genetico per quanto riguarda la genetica molecolare. Ad oggi, sappiamo con certezza che le neoplasie hanno espansione clonale e che il comportamento aberrante è dovuto a specifiche mutazioni presenti nel genoma di tutte le cellule neoplastiche in modo correlato alla neoplasia. Una cellula neoplastica segue una condotta aberrante a prescindere da ciò che le sta intorno perché ha perso la capacità di andare in apoptosi a seguito dei segnali inviati dalle altre cellule. 

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