Lunedì, 12 Aprile 2021

Steatosi epatica non alcolica: i benefici della Dieta Mediterranea arricchita con polifenoli

I risultati dello studio Direct Plus, pubblicato sulla rivista Gut, potrebbero suggerire un migliore protocollo dietetico per il trattamento della NAFLD (Nonalcoholic Fatty Liver Disease-steatosi epatica non alcolica). Scopriamone di più

Foto d'archivio

La Dieta Mediterranea apporta numerose azioni benefiche al nostro organismo. Uno stile alimentare sano ed equilibrato che oltre a mantenerci in forma aiuta a rimanere in salute: previene l’Alzheimer, combatte i problemi dei reni, rafforza cuore e arterie e allontana il rischio di depressione incidendo positivamente sul nostro umore. Se poi ad essa aggiungiamo lenticchia d'acqua Mankai, tè verde, noci e limitiamo la quantità di carne rossa lavorata i benefici si raddoppiano: questa associazione, infatti, potrebbe favorire la perdita di grasso intraepatico e ridurre la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Sono questi i risultati dello studio Direct Plus, pubblicato sulla rivista Gut, che potrebbero suggerire un migliore protocollo dietetico per il trattamento della NAFLD (Nonalcoholic Fatty Liver Disease).

Lo studio

"Secondo i risultati dei precedenti studi DIRECT, CASCADE e CENTRAL la dieta mediterranea è superiore ad altri regimi alimentari in termini di riduzione del rischio cardiometabolico, per esempio grazie alla riduzione dei livelli di lipidi nel sangue - ha affermato il primo autore Anat Meir, della Ben-Gurion University of Negev nella città di Beer-Sheva, in Israele -. Nella sperimentazione DIRECT PLUS abbiamo arricchito la dieta mediterranea con polifenoli specifici come quelli della lenticchia d’acqua Mankai, che è ricca di amminoacidi essenziali, noci e tè verde e abbiamo istruito i partecipanti a evitare la carne rossa e lavorata per valutare se è possibile migliorare ulteriormente l’effetto della dieta sui parametri di rischio cardiometabolico".

Come leggiamo su nursetimes.org, nello studio, della durata di 18 mesi, i ricercatori hanno assegnato in modo casuale a 294 partecipanti con obesità/dislipidemia addominale un certo tipo di dieta da seguire, accompagnata da attività fisica, ovvero:

  • un'alimentazione sana basata sulle raccomandazioni delle linee guida (HDG, healthy dietary guidelines);
  • la dieta mediterranea (MED);
  • una sua versione arricchita (denominata green-MED);

"L’età media dei soggetti era 51 anni, l’88% erano uomini, l’indice di massa corporea medio era 31,3 kg/m2 e la percentuale media di grasso intraepatico era del 10,2%. Il 62% aveva la NAFLD, una condizione colpisce il 25% della popolazione mondiale, che dipende dall’aumento del grasso intraepatico (>5%) ed è associata a livelli elevati di enzimi epatici, resistenza all’insulina, diabete di tipo 2 e rischio cardiovascolare, nonché una ridotta diversità del microbioma intestinale e disbiosi. L’attuale strategia di trattamento basata sull’evidenza consiste in una generale perdita di peso attraverso interventi sullo stile di vita.

La dieta quotidiana per i due gruppi MED comprendeva 28 g di noci, che fornivano ulteriori 440 mg di polifenoli al giorno. Il gruppo green-MED ha anche consumato 3-4 tazze di tè verde e un frullato verde a base di 100 g di cubetti congelati di Mankai che forniva un totale di 1.240 mg di polifenoli".

I risultati

Da una prevalenza iniziale del 62%, "i tassi di NAFLD sono diminuiti in tutti e tre i gruppi nella misura del 54,8% (HDG), 47,9% (MED) e 31,5% (green-MED). Anche se in entrambi i gruppi MED è stata registrata una moderata perdita di peso, chi ha seguito la green-MED ha perso una percentuale di grasso intraepatico (-38,9%) almeno doppia rispetto ai gruppi MED (-19,6%) e HDG (-12,2%).

A 18 mesi, entrambi i gruppi MED avevano livelli plasmatici di polifenoli totali significativamente più alti (0,47 mg/l) rispetto al gruppo HDG (0,35 mg/l), il gruppo green-MED presentava livelli maggiori di naringenina, un flavanone presente negli agrumi e in altri vegetali, e acido 2-5-diidrossibenzoico, un acido fenolico con proprietà antiossidanti".

Conclusioni

Secondo gli autori, "i polifenoli potrebbero svolgere un ruolo nella riduzione della steatosi epatica prevenendo il danno epatocellulare attraverso diversi possibili meccanismi, tra cui la riduzione della lipogenesi de novo, l'aumento dell'ossidazione degli acidi grassi e la riduzione dello stress ossidativo.

Una maggiore perdita percentuale di grasso intraepatico è stata associata in modo indipendente con un aumento dell’assunzione di Mankai e noci, un minor consumo di carne rossa lavorata, un miglioramento dei biomarcatori come folati sierici e adipochine/lipidi e variazioni nella composizione del microbioma, che ha avuto un ruolo nell'associazione tra intervento sullo stile di vita e riduzione del grasso nel fegato".

Fonte nursetimes.org

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