Lunedì, 1 Marzo 2021

Dieta Mind: come funziona il regime alimentare che aiuta la salute del cervello e non solo

La dieta Mind (Mediterranean-Dash Intervention for Neurodegenerative Delay) è un regime alimentare che utilizza elementi sia della dieta Dash che della dieta Mediterranea volti ad aumentare il benessere fisico e cognitivo di chi la segue. Ecco come funziona

Foto d'archivio

Una dieta sperimentale sviluppata da Martha Clare Morris, docente di Epidemiologia e direttrice della sezione di Nutrizione ed Epidemiologia Nutrizionale, presso il Rush University Medical Center di Chicago, Illinois. Come leggiamo su medicomunicare.it in un articolo a cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica, la dieta Mind (Mediterranean-Dash Intervention for Neurodegenerative Delay) è un regime alimentare che utilizza elementi sia della dieta Dash che della dieta Mediterranea volti ad aumentare il benessere fisico e cognitivo di chi la segue.

Dieta Mind: cosa mangiare, cosa evitare e i benefici

L'obiettivo primario è quello di promuovere la salute del cervello, infatti questo regime alimentare si basa sul consumo di alimenti che favoriscono il benessere di quest'ultimo: verdure (che contengono dosi eccellenti di vitamine A, C, E, K, acido folico e sali minerali, tra i quali spiccano prevalentemente: il potassio, il magnesio, lo zinco e il selenio), noci (ricche di sali minerali, fonte di vitamina E, contengono omega-3 e melatonina, sono ricche di antiossidanti, sono benefiche per il sistema immunitario e il cervello, aiutano ad abbassare il colesterolo), fagioli (ottima fonte di fibre e proteine vegetali, contengono una varietà di vitamine e minerali fornendo principalmente potassio, fosforo, magnesio, vitamina C, vitamina B3 e folati), pesce (contiene sali minerali quali:
il fosforo, un potente alleato della nostra memoria; il calcio che aiuta a prevenire le malattie delle ossa come l'osteoporosi; lo iodio, importante per la salute della ghiandola tiroide), pollo (importante per il funzionamento della tiroide, degli ormoni e del sistema immunitario), cereali integrali (regolano le funzioni gastrointestinali, mantengono sotto controllo i livelli di glicemia e colesterolo del sangue, riducono il rischio di insorgenza di disturbi cardiaci, aiutano a prevenire alcuni tipi di cancro ed il diabete di tipo 2), olio d’oliva (previene l'Alzheimer, combatte il colesterolo cattivo, proteggere dai batteri) e un consumo moderato di vino. Gli alimenti da evitare includono invece carni rosse, burro e margarine, formaggio, dolci, dolci e cibi fritti o da fast-food. È stato inoltre dimostrato che la dieta Mind può ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer.

Ideale anche per perdere peso in modo sano senza incorrere nel fastidiosi effetto yo-yo, tramite lo studio della dieta, lo scopo dei ricercatori era infatti quello di creare un regime alimentare capace di rallentare il declino cognitivo nei pazienti colpiti da ictus.

Secondo una ricerca presentata il 25 gennaio all’International Stroke Conference 2018 dell’American Stroke Association a Los Angeles, questo regime alimentare è in grado di aiutare il cervello a rimanere giovane e reattivo. La dieta Mind sarebbe in grado, secondo gli studi condotti, di prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer e della demenza senile e di ridurre il rischio di problemi cardiovascolari quali infarto, ipertensione e apoplessia.

Le proprietà nutrizionali che aiutano il cervello

La dieta Mind è una ricca fonte di molti diversi componenti dietetici che sono stati collegati alla salute del cervello: tra questi ricordiamo vitamina E, acido folico, acidi grassi omega-3, carotenoidi e flavonoidi. Diversi studi prospettici hanno inoltre dimostrato che evitare i grassi saturi e trans (idrogenati) e aumentare il consumo di nutrienti antiossidanti e vitamine del gruppo B sono associati a tassi più lenti di declino cognitivo. Tuttavia - come viene specificato nell'articolo di medicomunicare.it - per convalidare i risultati del gruppo e valutare i risultati a lungo termine della dieta Mind è necessario avere un maggiore numero di soggetti di studio. Nonostante ciò, i risultati forniscono un incoraggiante punto di partenza nutrizionale per le persone che sono state colpite da ictus.

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