Sabato, 20 Luglio 2024
Alimentazione e salute

Non c'è nessuno studio che dimostri l'inutilità del digiuno intermittente (come dice Burioni)

La ricerca pubblicata di recente su Cell Metabolism mostra benefici comparabili a quelli di una dieta sana per alcuni marcatori della salute cerebrale, e un vantaggio del digiuno intermittente in termini di perdita di peso e miglioramento di memoria e di alcune funzioni cognitive

Il digiuno intermittente è la moda del momento. E come tutte le diete di moda, se ne parla anche troppo, sia nel bene che nel male, e persino gli esperti – a volte – sembrano trasformarsi in tifosi, perdendo la loro consueta oggettività. Di recente, ad esempio, c’è chi ha citato uno studio pubblicato negli scorsi giorni sulla rivista Cell Metabolism per dimostrare che il digiuno intermittente non offrirebbe vantaggi rispetto a una dieta corretta. E invece, a guardar bene, non è esattamente così. 

La ricerca in questione è stata realizzata da un gruppo di neurologi e neuroscienziati americani, con due obbiettivi precisi: validare una metodologia con cui valutare gli effetti della dieta sulla salute del cervello, e con l’occasione, testare l’efficacia a questo riguardo di due regimi alimentare di tendenza, ovvero un’alimentazione sana che segua le Dietary Guidelines for Americans del governo americano, e un regime di digiuno intermittente. 

Per raggiungere questi obbiettivi, i ricercatori hanno prima scelto una serie di biomarcatori con cui valutare gli effetti dell’alimentazione sul funzionamento e sulla salute del cervello. E poi realizzato un trial clinico, in cui 40 persone sovrappeso di mezza età sono state divise in due gruppi, uno dei quali ha seguito una dieta sana compatibile con le linee guida americane, ricca di frutta e verdura, e povera di grassi saturi, sale, zucchero e quant’altro, mentre gli altri si sono sottoposti a un regime di digiuno intermittente seguendo la stessa alimentazione sana 5 giorni a settimana, e restringendo invece l’importo calorico ad appena 480 chilocalorie giornaliere negli altri due. 

I partecipanti hanno seguito la dieta per 8 settimane, e al termine i ricercatori hanno valutato i biomarcatori della salute cerebrale da loro selezionati, per verificare gli effetti dei due regimi alimentari. Bene, cosa hanno scoperto? Sul piano della salute del cervello, è emerso che entrambe le diete sono utili per ridurre l’insulinoresistenza neuronale e il ritmo di invecchiamento cerebrale. Entrambe hanno prodotto miglioramenti nella memoria e nella funzione esecutiva (l’insieme dei processi cognitivi come linguaggio, memoria, percezione e controllo motorio, che contribuiscono a pianificare e svolgere i comportamenti orientati a uno scopo), ma quelli legati al digiuno intermittente sono risultati maggiori. Nessuna delle due diete ha prodotto miglioramenti nei biomarcatori collegati al rischio di Alzheimer. E per finire, il digiuno intermittente ha prodotto una riduzione dell’indice di massa corporea e una perdita di peso molto superiori (circa il doppio) a quanto osservato con la sola dieta sana. 

dieta intermittente

Come vanno interpretati questi dati? Dieta sana e digiuno intermittente nello studio si sono dimostrati ugualmente utili per il benessere del cervello. Il digiuno intermittente è risultato più efficace nel migliorare alcune funzioni cognitive, e molto più utile per perdere peso. Questo è quanto: lo studio non era pensato per valutare a fondo la perdita di peso, la sua durata, e gli effetti metabolici o i benefici cardiovascolari delle due diete. 

Dire che il digiuno intermittente non ha dimostrato vantaggi rispetto a una dieta corretta (come ha fatto qualche esperto nostrano) è quindi scorretto, a meno che non ci si riferisca unicamente agli effetti che ha sul cervello (e anche in quel caso, come abbiamo visto, non sarebbe del tutto vero). Cosa difficile da dare per scontata, visto che di solito i benefici citati quando si parla di digiuno intermittente sono quelli relativi alla perdita di peso, e alla salute cardiometabolica. Come nasce l’equivoco? Il primo a twittare a proposito è stato Eric Topol, notissimo cardiologo americano (fondatore dello Scripps Research Translational Institute) diventato un punto di riferimento nella comunicazione social della scienza durante la pandemia. Un suo tweet impreciso, probabilmente, si è trasformato, involontariamente, in una fonte di fake news. 

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