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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Controindicazioni delle fibre

Quando le diete ricche di fibre possono causare il cancro al fegato

Una ricerca ha scoperto che le fibre raffinate, come l’inulina, possono aumentare il rischio di questo tipo di tumore, in particolare nei soggetti con elevati livelli di acidi biliari

Molte persone consumano comunemente cibi ricchi di fibre per perdere di peso, facilitare il transito intestinale, e prevenire malattie croniche come il diabete, disturbi cardiaci e il cancro. Tuttavia, in alcuni individui il consumo di alcuni tipi di fibre può aumentare il rischio di cancro al fegato. Ad averlo scoperto una nuova ricerca dell'Università di Toledo (USA), pubblicata sulla rivista Gastroenterology, che si basa sulla teoria secondo cui il nostro intestino gioca un ruolo centralo nello sviluppo di qualsiasi malattia. La scoperta americana potrebbe aiutare i medici a identificare in tempo le persone che sono a più alto rischio di cancro al fegato. "Abbiamo lavorato a lungo sull'idea che tutte le malattie inizino dall'intestino", ha affermato il dottor Matam Vijay-Kumar, autore senior dell'articolo. "Questo studio è un notevole progresso di questo concetto. Fornisce anche indizi che possono aiutare a identificare gli individui a più alto rischio di cancro al fegato (sesto tumore più frequente al mondo e seconda causa di morte per cancro) e potenzialmente ci consentono di ridurre tale rischio con semplici modifiche dietetiche”.

Livelli elevati di acidi biliari sono indicatori del rischio di cancro al fegato

Gli acidi biliari sono sostanze detergenti che hanno la funzione di disperdere in soluzione acquosa i lipidi insolubili in acqua e di esplellere colesterolo e/o composti di scarto. Si formano nel fegato, vengono immagazzinati nella cistifellea e, dopo i pasti, vengono secreti nell'intestino, dove emulsionano i grassi ingeriti e favoriscono la digestione (durante la quale circa il 90% degli acidi biliari viene riassorbito). Partendo dall’ipotesi secondo cui alti livelli di acidi biliari sono indicatori del rischio di cancro al fegato, il team di ricerca dell'Università di Toledo ha esaminato i livelli di acidi biliari in campioni di sangue raccolti tra il 1985 e il 1988 come parte di uno studio di prevenzione del cancro su larga scala, e scoperto che nei 224 uomini che avevano sviluppato un cancro al fegato, i loro livelli di acidi biliari erano due volte più alti degli uomini che non avevano sviluppato il cancro al fegato. Inoltre, un'analisi statistica ha anche rilevato che gli individui con i livelli più alti di acidi biliari nel sangue avevano un aumento di oltre quattro volte del rischio di cancro al fegato. I risultati hanno dunque confermato l’ipotesi di partenza.

Il consumo di fibre (in alcuni soggetti) aumenta del 40% il rischio di cancro al fegato 

Il team di ricerca ha poi cercato di indagare la relazione tra consumo di fibre, livelli di acidi biliari e cancro al fegato, e scoperto che un'elevata assunzione di fibre, solubili e non solubili, aveva ridotto il rischio di cancro al fegato del 29% nei soggetti in cui i livelli di acidi biliari nel sangue erano più bassi. Al contrario, nei soggetti in cui livelli di acidi biliari erano più alti, il consumo di un'elevata quantità di fibre aveva aumentato del 40% il rischio di cancro al fegato.

Lo studio suggerisce dunque l'importanza di un'alimentazione personalizzata, e in particolare di prestare attenzione al tipo di fibra e alla quantità che si assume nella dieta. "Tutte le fibre non sono uguali e tutte le fibre non sono universalmente benefiche per tutti. Le persone con problemi al fegato o con alti livelli acidi biliari dovrebbero essere caute riguardo in particolare alle fibre raffinate e fermentabili", ha affermato il dottor Beng San Yeoh, altro autore dello studio.

La fibra raffinata può aumentare il rischio di cancro al fegato

A tal proposito, quattro anni fa, il team di Vijay-Kumar aveva pubblicato sulla rivista Cell uno studio che aveva scoperto che un'alta percentuale di topi con difetti del sistema immunitario aveva sviluppato un cancro al fegato dopo essere stata alimentata con una dieta fortificata con inulina. Una raffinata fibra fermentabile a base vegetale, disponibile nei supermercati come prebiotico salutare, e presente in cibi di uso comune come banane, carciofi, topinambur, cicoria, aglio e cipolle. Sebbene l'inulina promuova la salute metabolica nella maggior parte di coloro che la consumano, Vijay-Kumar e colleghi avevano scoperto che circa 1 topo su 10, apparentemente sani, aveva sviluppato un cancro al fegato in seguito a una dieta ricca di inulina.

Quando l’eccesso di acidi biliari è causato da un difetto vascolare

I ricercatori avevano scoperto che tutti i topi che avevano sviluppato il tumore al fegato avevano alte concentrazioni di acidi biliari nel sangue causate da un difetto congenito non osservato prima, chiamato “shunt portosistemico” (condizione rara negli essere umani). Normalmente il sangue che lascia l'intestino raggiunge il fegato dove viene filtrato prima di tornare al resto del corpo. Quando è presente uno shunt portosistemico, il sangue dall'intestino viene deviato dal fegato e rientra nell'afflusso di sangue generale del corpo. Il difetto vascolare consente inoltre al fegato di sintetizzare continuamente gli acidi biliari, che alla fine si riversano ed entrano in circolazione invece di entrare nell’intestino. Il sangue che viene deviato dal fegato contiene alti livelli di prodotti microbici che possono stimolare il sistema immunitario e causare infiammazione.

Il ruolo dell’inulina nello sviluppo del cancro al fegato

Per controllare l'infiammazione, che può danneggiare il fegato, i copri dei topi hanno reagito sviluppando una risposta antinfiammatoria compensatoria che smorza la risposta immunitaria e riduce la sua capacità di uccidere le cellule tumorali. In particolare, i ricercatori hanno osservato che nei topi con alti livelli di acidi biliari nel sangue, il cancro ha continuato a crescere fino a diventare un carcinoma epatocellulare, quando nutriti con inulina. Al contrario, nessuno dei topi con bassi livelli di acidi biliari e nutriti con la stessa dieta, aveva sviluppato il cancro. "L'inulina alimentare - ha spiegato Beng San Yeoh - è buona per attenuare l'infiammazione, ma può essere sovvertita nel causare immunosoppressione, che non fa bene al fegato".

Necessario un test del sangue che misuri i livelli di acidi biliari

I risultati di questi studi suggeriscono dunque la necessità di inserire nei programmi di screening un test che misuri i livelli di acidi biliari nel sangue, e di raccomandare un approccio più cauto nell'assunzione di fibre ai soggetti che sanno di avere livelli di acidi biliari nel sangue più alti del normale. "Gli acidi biliari sierici possono essere misurati con un semplice esame del sangue sviluppato oltre 50 anni fa. Tuttavia, il test viene solitamente eseguito solo in alcune donne in gravidanza", ha detto Vijay-Kumar. "Sulla base dei nostri risultati, riteniamo che questo semplice esame del sangue dovrebbe essere incorporato nelle misurazioni di screening che vengono eseguite di routine per monitorare la salute”.

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