Domenica, 21 Luglio 2024
Colon irritabile

Fodmap, come funziona la dieta contro il colon irritabile

“Questo sistema nutrizionale punta a ridurre l’assunzione di alcuni alimenti che possono fermentare a livello del colon, per poi reintrodurli dopo averne verificato l’effetto sulle abitudini intestinali”. Il gastroenterologo spiega quali sono i benefici

Dolore, diarrea, meteorismo, flatulenza. Sono questi i sintomi più comuni e fastidiosi dell'intestino irritabile, un disturbo molto comune con una prevalenza in Italia poco inferiore al 5%. Come tutti i disturbi funzionali colpisce le donne in proporzione doppia rispetto agli uomini. In questi anni si è sviluppata una notevole attenzione per questa patologia (e quindi è senz’altro più frequentemente diagnosticata) e per i regimi alimentari più appropriati per trattarla. Tra questi c'è la dieta a basso contenuto di FODMAPs (Low-FODMAPs) che riduce l’assunzione di alcuni alimenti che possono fermentare e/o trattenere e/o richiamare acqua a livello dell’intestino tenue distendendolo. A spiegarci come funziona questa dieta Massimo Bellini, Presidente eletto AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) e Direttore della UOC Gastroenterologia dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, a poche settimane dalla conclusione del 29esimo Congresso Nazionale delle Malattie Digestive FISMAD, svoltosi a Roma dal 29 marzo al 1°aprile.

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"In un contesto di aumentata sensibilità viscerale, quale è l’intestino irritabile, la distensione dell’intestino tenue e il gas prodotto dalla fermentazione operata dal microbiota intestinale possono scatenare o aggravarne i sintomi provocando appunto dolore, diarrea, meteorismo, flatulenza" spiega Massimo Bellini. La dieta a basso contenuto di FODMAPs (LFD) non è una novità assoluta in campo gastroenterologico. Da sempre, infatti, gli specialisti consigliano ai loro pazienti con intestino irritabile di ridurre il consumo di latticini freschi o di legumi o di alcuni tipi di verdure e di farinacei. La dieta LFD è, invece, una restrizione più completa e globale: prevede la riduzione del consumo di alimenti contenenti monosaccaridi (come il fruttosio), disaccaridi (come il lattosio) galattoligosaccaridi (contenuti nei legumi), fruttooligosaccaridi (contenuti nei cereali) e polioli (dolcificanti quali il sorbitolo). "In pratica - continua Bellini - ai pazienti viene chiesto di ridurre l’assunzione di diversi alimenti quali mele, pere, pesche, susine, albicocche, ciliegie, finocchi, carciofi, peperoni, asparagi, cavolfiore, miele, pane e pasta, ecc, per poi reintrodurli dopo averne verificato il reale effetto sulle abitudini intestinali".

Evidenze scientifiche avvalorano l’efficacia della dieta a basso contenuto di FODMAPs. "È dimostrato - sottolinea Bellini - che la dieta LFD è superiore ai consigli dietetici tradizionali e alla dieta priva di glutine nel trattare i sintomi dell’intestino irritabile."Anche il nostro gruppo AIGO ha prodotto dei lavori che hanno dimostrato l’efficacia di questa dieta nel medio-lungo periodo su tutti i principali sintomi digestivi e sulla qualità di vita dei pazienti".

Come sempre, per i medici vige un messaggio imperativo: NO al fai da te, a maggior ragione nelle diete di eliminazione, specie per i pazienti a rischio di disturbi della condotta alimentare, o per le persone sane. "Il paziente deve affidarsi ad un esperto di nutrizione (gastroenterologo con specifiche competenze, nutrizionista o dietista) che abbia una profonda conoscenza di questo tipo di dieta. Questo è fondamentale per evitare i pericoli di un inadeguato apporto nutrizionale e per poter eseguire un’appropriata fase di "reintroduzione" che è la parte più delicata della dieta, testando, uno alla volta i diversi gruppi di alimenti eliminati e poi reintrodotti per stabilire quali siano veramente i cibi capaci di scatenare la sintomatologia in quel singolo paziente e quindi "cucirgli addosso" la dieta che dovrà continuare nel lungo periodo, anche per tutta la vita".

Tabella Dieta Low Fodmaps-2

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