Lunedì, 8 Marzo 2021

Gli italiani hanno ridotto il consumo di sale ma dovrebbero aumentare l'apporto di potassio: l'indagine

Gli italiani hanno ridotto il consumo medio di sale di circa il 12% in 10 anni ma non consumano le dosi di potassio raccomandate dall'Oms: ecco cosa svela l'indagine pubblicata sulla rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases

Foto d'archivio

L'importanza del sodio nella dieta per la regolazione della pressione sanguigna è un tema che è stato ampiamente affrontato nella storia. Molti studi hanno dimostrato l’associazione del consumo di sodio con l’ipertensione e il rischio di malattie cardiovascolari. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda l’assunzione di sodio inferiore a 2 g al giorno proprio per ridurre la pressione arteriosa e il rischio di cardiopatie. Ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio.

Come leggiamo anche sul sito del Ministero della Salute, un consumo eccessivo di sale ha effetti negativi per il nostro organismo: determina un aumento della pressione arteriosa con conseguente aumento del rischio di insorgenza di gravi patologie cardio-cerebrovascolari correlate all'ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale.

Consumo di sale: l'indagine italiana

Da un recente monitoraggio nella popolazione italiana adulta dei livelli urinari giornalieri di sodio quale indicatore del consumo abituale di sale - i cui i risultati sono disponibili online sulla rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases - e come leggiamo su quotidianosanita.it, gli italiani hanno ridotto il consumo medio di sale di circa il 12% in 10 anni, passando da un’assunzione media giornaliera di 10,8 g negli uomini e 8,3 g nelle donne nel 2008-2012 a rispettivamente 9,5 g e 7,2 g nel 2018-2019.

Il monitoraggio, partito nel 2008, è stato promosso e finanziato dal Ministero della Salute - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), e condotto dal Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

La riduzione è stata rilevata, sebbene in misura diversa, in Italia, in quasi tutte le regioni esaminate e in tutte le classi di età, categorie di indice di massa corporea (normopeso, sovrappeso, obesi) e livelli di istruzione, e corrisponde ad oltre un terzo rispetto all’obiettivo del 30% indicato nel Piano d'azione globale dell'Oms da raggiungere entro il 2025.

Consumo di potassio

Nel corso delle indagini condotte nell’ambito del Progetto Cuore, sono stati valutati anche i livelli urinari di potassio, il cui apporto, contrariamente a quello del sale, dovrebbe aumentare perché associato ad un minore rischio di diverse malattie non trasmissibili, tra cui patologie cardiovascolari, calcolosi renale e osteoporosi. All’interno dell’organismo, infatti, il potassio risulta coinvolto in numerose funzioni biologiche, partecipa alla contrazione muscolare (compresa quella del muscolo cardiaco) e alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali, aiuta a mantenere la pressione nella norma, attenuando gli effetti del sodio, e a ridurre il rischio di calcoli renali frequenti, nonché a contrastare la fragilità ossea. Inoltre, dona energia e combatte ansia, insonnia e ritenzione idrica.

I risultati, anch’essi online sulla rivista scientifica, hanno messo in luce che siamo lontani dagli almeno 3.510 mg raccomandati dall’Oms. Un apporto medio di potassio inferiore rispetto a quello adeguato è stato riscontrato in tutte le regioni esaminate, classi di età, categorie di indice di massa corporea e livelli di istruzione.

Il progetto "Guadagnare salute"

Gli studi rientrano nell'ambito delle iniziative di “Guadagnare salute”, Programma strategico nazionale sostenuto dal Ministero della Salute finalizzato alla promozione di stili di vita salutari utili alla prevenzione delle malattie non trasmissibili, grazie al quale sono state sviluppate azioni mirate per la promozione di una sana alimentazione e, in particolare, per la riduzione del consumo eccessivo di sale, grazie anche alla collaborazione del Gruppo Interdisciplinare di Lavoro per la Riduzione del Sale in Italia (GIRCSI). A partire dal 2009, inoltre, tra le varie azioni utili a migliorare la salute degli italiani troviamo anche i Protocolli d’intesa tra il Ministero della Salute e associazioni di panificatori artigianali e di aziende dell’industria alimentare per la riduzione del contenuto di sale nel pane artigianale e confezionato e in altri prodotti industriali.

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