Sabato, 24 Luglio 2021
Alimentazione

"Un pacco di pasta su 3 è straniero": arriva l'obbligo di indicare l'origine sulle confezioni

Coldiretti ha mostrato in anteprima le prime confezioni di pasta ma anche di riso con l’indicazione della provenienza, a due settimane dall’entrata in vigore del decreto che metterà in trasparenza quello che i cittadini portano in tavola

Dal prossimo 17 febbraio le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicato sull'etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura. A partire dal giorno prima invece sulle etichette dovranno essere riportare  riportare le diciture “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso”, seguita dal nome del Paese. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture “UE”, “non UE”, ed “UE e non UE”.

L'obbligo di inserire l'origine nell'etichetta arriva in un momento in cui un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori, denuncia Coldiretti.  Alla Fieragrcola di Verona, l'associazione dei coltivatori ha mostrato in anteprima le prime confezioni di pasta e riso con l’indicazione della provenienza, a due settimane dall’entrata in vigore del decreto che metterà in trasparenza quello che i cittadini portano in tavola.

Si tratta di una novità frutto della "guerra del grano" lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori per difendere il Granaio Italia contro l’invasione di prodotto straniero, spesso di bassa qualità e trattato con sostanze vietate nel nostro paese, e le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione, con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali. Ma l’etichetta darà ossigeno anche ai risicoltori italiano, “assediati” dagli arrivi di prodotto straniero spesso favorito dal regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero.

Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato. Il risultato – sottolinea la Coldiretti – è che un pacco di riso su quattro venduto in contiene prodotto straniero con le quotazioni del riso italiano per gli agricoltori sono crollate dal 58% per l’Arborio e il Carnaroli al 37% per il Vialone nano, senza peraltro avere effetti sui prezzi al consumo.

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