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Martedì, 27 Febbraio 2024
La ricerca

L'olio d'oliva aiuta a combattere il diabete e l'obesità: lo studio

Per la prima volta svelati i meccanismi molecolari e cellulari 'innescati' dal consumo di extra vergine. L'appello degli esperti all'Ue: "Produzione in crisi, servono politiche di educazione e incentivazione"

L'olio extra vergine d'oliva non solo tutela la salute cardiaca, combatte le malattie infiammatorie associate all'invecchiamento, e preserva la pelle dai danni causati dai radicali liberi, ma ha anche un effetto benefico sul diabete e soprattutto può aiutare a combattere il diabete. È quanto emerge da uno studio scientifico presentato per la prima volta al Parlamento europeo a Bruxelles.

Lo studio, "Effetti benefici dell’olio extra vergine di oliva: meccanismi molecolari coinvolti", è stato realizzato dall'Istituto nutrizionale Carapelli in collaborazione con le università di Milano, Perugia, Padova e Napoli. Per la prima volta, è stato possibile tracciare i meccanismi molecolari e cellulari 'innescati' dal consumo di olio evo all'interno di una dieta. Le ricerche condotte dai farmacologi Michele Carruba (Università degli Studi di Milano e presidente del Comitato scientifico dell'Istituto nutrizionale Carapelli) e Enzo Nisoli (Università degli Studi di Milano) hanno evidenziato "che le diete arricchite con olio evo ad alto contenuto di polifenoli conducono a un profilo metabolico più sano, riducendo il peso e i livelli di glucosio nel sangue, mitigando così il rischio di diabete".

La ricerca, come dicevamo, si è inoltre estesa ai meccanismi molecolari e cellulari. "Attraverso tecniche avanzate di analisi genetica e metabolomica, gli scienziati hanno identificato nuovi modi in cui l'olio extra vergine di oliva e i polifenoli influenzano il metabolismo energetico e la funzionalità dei mitocondri, specialmente nei tessuti metabolicamente attivi come muscoli e fegato". Secondo Nisoli, "la rilevanza di questo studio va al di là dei risultati presentati, perché mette a disposizione dell’intera comunità scientifica numerosi dati, da cui potranno scaturire molteplici nuove scoperte". 

Questo studio sottolinea "l'importanza di promuovere diete con alto consumo di olio evo, come la dieta mediterranea, per contrastare l'obesità e le malattie non trasmissibili, oggi considerate una pandemia globale", si legge in una nota dell'Istituto nutrizionale Carapelli. L'obesità è infatti correlata a gravi complicanze come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari, oltre ai tumori e alle malattie neurodegenerative. Tuttavia, come spiega il professore Carruba, "solo il 46,6% degli italiani (quota più alta in Europa) consuma la dose giornaliera consigliata di 3 porzioni di olio di oliva. Meno del 15% (14,8%) ne consuma 4 porzioni. Il restante 38,6% (quota più bassa in Europa) consuma meno delle porzioni consigliate. Se ne evince che la dieta dei cittadini europei non trae vantaggio da un alimento così importante per la salute pubblica". 

Lo studio è stato presentato nell'ambito di un evento organizzato dall'eurodeputata Daniela Rondinelli, con la partecipazione di Assitol, Confagricoltura, Cia - Agricoltori Italiani, Interprofesional Aceite de Oliva España, Deoleo e Competere.eu. L'evento è stato l'occasione per discutere la situazione di difficoltà in cui versa il comparto. "La filiera olearia affronta sfide epocali a causa dei cambiamenti climatici, che stanno riducendo la produzione e aumentando i costi, influenzando direttamente la disponibilità di questo prodotto essenziale per la sana alimentazione - si legge nella nota - Nonostante gli avanzamenti in termini di innovazione e tecnologia, la produzione rimane inferiore alla media nelle regioni del Mediterraneo proprio per la rapidità e drammaticità dei mutamenti del clima".

Il 2023 non prevede un calo produttivo così drastico come nel 2022, tuttavia la situazione rimane critica. Per la campagna olearia 2023-2024, si stima una produzione ancora inferiore alla media in tutta l’area mediterranea. L'Italia prevede di produrre circa 289mila tonnellate di olio, un aumento del 20% rispetto all'anno precedente, ma ancora inferiore alle 350mila tonnellate delle annate migliori. Questo volume non è sufficiente a soddisfare la domanda dell'industria olearia italiana, che richiede circa 1 milione di tonnellate, tra consumi interni ed export.

Anche la Spagna, leader mondiale nella produzione di olio, ha risentito fortemente della crisi idrica dovuta alla siccità. Per il secondo anno consecutivo, la sua produzione non supererà le 765mila tonnellate, quasi dimezzando il rendimento abituale. In Grecia, la produzione è stata ridotta a 260mila tonnellate, una diminuzione del 25% a causa di siccità e incendi. In controtendenza, il Portogallo prevede un incremento quasi del 20%, raggiungendo le 150mila tonnellate. La Tunisia si aspetta di ritornare a 200mila tonnellate, mentre Turchia e Marocco hanno temporaneamente sospeso le esportazioni verso l'Unione europea a causa della scarsa disponibilità. 

"Questa riduzione produttiva limita l'accesso dei consumatori a questo fondamentale alimento naturale, essenziale per combattere obesità e malattie non trasmissibili", è l'appello lanciato all'Ue dai promotori dell'evento. "È cruciale adottare politiche di educazione e incentivazione per garantire l'accesso a olio evo di qualità. La situazione richiede una risposta globale, non solo per preservare un settore produttivo vitale, ma anche per promuovere la salute pubblica", conclude la nota dell'Istituto nutrizionale Carapelli.

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