Sabato, 23 Ottobre 2021
maternità

Baby Blues o depressione post partum? Come distinguerli e superare i sintomi

L'esperta spiega quali sono i principali disturbi cui la neomamma può andare incontro dopo il parto e ne suggerisce i rimedi

Gli sbalzi ormonali e i disturbi dell'umore che colpiscono la neomamma dopo il parto sono molto frequenti e possono portare a quadri clinici di differente gravità e durata. Il Baby Blues (uno stato di malessere psicofisico che può colpire la mamma nei primi giorni dopo il parto e durare per circa due settimane) rappresenta il quadro meno grave ma più frequente, mentre la depressione post partum (che inizia, in genere, circa sei settimane dopo il parto e dura più a lungo) è un gradino più su, ma meno frequente. Tra i disturbi più diffusi cui può andare incontro la donna dopo il parto c’è anche l’indebolimento del pavimento pelvico (insieme di tessuti molli e formazioni muscolo-fasciali che sostiene gli organi interni quali vescica, uretra, utero e retto), condizione che può causare incontinenza, prolasso degli organi pelvici e disfunzioni sessuali. Attuare un’azione riabilitativa nel post partum, per migliorare sensibilità, contrazione e resistenza dei muscoli perineali, è fondamentale per riconferire forza ed elasticità a questa importantissima regione anatomica. L’esperta di Woman Empowerment, Alessandra Bitelli, suggerisce come poter gestire al meglio questi cambiamenti fisici e psicologici, e come superarli nel più breve tempo possibile.

Baby Blues o depressione post partum: cosa sono e come distinguerli

La gravidanza è un periodo in cui i tuoi livelli ormonali sono alti e il tuo corpo si abitua a quello stato di cose. Quindi, quando partorisci, i livelli di ormoni diminuiscono improvvisamente, portando a cambiamenti di umore (grazie, estrogeni). Spesso la depressione post partum viene interpretata erroneamente come Baby Blues. In realtà quest'ultimo è una forma lieve di depressione post partum che coinvolge il 60-80% delle nuove mamme ed è dovuto a un improvviso calo di estrogeni (e altri ormoni, ma principalmente estrogeni). Questo calo degli ormoni è simile a quello che avviene nel periodo premestruale, ma questa volta il calo è 100 volte superiore e spiega lo shock che vive il tuo corpo. 

“Potresti sentirti ansiosa, confusa oppure lunatica come quando passi da uno stato di felicità a quello di un improvviso pianto. Questo stato può verificarsi dal 1° al 3° giorno dopo il parto e può durare da pochi giorni ad alcune settimane. Tutto questo è normale – precisa Alessandra Bitelli, woman empowering coach - e di solito scompare da solo e non è necessario alcun trattamento. Ma il 20% di casi di Baby Blues può progredire fino a una depressione post partum soprattutto quando manca il sostegno dei cari o se la donna non spiega cosa le sta succedendo. Ecco perché è fondamentale rimanere in contatto con i propri sentimenti, comunicarli e sapere quando far chiedere aiuto a un esperto”.

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Depressione post partum: ne soffre 1 donna su 7

I quaranta giorni dopo il parto rappresentano il momento più critico in cui una donna può sviluppare la depressione post partum e questo periodo è associato a un rischio tre volte maggiore di depressione. Circa 1 donna su 7 sviluppa depressione post partum, ma questa cifra potrebbe essere anche superiore, visto il numero di puerpere che non contattano mai il medico per chiedere aiuto e soffrono in silenzio. Si verifica più comunemente nelle madri adolescenti, madri di bambini prematuri e madri che vivono nelle aree urbane.

“I sintomi della depressione post partum sono gli stessi della depressione 'classica': umore depresso, perdita di interesse, difficoltà a dormire, sensi di colpa e ansia etc. La differenza importante è che si manifestano entro quattro settimane dalla nascita. Non è raro neppure che questi forti sbalzi d'umore facciano perdere l’interesse per il proprio figlio. La cosa più importante è riconoscere che qualcosa ti sta succedendo e parlarne con qualcuni. La cosa più importante – prosegue l'esperta - è parlarne e chiedere aiuto. Condurre una vita sana (mangiare sano, dormire a sufficienza, evitare lo stress) può aiutarti a mantenere un rapporto sano e positivo con te stesso. È normale avere dubbi, paure e ansie, ma è anche necessario esternare questi con le persone che ami e di cui ti fidi. Se ritieni che il supporto che ricevi da loro non sia sufficiente, puoi sempre cercare assistenza medica. Ricorda che la depressione post partum può capitare a chiunque e che non devi affrontarla da sola".

Come la gravidanza cambia il pavimento pelvico

Durante la gravidanza, le articolazioni e i legamenti del pavimento pelvico si allungano per fare spazio al bambino, quindi i muscoli assumono più carico per supportare questi cambiamenti. Ma gli effetti di queste variazioni temporanee, estremamente importanti perché questa regione anatomica supporta la vescica, l'intestino e l'utero, spesso,vengono trascurati.  Durante il parto, se vaginale, i muscoli del pavimento pelvico si allungano circa 3,5 volte la loro lunghezza normale. Se invece è cesareo, è il taglio chirurgico ad avere impatto su questi muscoli. “Questo spiega perché questa regione anatomica deve essere ben coordinata. I muscoli – continua l'esperta - devono sapere come rilassarsi e allungarsi durante il parto e contrarsi per fornire una buona stabilità. Quindi, l'attenzione non dovrebbe essere solo sulla forza, ma anche sulla coordinazione. Questi muscoli devono essere in grado di contrarsi, rilassarsi e allungarsi per funzionare bene”.

Indebolimento del pavimento pelvico: come riconoscerlo

Per capire se è necessario rinforzare il pavimento pelvico, è utile monitorare quando insorgono questi segnali:  

  • incontinenza urinaria da sforzo (perdite con tosse, starnuti, risate, salti, corse);
  • dolore durante il rapporto sessuale;
  • dolore pelvico; 
  • dolore pelvico rimanendo seduti;
  • dolore al coccige;
  • stitichezza.

Esercizi di Kegel: una soluzione per risolvere i sintomi

Non esiste un’indicazione valida per tutte le neomamme su come rinforzare il pavimento pelvico. Gli esercizi di Kegel (brevi sequenze di contrazioni volontarie dei muscoli di questa regione anatomica) sono una delle possibili opzioni. È, comunque, sempre utile consultare un esperto per decidere il miglior percorso da intraprendere. "Se si segue l'allenamento di Kegel, in maniera costante, si vedranno miglioramenti già dopo pochi mesi. Ma è altrettanto importante seguire, parallelamente, anche una buona alimentazione ricca di liquidi e fibre – sottolinea l'esperta – evitando così sforzi eccessivi della muscolatura a livello intestinale: una forte pressione sul pavimento pelvico può, infatti, indebolire la muscolatura ed essere controproducente anche per l’attività sessuale".

"Per eseguire gli esercizi di Kegel - conclude - possono essere d’aiuto i dispositivi intelligenti che fungono da allenatori personali del pavimento pelvico. Sono in grado di registrare il tono del pavimento pelvico e scegliere automaticamente il livello degli esercizi, con un programma semplice e guidato dalle vibrazioni". 

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