Sabato, 24 Luglio 2021
Benessere

Dolore cronico, ecco perché le donne soffrono più degli uomini

Caratteristiche genetiche, fluttuazioni ormonali e differenze anatomiche sono all’origine della spiccata vulnerabilità femminile che, rispetto a quella di un uomo, dura per periodi più lunghi e ha una maggiore intensità

foto archivio

Nessuna parità tra uomo e donna nel caso di dolori fisici. Caratteristiche genetiche, fluttuazioni ormonali e differenze anatomiche sono all’origine della spiccata vulnerabilità femminile, maggiore di quella maschile, per periodi più lunghi e con una maggiore intensità.

Se ne è parlato a Milano, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione sul dolore 'NienteMale', a un mese dalla 2a Giornata Nazionale della Salute della Donna, indetta dal Ministro Lorenzin per il prossimo 22 aprile, proprio con l’obiettivo di fare luce sulle problematiche di salute femminili e le specificità di genere. 

Dismenorrea, mal di testa, lombalgia, problematiche muscolo-scheletriche sono le sindromi algiche più comuni. Le donne rappresentano anche le maggiori consumatrici di analgesici e hanno necessità di molecole efficaci ma, al tempo stesso sicure, anche in fasi delicate della vita, come la gravidanza e la post-menopausa. Con il suo peculiare meccanismo d’azione, a livello centrale, il paracetamolo contribuisce a potenziare le difese analgesiche naturali dell’organismo. 

Un’indagine svolta su oltre 85.000 adulti in 17 Paesi di tutto il mondo ha evidenziato come una sintomatologia dolorosa cronica di qualsiasi tipo affligga il 45% delle donne, rispetto al 31,4% degli uomini, associandosi nell’8% dei casi a depressione. 

Un altro studio, condotto dalla Standford University su 11.000 persone, ha mostrato che, in situazioni cliniche sovrapponibili, le femmine soffrirebbero il 20% in più dei maschi. 

Ma quali sono le sindromi algiche più diffuse nel gentil sesso? Alcune sono del tutto specifiche, come la dismenorrea (che, secondo la IASP, colpirebbe fino al 90% delle adolescenti e oltre il 50% delle donne adulte) o il dolore pelvico cronico. 

Altre si manifestano con più frequenza rispetto al sesso maschile: l’emicrania, ad esempio (3 volte più ricorrente), la cefalea tensiva cronica (4 volte di più), l’artrosi (3 volte di più, in menopausa), la fibromialgia (6 volte più diffusa), in generale i dolori muscolo-scheletrici (dal 35 al 59% dei casi, contro il 23-49% degli uomini), come la lombalgia. 

All’origine di questa maggiore vulnerabilità vi sono differenze a livello genetico, ormonale e anatomico, ma anche fattori psico-sociali. In particolare, gli estrogeni influiscono sul Sistema Nervoso Centrale, rendendolo più reattivo agli stimoli algici. 

“Le donne hanno più sindromi dolorose e più malattie che causano loro sofferenza” spiega Alessandra Graziottin, Direttore Centro di Ginecologia presso l’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano e Presidente Fondazione Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus: “Sembra inoltre che riconoscano il problema dolore più precocemente, per una sorta di meccanismo autoprotettivo. Ciononostante, ricevono molta meno attenzione diagnostica e terapeutica, ritrovandosi così costrette a soffrire di più e più a lungo, con l’avanzare dell’età. Dopo la pubertà, malattie infiammatorie e autoimmuni raddoppiano o addirittura triplicano nel sesso femminile, per l’effetto degli ormoni sessuali sulle cellule che regolano le difese immunitarie. Quanto più la sofferenza persiste, tanto più aumentano i cambiamenti nel Sistema Nervoso Centrale, per cui il dolore si fa sempre più autonomo rispetto all’infiammazione e diventa malattia in sé”.

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