Giovedì, 25 Febbraio 2021

Bipolarismo e depressione: il livello di attività fisica aiuta a riconoscere e distinguere le due patologie?

Il livello di attività fisica può fornire informazioni utili per scoprire se si soffre di disturbo bipolare o di sindrome depressiva così da giungere ad una diagnosi precoce utile nel processo di cura? Secondo uno studio sì, scopriamo perché

Foto d'archivio

Il disturbo bipolare e la depressione sono due patologie di interesse psichiatrico che colpiscono una grande percentuale della popolazione in forma lieve o anche grave. Anche se entrambi i disturbi fanno parte della sfera psichiatrica, in realtà sono diverse fra loro e a volte riconoscerle e diagnosticarle non è semplice. Uno studio ha tentato di individuare, con l’analisi dell’attività giornaliera di alcuni pazienti, gli strumenti utili a diagnosticare un disturbo bipolare o una sindrome depressiva e a distinguere le due patologie, come? Attraverso l'attività motoria.

Nel dettaglio, si è cercato di scoprire se il livello di attività fisica fornisca effettivamente informazioni utili alla diagnosi del disturbo bipolare, per giungere a una diagnosi precoce. È noto, infatti, che sia il disturbo bipolare che la sindrome depressiva manifestano sintomi molto simili e distinguibili solo nello stadio più avanzato della malattia, ma riconoscerle in tempo è fondamentale per avere delle cure adeguate e non far peggiorare la situazione.

Disturbo bipolare

I disturbi dello "spettro bipolare", ovvero i quadri clinici un tempo indicati col termine generico di "psicosi maniaco-depressiva", consistono in sindromi di interesse psichiatrico sostanzialmente caratterizzate da un'alternanza fra le due condizioni contro-polari dell'attività psichica, il suo eccitamento (la cosiddetta mania) e al rovescio la sua inibizione, ovvero la "depressione", unita a nevrosi o a disturbi del pensiero. La diagnosi differenziale è principalmente con i disturbi di personalità, il disturbo schizoaffettivo, la depressione maggiore unipolare e cause organiche come la demenza frontotemporale (se i sintomi compaiono la prima volta dopo i 50 anni).

La disregolazione funzionale si traduce nello sviluppo di alterazioni dell'equilibrio timico (disturbi dell'umore), dei processi ideativi (alterazioni della forma e del contenuto del pensiero), della motricità e dell'iniziativa comportamentale, nonché in manifestazioni neurovegetative (anomalie dei livelli di energia, dell'appetito, del desiderio sessuale, del ciclo-ritmo sonno-veglia).

Il disturbo depressivo

Il disturbo depressivo maggiore è una patologia psichiatrica o disturbo dell'umore caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse nelle attività normalmente interessanti e piacevoli. Secondo il rapporto del 2018 curato dall’Istat in collaborazione con Eurostat, la depressione è il disturbo mentale più diffuso, infatti, si stima che in Italia le persone che ne hanno sofferto nel corso del 2015 superino i 2,8 milioni.

Al crescere dell’età aumenta la prevalenza dei disturbi di depressione e ansia cronica grave, dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni. Inoltre, rispetto agli uomini, lo svantaggio delle donne tende ad emergere in età adulta e ad acuirsi oltre i 65 anni di età. La depressione non è improvvisa, ma è preceduta da giorni o settimane durante le quali la persona avverte sintomi psicologici, emotivi e fisici indicativi, ai quali però spesso non viene data importanza; al contrario, riconoscerla già dalle sue fasi iniziali è fondamentale. Ricevere cure adeguate senza lasciar passare troppo tempo permette, infatti, di aumentare la probabilità di guarigione senza conseguenze negative, sia emotive che fisiche sia per l'uno che per l'altro disturbo.

Lo studio

Lo studio in questione ha tentato di far luce sulla possibile correlazione tra i livelli di attività motoria infragiornaliera degli individui affetti da tali patologie - rilevandone le differenze -, con un obiettivo: disporre di uno strumento in più per riuscire a distinguere le due patologie il più precocemente possibile.

Come leggiamo su fitnesstrend.com, sono stati  presi in esame dei pazienti ricoverati in una struttura ospedaliera in quanto affetti da sindrome depressiva o da disturbo bipolare, e sono stati monitorati per un periodo di 3 settimane attraverso dispositivi indossabili, che hanno tracciato l’attività motoria svolta e le relative variazioni.

Le variazioni dell’attività giornaliera e infragiornaliera dei pazienti sono state messe in relazione alle diagnosi, scartando le variabili genere e abitudini (tutti i pazienti osservati erano ospedalizzati, quindi soggetti ad una routine giornaliera ben precisa e, inoltre, generalmente chi è affetto da disturbi dell’umore tende a svolgere meno attività motoria).

La ricerca ha rivelato che i modelli di attività infragiornaliera dei pazienti affetti da disturbo bipolare sono diversi da quelli dei soggetti affetti da sindrome depressiva, indicando che alcune attività riflettono le differenze delle due patologie. I soggetti affetti da disturbo bipolare concentrano i momenti di maggiore attività di sera, tra le 19 e le 22, e di minore attività durante il giorno, tra le 13 e le 15. Chi invece soffre di sindrome depressiva ha un andamento meno altalenante, che vede il picco di ipoattività al mattino.

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