Martedì, 22 Giugno 2021
Fitness

Barefoot running: i benefici e i rischi del correre a piedi a nudi secondo il parere scientifico

Negli ultimi anni è stato riscontrato un grande interesse medico e scientifico riguardo ai potenziali benefici o ai danni dovuti alla pratica del correre scalzi: scopriamo allora cosa si dice sul barefoot running, la moda di correre a piedi nudi o con scarpe minimaliste

Foto d'archivio

Nella storia dell'uomo la corsa è sempre stata una pratica consolidata, ma nell'epoca antecedente all'invenzione della scarpa, correre scalzi era l'unico modo di correre, e alcuni popoli, come i Tarahumara nel nord del Messico, ancora oggi proseguono con questa usanza considerata un'antica tradizione portata avanti di generazione in generazione.

Da qui nasce un vero e proprio modi di correre: il barefoot running, ovvero l'atto di correre senza scarpe. Il barefoot running non è però semplicemente una pratica legata alla tradizione di alcuni popoli, essa divenne popolare nella seconda metà del ventesimo secolo, sulla scia di atleti olimpici come Abebe Bikila, Bruce Tulloh e Zola Budd.

La ricerca scientifica non ha ancora emesso un chiaro verdetto riguardo i rischi e ai benefici del correre scalzi. Mentre le scarpe forniscono protezione da eventuali tagli e abrasioni al piede, oltre a garantirne l'isolamento termico, alcuni articoli di recente pubblicazione sostengono che la corsa a piedi nudi ridurrebbe il rischio di infortuni dovuti all'impatto del tallone sul terreno che si verifica nella corsa con scarpe convenzionali.

Ripercussioni sulla salute

A partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, si è sollevato un grande interesse medico e scientifico riguardo ai potenziali benefici o danni dovuti alla pratica del correre scalzi. In particolare negli anni Settanta si assistette ad un rinnovato interesse per il jogging nei paesi occidentali, e furono quindi introdotte le moderne scarpe da jogging. Da allora, le scarpe da jogging sono state spesso indicate come una causa dell'aumentata incidenza di infortuni legati alla pratica sportiva della corsa.

Al contrario, soprattutto dal punto di vista posturale, come descritto nello studio di Altman &Davis, 2000, il barefoot running riduce i rischi di infortuni in quanto enfatizza l'appoggio dell'avampiede con la quale si tende a ridurre le forze di carico con il terreno, riducendo l’ampiezza della falcata ed aumentando la frequenza di corsa.

Inoltre, questo stile di corsa permette all’organismo di recepire maggiori informazioni sensoriali durante l’appoggio del piede, migliorando la stabilità nella fase di appoggio e la coordinazione del gesto tecnico. Infine, l'appoggio dell'avampiede tende a produrre un maggiore sbilanciamento in avanti del baricentro, rendendo la corsa meno dispendiosa dal punto di vista energetico.

Barefoot running: come viene praticato oggi

Nell’accezione più vicina al mondo d’oggi, il barefoot running, diventato una moda, viene praticato con l’utilizzo di scarpe minimaliste dotate di pochissimo sostegno, supporto ammortizzante, ridotto spessore della suola ed anche di ridotto o nullo rialzo al tallone.

Una scarpa minimalista nota è il sandalo piatto in pelle o gomma ed allacciato efficacemente alla caviglia, il quale corrisponde alle calzature di molte culture antiche. Le scarpe minimaliste moderne si avvalgono di suole di materiale Hi-Tech come il Vibram® e di tomaie traspiranti sintetiche.

Questa scarpa protegge il piede dal contatto diretto con il suolo ma non dovrebbe alterare la dinamica naturale del piede, considerata la migliore possibile, cosa che invece farebbero le scarpe più tradizionali, ammortizzate e dotate di rialzi importanti, oltre i due centimetri, e di correzioni per la pronazione e la supinazione. Secondo i fautori del barefoot running la calzatura ammortizzata introdurrebbe errori nell'appoggio del piede in corsa e quindi un aumento del rischio di stress ed infortuni.

Le calzature minimaliste vengono attualmente prodotte da manifatture specializzate e, a causa del crescente interesse riguardo a questa filosofia, anche le grandi industrie tradizionali stanno studiando questa nuova tipologia di scarpa. Nonostante ciò, rimangono discortanti i pareri degli esperti sui benefici reali di questa pratica.

Controindicazioni

Insomma, le opioni su questa pratica sono ancora contrastanti. Sia che faccia bene oppure male, rimane comunque opinione diffusa che il passaggio ad una scarpa minimalista debba sempre avvenire molto gradualmente, anche in atleti allenati, per riabilitare il piede a compiere movimenti e sforzi fisiologici ma non più usuali, pena l'insorgere di infortuni.

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